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Testimonianza

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Testimonianza

Testimonianza falsa (d. p. civ.)

È una delle ipotesi in cui il giudice istruttore può denunciare al pubblico ministero, al quale trasmette copia del processo verbale, il testimone, quando vi sia il sospetto che egli non abbia detto la verità o sia stato reticente. Tale apprezzamento è rimesso alla discrezionalità del giudice di merito e, in quanto tale, è insindacabile in sede di legittimità. Dalla riforma del 2005 non è più possibile l’arresto del testimone in udienza (art. 256 c.p.c.).

Testimonianza nel processo civile (d. p. civ.)

Narrazione che un soggetto fa davanti al giudice, sotto giuramento, di fatti importanti per il giudizio in corso.

La prova testimoniale non è ammessa:

—  per provare contratti il cui contenuto sia di valore superiore a due euro e cinquantotto centesimi, a meno che il giudice non la ritenga opportuna, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza (art. 2721 c.c.);

—  per provare patti anteriori, contemporanei o successivi ad un accordo scritto; per i patti posteriori, però, la  Testimonianza può essere ammessa allorché dalla qualità delle parti, dalla natura del contratto e da ogni altra circostanza appaia verosimile che siano state fatte aggiunte o modificazioni verbali (artt. 2722-2723 c.c.);

—  per provare un contratto per cui è richiesta la forma scritta «ad probationem» o «ad substantiam» (art. 2725 c.c.).

La Testimonianza è ammessa in ogni caso (art. 2724 c.c.):

—  se vi è un principio di prova scritta;

—  se la parte si è trovata nell’impossibilità morale e materiale di procurarsi una prova scritta;

—  se la parte ha perduto, senza colpa, il documento.

La prova testimoniale deve essere dedotta con l’indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti della causa, dedotti per articoli separati e specifici; la controparte, nella prima risposta, può opporsi a tale prova, chiedere la controprova o estendere l’ambito soggettivo e/o oggettivo di essa.

Dopo che il giudice istruttore, con ordinanza, ha ammesso la prova testimoniale, i testimoni, con l’intimazione a comparire effettuata per mezzo dell’ufficiale giudiziario [vedi], hanno l’obbligo di comparire dinnanzi al giudice istruttore, di prestare giuramento e di farsi identificare.

L’intimazione a comparire al testimone ammesso, su richiesta delle parti private, può essere effettuata anche dal difensore con invio di copia mediante raccomandata con avviso di ricevimento o mediante fax o posta elettronica.

Il giudice istruttore, e solo lui, interroga il testimone sui fatti su cui questi è chiamato a deporre, potendo anche rivolgergli ulteriori domande che ritenga utili ai fini di chiarimento. È possibile anche che il giudice proceda a confronto in caso di divergenza tra deposizioni di due o più testimoni, a rinnovazione di  Testimonianza già effettuata per chiarimenti, ad assunzione (d’ufficio) di nuovi testi se i soggetti già ascoltati si sono riferiti, per la conoscenza dei fatti, ad essi.

Se il testimone regolarmente intimato non si presenta, il giudice istruttore può ordinare una nuova intimazione oppure disporne l’accompagnamento all’udienza stessa o ad altra successiva (art. 255 c.p.c.). Con la medesima ordinanza il giudice, in caso di mancata comparizione senza giustificato motivo, può condannarlo ad una pena pecuniaria non inferiore a 100 euro e non superiore a 1.000 euro.

In caso di ulteriore mancata comparizione senza giustificato motivo, il giudice dispone l’accompagnamento del testimone all’udienza stessa o ad altra successiva, e lo condanna ad una pena pecuniaria tra 200 e 1.000 euro. Se il testimone si trova nell’impossibilità di presentarsi o ne è esentato dalla legge o dalle convenzioni internazionali, il giudice si reca nella sua abitazione o nel suo ufficio; e, se questi sono situati fuori della circoscrizione del tribunale, delega all’esame il giudice istruttore del luogo.

La riforma del 2009 ha disposto che se è la parte a non citare i testimoni senza giusto motivo, essa può essere dichiarata decaduta dalla prova anche d’ufficio (art. 104 disp. att. c.p.c.).

Sono incapaci a testimoniare coloro che hanno nella causa un interesse che potrebbe legittimare un loro intervento [vedi] in giudizio. Non sussiste più, invece, il divieto di testimoniare per i parenti più stretti, né il limite di 14 anni per l’audizione, dopo gli interventi della Corte costituzionale nei confronti, rispettivamente, degli artt. 247 e 248 c.p.c. Una facoltà d’astensione, invece, spetta a coloro che possono far valere il segreto professionale, il segreto d’ufficio e il segreto di Stato.

