Che significa? | Termini giuridici

Trattamento

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Trattamento

Trattamento degli stranieri (d. int.)

In merito al Trattamento degli stranieri, cioè dei cittadini privi della nazionalità di uno Stato ma momentaneamente stabiliti sul suo territorio, il diritto internazionale consuetudinario [vedi Consuetudine] ha visto il formarsi di due regole:

—  la prima prevede che allo straniero non possano essere imposte prestazioni se non  giustificate da un legame con il territorio dello Stato. Questo implica che allo straniero non è possibile imporre il pagamento delle tasse o la prestazione del servizio militare obbligatorio, ove previsto;

—  la seconda regola prescrive a carico dello Stato ospitante, l’adozione di tutte le misure, preventive e successive, necessarie ad evitare che lo straniero possa essere oggetto di azioni poste in essere in violazione dei suoi diritti fondamentali.

Nell’ipotesi in cui lo Stato che ospita lo straniero venga meno ad uno di questi due impegni richiesto da regole di diritto internazionale consuetudinario, lo Stato di cui il soggetto è cittadino può agire in protezione diplomatica.

Trattamento dei dati personali da parte della Pubblica Amministrazione (d. amm.)

Il Trattamento  che include qualsiasi operazione compiuta nei confronti di dati personali [vedi Dato personale](raccolta, registrazione, conservazione, elaborazione, modificazione, comunicazione, blocco, cancellazione etc.), deve essere ispirato ai principi di liceità, correttezza, pertinenza, completezza, non eccedenza rispetto alle finalità perseguite, determinazione degli scopi.

Per le pubbliche amministrazioni, il D.Lgs. 196/2003, all’art. 18, stabilisce che il Trattamento  da parte dei soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici [vedi] che rientrano nella disciplina generale, è consentito solo per lo svolgimento delle funzioni istituzionali e nei limiti stabiliti dalle leggi e dai regolamenti. In particolare, l’art. 19, commi 2 e 3, disciplina le ipotesi di comunicazione dei dati verso altri soggetti pubblici e verso privati ed enti pubblici economici.

La comunicazione di dati personali «comuni» da parte di un soggetto pubblico ad un altro soggetto pubblico è agevolata dal legislatore che la considera lecita se prevista da una norma di legge o di regolamento ovvero, in mancanza, se necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali.

La comunicazione di dati personali «comuni» da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione degli stessi da parte di un soggetto pubblico sono intese in senso più restrittivo in quanto sono ammesse esclusivamente sulla base di una norma di legge o di un regolamento.

L’art. 20 prevede, con particolare riferimento ai dati sensibili, che il Trattamento  debba essere autorizzato da espressa disposizione di legge, nella quale siano specificati i dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite.

Trattamento di fine rapporto [t.f.r.] (d. lav.)

Indennità dovuta al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro.

L’art. 2120 c.c., stabilisce che in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un Trattamento.

Il Trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari, alla retribuzione annua, divisa per 13,5.

L’ammontare del Trattamento  accantonato, con esclusione della quota maturata nell’anno, è rivalutato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno (si applica un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente).

Il Trattamento  ha carattere retributivo in quanto costituisce parte del compenso dovuto al lavoratore, la cui corresponsione viene differita, in linea di massima, al momento della cessazione del rapporto allo scopo di agevolare il lavoratore nel superamento delle difficoltà economiche possibili a insorgere per il venir meno del salario (Corte cost. 243/1993).

La legge riconosce però al lavoratore la possibilità di ottenere una disponibilità anticipata del  Trattamento; infatti il dipendente con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore può chiedere un’anticipazione, di valore non superiore al 70%, sulla somma cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta, purché dimostri di averne bisogno per spese sanitarie, per terapie e interventi straordinari e per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, anche in ipotesi di acquisto in itinere comprovato con mezzi idonei a dimostrarne l’effettività (Corte cost. 142/1991), per spese da sostenere durante i periodi di congedo per assistenza ai figli e durante i congedi per formazione (D.Lgs. 151/2001 e L. 53/2000). L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto e viene detratta a tutti gli effetti dal Trattamento.

È stato, inoltre, istituito un apposito Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto [vedi] al fine di garantire (attraverso la sostituzione del Fondo al datore di lavoro) al dipendente il  Trattamento di competenza anche in caso di insolvenza del datore di lavoro o dissesto dell’impresa.

TFR

Il TFR costituisce anche una forma di finanziamento della previdenza complementare secondo quanto previsto dal D.Lgs. 252/2005.
Il conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari comporta l’adesione alle forme stesse.

Entro 6 mesi dalla assunzione il lavoratore:

– può decidere se aderire o non aderire, esplicitando la propria scelta. In caso positivo l’importo del TFR che maturerà sarà destinato al finanziamento della forma di previ-denza complementare prescelta;

– se non esplicita la sua volontà, opera il meccanismo del silenzio-assenso con la con-seguenza che il TFR sarà automaticamente trasferito ai fondi negoziali previsti dalla contrattazione collettiva (o, in caso di più fondi previsti da accordi collettivi, alla forma pensionistica complementare cui hanno aderito la maggior parte dei lavoratori, ovvero, in mancanza di questi, all’apposito fondo complementare istituito presso l’INPS).

Trattamento nazionale [clausola del] (d. int.)

È la clausola con cui uno Stato si impegna a riservare ai cittadini di un altro Stato lo stesso trattamento che la sua legislazione prevede per i propri cittadini.

Di solito è inserita nelle convenzioni plurilaterali creative di vaste associazioni economiche interstatali, può avere più vasta applicazione riferendosi, per esempio, non solo alle persone fisiche ma anche alle persone giuridiche.

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