Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17704 del 18/07/2017



Cassazione civile, sez. un., 18/07/2017, (ud. 09/05/2017, dep.18/07/2017),  n. 17704

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Pres. f. f. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente Sezione –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso 17983-2015 proposto da:

ENEL GREEN POWER S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COURMAYEUR 79,

presso lo studio dell’avvocato GIANFRANCO MAZZULLO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ENERGIA E INFRASTRUTTURE ESCO S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CICERONE 44, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CORBYONS,

rappresentata e difesa dagli avvocati FEDERICO NOVELLI e FABIO

TODARELLO;

REGIONE VENETO, in persona del Presidente pro tempore della Giunta

Regionale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BASSANO DEL GRAPPA

24, presso lo studio dell’avvocato MICHELE COSTA, che la rappresenta

e difende unitamente agli avvocati EMANUELE MIO, CRISTINA ZAMPIERI e

EZIO ZANON;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 53/2015 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE

PUBBLICHE, depositata il 24/03/2015.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/05/2017 dal Consigliere Dott. ACIERNO MARIA;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. DE AUGUSTINIS UMBERTO, che ha concluso per

l’inammissibilità, in subordine rigetto del ricorso;

uditi gli Avvocati Gianfranco Mazzullo, Michele Costa e Federico

Novelli.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Su ricorso di Enel Green Power s.p.a., volto a richiedere l’annullamento della deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 1341 del 2012, avente ad oggetto l’autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio di un impianto idroelettrico allo sbocco del canale demaniale (OMISSIS) in favore della società En.In.Esco, il Tribunale Superiore delle Acque, con la sentenza impugnata, ha affermato che tale canale, di pertinenza della centrale idroelettrica (OMISSIS), è di proprietà demaniale, come da sentenza n. 179 del 2012 passata in giudicato all’esito della declaratoria d’inammissibilità del proposto ricorso in cassazione. Ha precisato inoltre, in ordine al profilo del co-uso delle utenze, che la natura demaniale del canale, dal quale avviene la derivazione, esclude la fondatezza di questa censura, ed in fatto che la derivazione in oggetto avviene a valle della restituzione Enel Green Power, con la conseguenza che non può dirsi sussistente la violazione della sottensione parziale di cui al R.D. n. 1773 del 1933, art. 47, comma 2.

2. Avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la s.p.a Enel Green Power affidato a tre motivi. Hanno resistito con controricorso la Regione Veneto e la s.r.l. Energia e Infrastrutture Esco (denominata con acronimo che verrà utilizzato a seguire: “EnInEsco”) alla quale era stato concesso di derivare acqua pubblica dal predetto canale (OMISSIS) a fini di uso idroelettrico. La parte ricorrente e la regione Veneto hanno depositato memorie.

3. Nel primo motivo di ricorso viene dedotta la violazione del R.D. n. 1775 del 1933, art. 47, per non avere il T.S.A.P. preso in esame la norma nella parte in cui prescrive che quando per l’attuazione di una nuova utenza sia necessario avvalersi delle opere di presa e di derivazione di altre utenze preesistenti può essere stabilito un compenso a favore di queste ultime non eziologicamente collegato all’eventuale diminuzione di acqua fruibile dall’utenza precedente. Tale compenso prescinde anche dalla proprietà del canale di scarico fondandosi sul fatto obiettivo dei costi e degli oneri di manutenzione gravati e gravanti sull’utenza preesistente.

3.1 Il motivo è inammissibile per carenza d’interesse perchè non rivolto a colpire la validità ed efficacia della delibera impugnata ma a richiamare l’eventuale diritto ad un compenso che richiede un’istruttoria procedimentale specifica ed un diverso provvedimento finale, e, soprattutto, non interferisce con l’autorizzazione che forma oggetto della deliberazione contestata. Deve rilevarsi, peraltro, che l’accertamento svolto sull’esclusione del co-uso (derivante causalmente dalla demanialità del canale (OMISSIS), coperta da giudicato) e l’insussistenza di un pregiudizio da violazione della sottensione parziale completano il rilievo dell’inammissibilità della censura per insindacabilità dell’accertamento di fatto e per mancata incidenza dei rilievi svolti sull’effettiva ratio decidendi.

4. Nel secondo motivo viene dedotta la violazione del T.U. n. 1775 del 1933, art. 25, per non avere la sentenza impugnata considerato che la proprietà demaniale sulla quale si ritiene formato il giudicato riguarda il canale di scolo ma non si estende alla copertura dell’alveo e alle sedi di esso artificialmente realizzate. Se così non fosse non avrebbero significato le norme contenute nel R.D. n. 1775 del 1933, artt. 25,28,30 e 31, secondo cui le opere costruite dal concessionario, comprese quelle insistenti sull’alveo e sulle sponde per tutta la durata della concessione, restano di proprietà del concessionario.

4.1 La censura è inammissibile perchè non scalfisce la ratio decidendi della sentenza impugnata che, partendo dalla demanialità del canale (coperta da giudicato), rigetta la domanda di annullamento della delibera che ne concede lo sfruttamento anche all’altra società a fini di utilizzo idroelettrico. La concorrente dedotta proprietà delle “infrastrutture” del canale fino alla scadenza della concessione produrrà effetti sulla distribuzione delle spese ma non sulla legittimità della concessione relativa all’utilizzo di un bene demaniale. Anche le norme invocate conducono a questa conclusione. Peraltro proprio la titolarità della proprietà statale sottoposta alla condizione sospensiva della durata della concessione induce a ritenere che la asserita proprietà delle opere artificialmente realizzate sul canale non determina o costituisce diritti o poteri interdittivi del privato rispetto alla potestà concessoria statuale su di un bene demaniale.

5. Nel terzo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 2909 c.c., in considerazione del contenuto meramente processuale della sentenza di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso avvero la sentenza n. 179 del 2012 del T.S.A.P., e della limitata efficacia esterna del giudicato amministrativo, così come delineata dalla giurisprudenza di legittimità, in quanto giudicato sull’atto e non sul rapporto.

5.1 La censura è manifestamente infondata. Il giudicato contestato riguarda una pronuncia tra le medesime parti ed il medesimo oggetto, resa dal medesimo organo giurisdizionale (e dunque di identica efficacia) rispetto a quello che ha emesso il provvedimento impugnato nel presente giudizio. Come rilevato dalla stessa parte ricorrente e sottolineato nei controricorsi, il giudicato tra le stesse parti e con lo stesso oggetto si è formato su un atto facente parte del medesimo iter procedimentale inerente quello impugnato ed ha riguardato, la riproposizione di identico accertamento della natura privata o pubblica del canale (OMISSIS), oggetto della richiesta di sfruttamento da parte della controricorrente s.r.l. In.En.Esco.

6. In conclusione il ricorso deve essere rigettato con applicazione della soccombenza in ordine alle spese del presente giudizio.

PQM

Rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente a pagare rispettivamente in favore di ciascuna delle parti controricorrenti Euro 7000 per compensi; Euro 200 per esborsi oltre a spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Dichiara, – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, – la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 9 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 18 luglio 2017



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