Che significa? | Termini giuridici

Trattato


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Trattato (d. int.): Costituisce la principale fonte del diritto internazionale; esso può essere definito come l’incontro tra due o più manifestazioni di volontà, da parte di soggetti del diritto internazionale, volte a creare, modificare o estinguere norme giuridiche internazionali.

Il Trattato è una fonte di norme particolari, che ha efficacia solo per le parti contraenti, ed ha una origine volontaria. Può avere luogo solo tra soggetti di diritto internazionale: la capacità di stipulare accordi è, infatti, una conseguenza della personalità giuridica internazionale, in quanto nel diritto internazionale non c’è differenza tra capacità giuridica e capacità di agire.

Il Trattato non vincola gli Stati terzi non contraenti, in base al principio pacta tertiis neque nocent neque prosunt.

I Trattati  si distinguono in Trattati:

—  bilaterali o collettivi (o multilaterali).

Sono bilaterali quei Trattati che regolano i rapporti e gli interessi specifici intercorrenti fra due Stati. Sono, invece, multilaterali, quelli che regolano materie di interesse più generale e che intercorrono tra più Stati. Questa seconda categoria ha un continuo incremento grazie anche all’azione delle Nazioni Unite [vedi O.N.U.] che, in seno alla Commissione di Diritto Internazionale, predispone numerose convenzioni collettive;

—  chiusi o aperti, rispetto alla possibilità di adesione che hanno gli Stati terzi.

Solo i  Trattati collettivi o multilaterali possono essere chiusi o aperti. La clausola che consente la partecipazione al  Trattato di uno Stato terzo è detta clausola di adesione o accessione. Essa può essere o meno limitata ad alcuni Stati;

—  politici, commerciali, di navigazione in base all’oggetto principale del Trattato ;

—  permanenti o transitori, a seconda della durata degli effetti del Trattato;

—  che danno vita a regole materiali (se disciplinano comportamenti degli Stati) o formali (se istituiscono fonti che creano altre norme come ad esempio il Trattato istitutivo dell’Unione europea [vedi]).

La disciplina essenziale relativa ai Trattati   è contenuta nella Convenzione di Vienna sul diritto da trattati approvata nel 1969 ed entrata in vigore nel 1980.

Trattato generale di arbitrato (d. int.)

È uno strumento pattizio volto alla soluzione pacifica delle controversie [vedi] internazionali che possono sollevarsi in merito all’applicazione e all’interpretazione di un Trattato, attraverso il ricorso ad un arbitrato [vedi].

Possono individuarsi due tipi di Trattato:

—  completo, quando le parti stabiliscono di ricorrere al giudizio di un tribunale internazionale già predisposto, riservandosi la possibilità di citare un altro Stato contraente dinnanzi al tribunale stesso;

—  incompleto, il quale prevede un obbligo generico de contrahendo, cioè l’obbligo in capo agli Stati parti di una convenzione di giungere alla stipulazione di un compromesso arbitrale qualora si verifichino delle controversie (clausola compromissoria).

Trattato ineguale (d. int.)

È così denominato il Trattato concluso attraverso l’imposizione della volontà di uno Stato prevalente su uno Stato succube.

Tali accordi erano ampiamente utilizzati durante il periodo coloniale, quando venivano imposti agli Stati dominati obblighi di tipo economico estremamente gravosi, come ad esempio quelli che scaturivano dall’applicazione del principio della porta aperta [vedi].

Nel corso della Conferenza sull’approvazione della Convenzione sul diritto dei trattati [vedi] vi fu un acceso dibattito tra gli Stati che intendevano includere tra le cause di nullità dei Trattati  anche la violenza [vedi] di tipo economico, e quindi rendere nulli tutti i Trattati, e quanti intendevano limitare la portata del termine violenza soltanto a quella di tipo bellico. La soluzione finale fu una formula ibrida contenuta nell’art. 52, che dispone la nullità di «ogni Trattato la cui conclusione sia stata ottenuta con la minaccia o l’impiego della forza».

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