Che significa? | Termini giuridici

Usi

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Usi

Usi aziendali (d. civ.)

Hanno il valore di mera prassi aziendale e, difettando del carattere della generalità, trovano applicazione solo all’interno della specifica organizzazione aziendale. Si tratta, invero, di Usi  cd. negoziali e cioè di prassi adottate nei confronti dei lavoratori nell’ambito di una azienda, che non possono avere alcun valore di fonte del diritto, potendo tutt’al più costituire uno strumento di interpretazione del contratto [vedi] e di integrazione della volontà dei contraenti.

Usi bancari (d. banc.)

Regole e procedure che integrano e disciplinano l’effettivo svolgimento dell’attività bancaria, soprattutto laddove non esiste una specifica normativa di riferimento.

In passato assumevano notevole importanza nella regolamentazione dei rapporti tra le banche e tra queste ed i propri clienti. Molti Usi hanno poi trovato una organica formulazione con la diffusione delle norme bancarie uniformi [vedi] predisposte dall’associazione di categoria, l’ABI.

La possibilità di fare rinvio agli Usi è stata fortemente limitata dal D.Lgs. 385/1993 (Testo unico bancario), che ha coordinato e razionalizzato la disciplina sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari.

Il D.Lgs. 141/2010, emanato in attuazione della direttiva 2008/48/CE ha inciso sulla disciplina relativa alla pubblicità e ai contratti, in particolare imponendo l’obbligo alle banche e agli intermediari di indicare esplicitamente i tassi d’interesse, i prezzi e altre condizioni economiche relative alle operazioni ed ai servizi offerti, compresi gli interessi di mora ed il tasso annuo effettivo globale medio.

Usi civici (d. amm.)

Consistono in quei diritti di natura civica (pertanto indisponibili) di godimento che si esplicano in varie forme (pascolo, semina, legnatico, selvatico, macchiatico, pescatico) a favore dei membri di una collettività. Essi possono anche gravare su beni privati, nel qual caso presentano la natura di diritti reali limitati su cose altrui [vedi Diritti soggettivi].

L’ordinamento vigente, contrario alla permanenza degli Usi civici risalenti ad epoche remote specialmente su fondi di proprietà privata, in quanto impeditivi di un più redditizio sfruttamento, ha disposto la liquidazione degli  Usi civici, istituendo speciali Commissari regionali per la liquidazione degli Usi.

Usi interpretativi (d. civ.)

Il ricorso agli  Usi interpretativi costituisce un criterio sussidiario di interpretazione [vedi] del contratto. L’art. 1368 c.c., infatti, per l’interpretazione delle clausole ambigue richiama gli Usi interpretativi, ovvero ciò che si pratica nel luogo in cui il contratto è stato concluso o, se una delle parti è un imprenditore, nel luogo in cui è la sede dell’impresa.

Usi negoziali (d. civ.)

Sono pratiche generalizzate degli affari; essi, quindi, hanno un’applicazione costante e generalizzata in un dato luogo o settore di affari.

Ai sensi dell’art. 1340 c.c., gli  Usi negoziali o clausole d’uso s’intendono inseriti nel contenuto del contratto salvo che risulti che essi non siano stati voluti dalle parti.

Gli Usi negoziali, quindi, trovano applicazione senza che occorra la prova che le parti li abbiano conosciuti e accettati; tuttavia si ritiene che essi abbiano la natura di clausole contrattuali e non normative.

Usi normativi (d. civ.)

Costituiscono fonti del diritto [vedi Consuetudine].

Essi concorrono ad integrare la disciplina del contratto [vedi] nelle materie non regolate dalla legge o da regolamento.

Le parti sono tenute, infatti, a quanto è determinato dall’accordo e a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge o, in mancanza, secondo gli Usi e l’equità [vedi].

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