Testimonianza  nel processo penale (d. p. pen.)

Narrazione che un soggetto fa davanti al giudice, sotto giuramento, di fatti importanti per il giudizio in corso.

La  Testimonianza attiene alla formazione della prova e quindi trova la sua sede naturale nell’istruzione dibattimentale [vedi Dibattimento] (artt. 497 ss. c.p.p.) e nell’incidente probatorio [vedi] (art. 392 c.p.p.), sede di formazione anticipata della prova.

Non si ha Testimonianza  in senso tecnico durante le indagini preliminari [vedi] e nell’udienza preliminare [vedi], entrambe non finalizzate alla formazione della prova, nelle quali la persona informata dei fatti rende informazioni utili ai fini delle indagini e della decisione del G.I.P. [vedi Giudice per le indagini preliminari] ma non testimonianza.

Oggetto della Testimonianza  sono fatti determinati e specifici e non apprezzamenti personali o voci correnti.

Il testimone deve essere direttamente a conoscenza dei fatti da lui affermati: se egli trae da terzi la loro conoscenza, i testi di riferimento devono essere chiamati a deporre (art. 195 c.p.p.). La  Testimonianza indiretta (o de relata), pertanto, serve come mezzo per individuare nuove fonti di prova e per acquisire queste ultime. Se le persone alle quali il testimone fa riferimento non vengono chiamate a deporre, la testimonianza indiretta è inutilizzabile, a meno che l’esame del testimone di riferimento sia impossibile per morte, infermità o irreperibilità.

Sono previste alcune incompatibilità con l’ufficio di testimone:

—  il responsabile civile [vedi] e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono essere esaminati ma non sentiti come testimoni;

—  la parte civile [vedi] può testimoniare, ma il giudice deve valutare le sue dichiarazioni con particolare rigore;

—  non possono testimoniare coloro che nel procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di giudice o di P.M. o di loro ausiliario, nonché il difensore che abbia svolto investigazioni difensive.

L’imputato sentito come testimone deve essere assistito da un difensore e non può essere obbligato a deporre su fatti per i quali abbia subito una condanna, se nel relativo processo aveva negato la sua responsabilità o non aveva reso dichiarazioni.

Hanno facoltà di astenersi dalla  Testimonianza i prossimi congiunti dell’imputato (a meno che abbiano assunto la veste di persone offese dal reato, di denuncianti o querelanti) (art. 199 c.p.p.) e i soggetti tenuti al segreto professionale, d’ufficio o di Stato.

Vi sono, però, alcuni soggetti che, quantunque chiamati a deporre, possono rifiutarsi legittimamente di farlo, opponendo il cd. segreto professionale: si tratta dei cd. professionisti qualificati (art. 200 c.p.p.). Al contrario, i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragione del loro ufficio, opponendo così il segreto d’ufficio. I medesimi soggetti, nel caso in cui apprendono notizie idonee a pregiudicare l’integrità dello Stato, hanno l’obbligo di eccepire il segreto di Stato. Infine, ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, non possono essere obbligati dal giudice a rivelare i nomi dei loro informatori. Nel caso in cui questi siano esaminati come testimoni, le loro informazioni non potranno essere acquisite né utilizzate.

Testimonianza  scritta (d. p. civ.)

La L. 69/2009 ha previsto la possibilità di rendere Testimonianza scritta quando vi sia accordo delle parti e tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, anche quando debba avvenire fuori della circoscrizione del tribunale adito (art. 257bis c.p.c.).

Il testimone rende la deposizione compilando il modello (notificatogli a cura della parte che ha richiesto l’assunzione) che deve essere conforme a quello approvato con decreto del Ministro della giustizia (D.M. 17-2-2010), che detta anche le istruzioni necessarie alla sua compilazione (art. 103bis disp. att. c.p.c.). Una volta risposto alle domande formulate con quesiti separati, il teste deve sottoscrivere ogni facciata del modello e lo deve spedire in busta chiusa alla cancelleria del giudice.

Quando il teste si avvale della facoltà di astensione (art. 249 c.p.c.), ha, in ogni caso, l’obbligo di compilare il modello di Testimonianza indicando i motivi di astensione.

Se il teste non risponde ai quesiti o non consegna il modello, il giudice può condannarlo alla pena pecuniaria di cui all’art. 255 c.p.c.

Quando la Testimonianza  ha ad oggetto documenti di spesa già depositati dalle parti, essa può essere resa mediante dichiarazione sottoscritta dal testimone e trasmessa al difensore della parte nel cui interesse la prova è stata ammessa, senza il ricorso al modello.

Il giudice, esaminate le risposte, può sempre disporre che il teste sia chiamato a deporre davanti a lui o al giudice delegato.

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