Che significa? | Termini giuridici

Transazione

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Transazione [contratto di] (d. civ.)

Con il contratto di  Transazione le parti prevengono l’insorgere di una lite o pongono fine ad una lite già sorta «facendosi reciproche concessioni» (art. 1965 c.c.). La Transazione presuppone dunque uno stato di incertezza oggettiva, che si traduce in un conflitto reale o potenziale tra le parti, in ordine ad una determinata situazione giuridica.

Mediante le reciproche concessioni (aliquid dare e aliquid retinere) si può incidere sul rapporto controverso, oppure su di uno diverso (in questo caso la Transazione si dice novativa).

In particolare la Transazione è detta novativa quando la situazione giuridica pregressa viene interamente sostituita.

Gli elementi costitutivi della transazione, che rientra nella categoria dei contratti a prestazioni corrispettive e non in quella dei contratti aleatori, sono (Trib. Nocera Inferiore 16 maggio 2013 n. 776):

– la volontà di porre fine ad una lite già insorta o prevenire l’insorgenza della stessa;

– la reciprocità delle concessioni tra le parti.

Affinché la transazione sia valida occorre che il suo oggetto sia lecito.

La legge non richiede particolari requisiti di forma per la validità della transazione, anche se è necessaria la forma scritta per provare l’accordo transattivo (art. 1967 c.c.).

È necessario inoltre che ricorra il requisito essenziale dell’esatta determinazione o determinabilità dell’oggetto della rinuncia o transazione (Cass. 18 agosto 2000 n. 10963). Pertanto il giudice potrà dichiarare nullo l’atto dispositivo nel caso in cui l’oggetto non sia precisamente determinato (Cass. 27 maggio 2011 n. 11767), ne consegue che il lavoratore potrà sempre agire giudizialmente a tutela di quei diritti che non siano stati specificatamente individuati (o non siano individuabili) come oggetto della rinuncia o transazione effettuata (Cass. 26 settembre 1991 n. 10056).

Ulteriori requisiti necessari sono quelli della consapevolezza dei diritti cui si sta disponendo (Cass. 8 novembre 1999 n. 12411) e della sussistenza di una volontà abdicativa (Cass. 18 febbraio 1999 n. 1373; Cass. 18 aprile 2008 n. 10218). Ad esempio, la autentica volontà abdicativa è da escludere quando il lavoratore rinuncia a diritti esistenti ma ancora ignoti al titolare e quindi non consapevolmente oggetto di disposizione (Cass. 17 maggio 2006 n. 11536) oppure a diritti futuri, non ancora entrati a far parte del patrimonio del lavoratore (Cass. 8 settembre 2011 n. 18405). La mancanza di una controversia tra le parti del rapporto rende nulla la transazione anche se le parti l’hanno qualificata come tale (Cass. 23 giugno 1984 n. 3700). Non costituisce però ostacolo al riconoscimento di un transazione il fatto che le parti abbiano definito transattivamente solo una parte del contenzioso, riservandosi un successivo accordo sulla residua materia controversa (Cass. 6 giugno 2011 n. 12211).

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