Dizionario | Termini giuridici

Whistleblowing

23 Ottobre 2015 | Autore:
dizionario giuridico

Whistleblowing (d. amm.): Il Whistleblowing è il soggetto che decide di denunciare un illecito o un’irregolarità commessi sul luogo di lavoro, durante lo svolgimento delle proprie mansioni, e lo segnala a una persona (di solito il superiore gerarchico) o un’autorità che possa agire a riguardo.

Il Whistleblowing consiste appunto nella disciplina e regolamentazione delle attività finalizzate ad incentivare, da un lato, ma anche a proteggere, dall’altro lato, segnalazioni di questo tipo, che, per loro natura, sono suscettibili di ritorsioni.

Si tratta di un istituto di derivazione anglosassone che ha fatto di recente il suo ingresso anche nell’ordinamento italiano: con l’introduzione dell’art. 54bis nel D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico sul pubblico impiego), ad opera della legge anticorruzione (L. 190/2012) il legislatore ha inteso disciplinare le ipotesi in cui occorre tutelare colui che denuncia un illecito di cui è a conoscenza e che è stato commesso sul proprio luogo di lavoro.

La tutela del dipendente che segnala illeciti, in particolare, si articola, in primo luogo, nella impossibilità di essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

In secondo luogo, è sancito che l’identità del segnalante non può essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell’addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l’identità potrà essere rivelata, ma solo laddove la conoscenza di questa sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato.

Ai sensi del citato art. 54bis T.U. pubblico impiego (come novellato da D.L. 90/2014, cd. riforma della pubblica amministrazione) le denunce devono essere fatte o all’autorità giudiziaria, o alla Corte dei conti o all’A.N.AC. (Autorità Nazionale anticorruzione).



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