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Violazione


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Violazione

Violazione del trattato (d. int.): La Violazione da parte di uno Stato contraente rappresenta una delle cause di estinzione dell’accordo internazionale.

La dottrina (e anche la Convenzione di Vienna all’art. 60) ammette che la violazione di una parte può essere una valida causa per l’estinzione o la sospensione del trattato, su richiesta di un altro Stato.

L’art. 60 della Convenzione precisa che per violazione sostanziale deve intendersi:

—  una denuncia del trattato non prevista dalla Convenzione stessa;

—  una violazione di disposizioni fondamentali per la realizzazione della finalità del trattato.

Violazione di domicilio (d. pen.): L’art. 614 c.p. prevede due forme per questo delitto, che può consistere, pertanto:

—  nel fatto di chi si introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha diritto di escluderlo, ovvero si introduca in tali luoghi clandestinamente o con inganno;

—  nel fatto di chi si trattiene nei luoghi suddetti contro l’espressa volontà di chi ha diritto di escluderlo o vi si trattiene o con inganno o clandestinamente.

Il reato appartiene alla categoria dei delitti contro la libertà individuale.

Abitazione è comunemente intesa come il luogo dove normalmente la persona conduce la sua vita domestica.

La privata dimora è ogni luogo, anche diverso dall’abitazione, ove si svolge qualsiasi attività della vita privata che debba esplicarsi fuori dalle ingerenze altrui.

Nella nozione di appartenenze, infine, si fanno rientrare tutti quei luoghi che si presentano come accessori rispetto all’abitazione ed alla privata dimora in quanto disposti per il loro migliore godimento e servizio.

Il reato si consuma con l’introduzione o l’intrattenersi nei suddetti luoghi contro la volontà del titolare dell’abitazione, volontà che può essere espressa o tacita, desumibile cioè da un suo comportamento inequivocabile.

Il diritto di esclusione spetta, altresì, a tutti i conviventi nell’abitazione, oltre che a chi ha il godimento della stessa.

All’introdursi o trattenersi contro la volontà del dominus è equiparata l’introduzione clandestina (di nascosto, in modo da non esser visti) o con inganno (traendo, cioè, in errore il dominus, come nel caso in cui si diano false generalità o false qualifiche).

Il dolo [vedi] consiste nella coscienza e volontà di introdursi o trattenersi nelle altrui dimore clandestinamente o con inganno o con la consapevolezza del dissenso del soggetto passivo.

Il reato è aggravato se commesso con violenza sulle cose e sulle persone o da una persona palesemente armata.

Pena: Reclusione da 6 mesi a 3 anni; se però il fatto è commesso con violenza sulle cose o sulle persone o da una persona palesemente armata, la pena è della reclusione da 1 a 5 anni.

Violazione di legge (d. amm.): costituisce uno dei tre vizi di legittimità dell’atto amministrativo accanto all’eccesso di potere [vedi] e all’incompetenza [vedi]. La Violazione è una figura residuale comprensiva di tutti i vizi che non rientrano nei precedenti.

Essa ricorre ogni volta che l’atto amministrativo sia in contrasto con una determinata norma giuridica, indipendentemente dalla posizione psicologica del soggetto agente, sia cioè questa dolosa o colposa.

Il contrasto deve sussistere nei confronti di una legge, sia materiale che formale, e consiste:

—  o nella sua mancata applicazione;

—  o nella sua falsa applicazione (es.: applicazione di una norma ad un caso da essa non regolato, applicazione di una norma eccezionale ad un caso analogo etc.).

L’espressione «legge» deve essere intesa in senso molto ampio comprendendo tutti gli atti di normazione non solo primaria ma anche secondaria [vedi Legittimità dell’atto amministrativo].

I casi di Violazione possono così raggrupparsi:

a) vizio di forma: e cioè inosservanza delle regole prescritte per la manifestazione di volontà (la mancanza assoluta di forma è, invece, causa di nullità);

b) difetto di motivazione o motivazione insufficiente (L. 241/1990);

c) inosservanza delle disposizioni relative alla valida costituzione dei collegi: quali le norme per la convocazione, le votazioni, i quorum, la verbalizzazione etc.;

d) contenuto illegittimo;

e) difetto di presupposti legali;

f) disparità di trattamento ed ingiustizia manifesta (L. 241/1990), secondo Sandulli, per quanto in precedenza detto;

g) violazione dei criteri di economicità, efficacia, imparzialità trasparenza e pubblicità dell’azione amministrativa di cui all’art. 1 L. 241/1990 come novellato ex lege 69/2009;

h) violazione del principio del giusto procedimento e del principio di leale cooperazione istituzionale (L. 241/1990).

Violazione di sigilli (d. pen.): Commette tale delitto chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o l’identità di una cosa.

Il reato appartiene alla categoria dei delitti contro la P.A.

Scopo della norma è tutelare il normale funzionamento della P.A., in quanto si vuole garantire il rispetto dovuto a quelle custodie, meramente simboliche, mediante le quali si manifesta la volontà dello Stato intesa ad assicurare cose mobili ed immobili da ogni atto di disposizione o manomissione da parte di persone non autorizzate.

Sigillo è qualsiasi cosa (striscia di carta, striscia di adesivo, spago, piombo, ceralacca etc.) con la quale, simbolicamente e positivamente, si intende preservare l’identità, la conservazione e l’integrità di una data cosa.

Violare i sigilli significa rimuoverli, romperli, distruggerli o comunque porre in essere un qualsiasi atto che frustri la volontà manifestata con l’apposizione del sigillo. L’apposizione del sigillo però, per essere giuridicamente rilevante ai fini penali, deve trovare la sua giustificazione in una norma di legge o nel potere dell’autorità pubblica.

Il dolo consiste nella coscienza e volontà della violazione, con la consapevolezza della natura di sigillo di ciò che si viola.

Il delitto è aggravato se il fatto è commesso da colui che ha in custodia la cosa. Ai fini dell’aggravante, per custode si intende chiunque abbia in affidamento la cosa con l’obbligo di conservarla e restituirla.

Pena: Reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da euro 103 a euro 1.032. Se il fatto è commesso da colui che ha in custodia la cosa la pena è della reclusione da 3 a 5 anni e della multa da euro 309 a euro 3.098.

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