Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11960 del 10/06/2016



Cassazione civile sez. trib., 10/06/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 10/06/2016), n.11960

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 523/2012 proposto da:

COMUNE DI PALERMO, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato in

ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’Avvocato ANGELA PROVENZANI con studio

in PALERMO PIAZZA MARINA 39 (avviso postale ex art. 135) giusta

delega in calce;

– ricorrente –

contro

SAITUR SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA DEL FANTE 2, presso lo

studio dell’avvocato GIOVANNI PALMERI, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ANGELO CUVA giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 126/2010 della COMM. TRIB. REG. di PALERMO,

depositata l’08/11/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/05/2016 dal Consigliere Dott. MARINA MELONI;

uditi per il controricorrente gli Avvocati PALMERI e CUVA che hanno

chiesto il rigetto e l’inammissibilità;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Comune di Palermo aveva notificato alla società Saitur srl una cartella di pagamento relativamente all’hotel Atheneum per Tarsu dovuta per l’anno 2006 chiedendo il pagamento della somma complessiva di Euro 8.997,91.

La società contribuente impugnò l’avviso di pagamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Palermo, la quale accolse il ricorso.

Il Comune di Palermo propose appello avverso la sentenza davanti alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia la quale, pur ritenendo pienamente ammissibile la diversificazione delle tariffe tra esercizi alberghieri e locali adibiti a uso abitazione, confermò la sentenza di primo grado di annullamento dell’avviso di pagamento in quanto il disposto aumento tariffario era illegittimo per eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione.

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia ha proposto ricorso per cassazione il Comune di Palermo con un motivo e la società contribuente ha resistito con controricorso e memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo di ricorso il Comune di Palermo lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il giudice di appello ha ritenuto illegittima l’applicazione di tariffe differenziate agli immobili adibiti ad alberghi rispetto a quelli adibiti a civile abitazione in assenza di specifica motivazione.

A tal riguardo il D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49, comma 8, sancisce che la tariffa è determinata dagli enti locali. Ne deriva che appare legittimo per un Comune introdurre una tariffa differenziata per fasce di utenza quella domestica e quella non domestica.

Sul punto si è espressa questa Corte con Sez. 5, Sentenza n. 5722 del 12/03/2007 per cui: “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), è legittima la Delib. comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce infatti un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore; i rapporti tra le tariffe, indicati dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 69, comma 2, tra gli elementi di riscontro della legittimità della Delib., non vanno d’altronde riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica (più recentemente vedi 6-5, Ordinanza n. 12859 del 23/07/2012).

In ordine al profilo dell’obbligo di motivazione della Delib.

comunale dell’ente locale che prevede una differenziazione tra civile abitazione ed esercizio alberghiero questa Corte ha affermato che (Sez. 5, Sentenza n. 7044 del 26/03/2014): “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della Delib. comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65, poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile “ex post”, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili”. (Sul punto anche si è pronunciata anche Cass. n. 22804 del 2006, ord. n. 26132 del 2011).

Pertanto secondo questa Corte appare del tutto legittima la differenziazione delle tariffe per tributo TARSU tra esercizio alberghiero e civile abitazione.

Nella fattispecie il ricorso proposto deve tuttavia essere respinto in quanto il TAR Regione Sicilia ha annullato con sentenza 1550/2009 passata in giudicato la Delib. TARSU 31 maggio 2006, nr. 165, della Giunta Comunale di Palermo e conseguentemente le iscrizioni a ruolo fondate sulla Delib. Tarsu 2006 annullata dal TAR della Sicilia sono prive di validità.

Per quanto sopra non può essere accolto il ricorso per cassazione del Comune di Palermo, peraltro proposta successivamente all’avvenuto annullamento della Delib. Comunale TARSU 31 maggio 2006, nr. 165, da parte del TAR Sicilia sez. 1 con sentenza 1550/2009, e deve essere confermata la sentenza di secondo grado di annullamento dell’iscrizione a ruolo e della consequenziale cartella.

Ricorrono giusti motivi per compensare fra le parti le spese dei gradi del giudizio di merito, stante l’evolversi della vicenda processuale, mentre le spese del giudizio di legittimità devono essere poste a carico del Comune di Palermo stante la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso. Compensa le spese dei gradi merito e condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 2.200,00 complessive oltre spese accessorie.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2016



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