Che significa? Traduzione dei detenuti

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Traduzione dei detenuti (d. penit.)

Costituiscono  Traduzione dei detenuti «tutte le attività di accompagnamento coattivo, da un luogo ad un altro, di soggetti detenuti, internati, fermati, arrestati o comunque in condizione di restrizione della libertà personale» (art. 42bis, L. 429/1992).

Quanto agli organi competenti all’espletamento del servizio, bisogna distinguere fra:

—   Traduzione dei detenuti e degli internati adulti effettuate, nel tempo più breve possibile, dal Corpo di Polizia penitenziaria, con le modalità stabilite dalle leggi e dai regolamenti e, se trattasi di donne, con l’assistenza di personale femminile;

—  Traduzione dei detenuti dei minorenni (ossia dei soggetti rientranti nella competenza dei servizi dei centri per la giustizia minorile), effettuate da contingenti della polizia penitenziaria assegnati al settore minorile, ma richieste anche ad altre Forze di Polizia (Carabinieri, Polizia di Stato); limitatamente, però, alle sedi in cui non siano disponibili contingenti del Corpo di Polizia penitenziaria assegnati al settore minorile.

Nelle Traduzioni dei detenuti devono essere adottate «le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità, nonché per evitare ad essi inutili disagi». Peraltro, è imposta agli operatori del settore una regola di condotta vera e propria, la cui inosservanza è sanzionata disciplinarmente.

In particolare, nell’ottica di tutela della dignità e riservatezza della persona, è stato inserito nell’art. 114 c.p.p., il comma 6bis (dalla legge 479/1999, cd. Carotti) che costituisce un valido contemperamento fra la tutela della dignità e del decoro della persona in stato di coercizione fisica e le esigenze del diritto di cronaca e della pubblicità del processo.

Il divieto (peraltro concernente la pubblicazione dell’immagine, non la ripresa del soggetto) non ricorre nel caso in cui l’immagine di una persona sottoposta a provvedimento coercitivo o solo a procedimento penale non la mostri in manette, ovvero sottoposta ad altro mezzo di coercizione, e viene meno se la persona ritratta nell’immagine pubblicata abbia consentito alla sua pubblicazione, tenuto conto del fatto che il diritto alla tutela della dignità e del decoro della persona ha carattere disponibile, dunque non è sempre prevalente sul diritto di cronaca. Pur non richiedendosi un consenso scritto, si ritiene che, comunque, debba essere esplicito.


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