Truffa WhatsApp: chiedono il pagamento via carta di credito

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Autore: Redazione

10 luglio 2016

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

La Polizia lancia l’allarme, circola una richiesta di pagamento per WhatsApp, una truffa a cui prestare attenzione.

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Purtroppo non si tratta di una bufala, una truffa sta girando su WhatsApp e richiede come più volte è capitato in questi anni, un pagamento da parte dell’utente per validare l’uso del servizio.

Lo screenshot che vi mostriamo (trasmesso sulla pagina Facebook dell’account certificato della Polizia di Stato, come vedrete dall’immagine) è esemplificativo di questo tentativo.

Al cliccare sul messaggio si presenta una pagina all’interno della quale si richiede in maniera molto precisa e professionale di inserire i dati della propria carta di credito.

Perché WhatsApp richiede la carta di credito?

WhatsApp è gratuito e non richiede la carta di credito

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. Si tratta dunque di phishing, ovvero una truffa praticata ai danni degli utenti online, ai quali si richiede di inserire dati personali al fine di permettere la violazione della carta di credito e dei conti correnti.

Truffa WhatsApp: cosa fare

La stessa Polizia di stato nel suo account Facebook certificato (del quale vi riportiamo l’immagine in basso) sottolinea come sia necessario bloccare il mittente ed eliminare il messaggio.

Diffidate da chiunque chieda pagamenti via WhatsApp il sistema è gratuito per sempre da ormai qualche mese.

Anche se per i primi anni si sono pagati 80 centesimi per anno, da quest’anno il servizio è illimitato e sino a qualche tempo fa (sino all’ultimo aggiornamento) era verificabile nel vostro profilo: alla voce “pagamenti” il sistema riportava difatti una validità “a vita”. Oggi tale voce è stata eliminata dal programma perchè non più pertinente.

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