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Trasferimento

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Trasferimento

Trasferimento dei detenuti (d. pen.)

I Trasferimenti  dei detenuti da un istituto ad un altro possono essere disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dell’istituto, per motivi di giustizia, di salute, di studio e familiari (art. 42, L. 354/1975).

I Trasferimenti possono essere disposti dietro richiesta dei detenuti o d’ufficio, contro la loro volontà; in ogni caso dev’essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie.

Gli organi competenti a disporre i trasferimenti sono (art. 85, D.P.R. 230/2000.):

a) il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), per i trasferimenti tra istituti di diversi distretti;

b) il Provveditore regionale (con obbligo di informativa al Ministero), per i trasferimenti, tra istituti dello stesso provveditorato.

Limitatamente ai Trasferimenti per comparizione dei detenuti imputati alle udienze dibattimentali (in questo caso, una volta soddisfatte le esigenze di giustizia, il detenuto fa rientro all’Istituto di provenienza) l’autorità giudiziaria ne fa richiesta alle direzioni degli istituti, che provvedono senza indugio, informandone il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (art. 85, comma 3, D.P.R. n. 230/2000).

Circa le modalità di esecuzione, è previsto il solo obbligo a carico dell’Amministrazione di trasferire i detenuti con il bagaglio personale e con almeno parte del loro peculio (v. anche art. 83 D.P.R. 230/2000).

Prima di essere trasferito, il detenuto è sottoposto a perquisizione personale ed è visitato dal medico che ne certifica lo stato di salute e l’assenza delle condizioni che lo rendono inidoneo a sopportare il viaggio.

Ove possibile, nei Trasferimenti collettivi (sfollamenti) sono evitati i Trasferimenti  impegnati in attività trattamentali, sottoposti a particolari trattamenti sanitari, detenuti con prole in Istituto, giudicabili (in attesa della sentenza di primo grado), appellanti se è già fissato il processo.

Trasferimento dell’azienda (d. comm.)

L’azienda può formare oggetto di atti di disposizione di diversa natura: può essere venduta, conferita in società, donata e sulla stessa possono essere altresì costituiti diritti reali o personali di godimento a favore di terzi.

In dottrina è pacifico che, per aversi Trasferimenti non è necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero complesso aziendale, cioè tutti i beni attualmente utilizzati dal trasferente nella propria azienda. Si resta nell’ambito della disciplina del Trasferimento anche quando l’imprenditore trasferisce un ramo particolare della sua azienda, perché dotato di organicità operativa.

A norma dell’art. 2556 c.c., la validità dei contratti che hanno ad oggetto il trasferimento in proprietà o la concessione in godimento dell’azienda è subordinata all’osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l’azienda o per la particolare natura del contratto.

Per le sole imprese soggette a registrazione è prevista la necessità della forma scritta ai fini della prova.

Nell’ipotesi di alienazione di un’azienda commerciale, l’alienante deve astenersi — per un periodo di cinqe anni dal trasferimento — dall’iniziare una nuova impresa che sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta (cd. divieto di concorrenza).

In seguito al Trasferimento, se non è pattuito diversamente, l’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale (art. 2558 c.c.).


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