Come abbassare l'Isee per non perdere la reversibilità

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Autore: Noemi Secci

15 febbraio 2016

Laureata in Giurisprudenza, Consulente del Lavoro, Docente in materie economico-giuridiche e formatrice qualificata. Oltre all'ambito giuslavoristico,è specializzata in campo previdenziale. Collabora con diverse testate online in materia di previdenza e di diritto del lavoro.

Soglia Isee più bassa: tutti gli accorgimenti per ottenerla, per non perdere la pensione di reversibilità e le prestazioni assistenziali legate all’indice.

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Il nuovo ddl sul riordino delle prestazioni assistenziali sta scatenando un vero e proprio terremoto: per ottenere qualsiasi trattamento di assistenza, difatti, sarà necessario avere una soglia Isee molto bassa, in pratica non possedere quasi nulla. Tra i trattamenti di assistenza, poi, sarà compresa anche la pensione di reversibilità: in parole povere, basterà possedere una casa o un terreno, anche se non affittati, o qualche risparmio in banca, o, ancora, convivere con una persona che abbia un minimo di reddito, perché vedove e vedovi si ritrovino senza un euro di pensione. Di tanto abbiamo parlato in “

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Reversibilità addio: il Governo vuole tagliare le pensioni“.

Ma esiste un modo di abbassare la soglia Isee, per non perdere le prestazioni? Vediamo tutti gli accorgimenti utili ( e legali) per diminuire l’indicatore.

Che cos’è l’indicatore Isee

Cerchiamo innanzitutto di capire che cos’è l’Isee: si tratta di un indice che serve per misurare la ricchezza delle famiglie: esso si basa non solo sul reddito dei componenti del nucleo, ma anche sul patrimonio di ciascuno. Aumentano la soglia, dunque, il possesso di case e terreni, anche se non fruttano un euro, nonché le somme depositate in

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conti correnti, libretti, ed altri strumenti finanziari.

L’ammontare del patrimonio familiare, e di conseguenza l’indice Isee, sono ricavati tramite una dichiarazione presentata dal contribuente, la DSU (Dichiarazione sostitutiva unica): tuttavia, anche se è il cittadino a dichiarare redditi, beni ed altri possedimenti, sgarrare dichiarando il falso, oltreché costituire reato, con le nuove regole Isee è praticamente impossibile, in quanto quasi tutti i dati sono rilevati automaticamente dall’Inps, che attinge alle sue banche dati ed a quelle dell’Agenzia delle Entrate.

Ciò nonostante, abbassare l’indice Isee è possibile, adottando alcuni accorgimenti.

Stati di famiglia separati

Innanzitutto, qualora si conviva con delle persone che non hanno legami familiari o affettivi (ad esempio, semplici coinquilini), può essere utile, per abbassare la soglia Isee, chiedere

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due stati di famiglia separati: in questo modo, i redditi del coinquilino non entreranno nello stato di famiglia, e non potranno alzare l’indicatore.

Al contrario, può risultare conveniente includere il coinquilino nel nucleo qualora sia nullatenente, o quasi (non solo senza redditi, ma anche senza beni immobili e patrimonio mobiliare).

Non è possibile ottenere due stati di famiglia separati, qualora col convivente sussistano vincoli di parentela: ad esempio, la madre che convive con figlio, nuora e nipoti, non può comunque essere considerata nucleo a parte.

Come togliere gli immobili dall’Isee

Tutti gli immobili posseduti devono essere dichiarati ai fini Isee, anche se situati all’estero, se non affittati , o se infruttiferi: ciò che conta, ai fini Isee, è il

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valore dell’immobile, che si ricava in base alla rendita catastale ed alla classe (ad esempio A2, A3, etc.). Così, può accadere che ci si ritrovi sopra la soglia per colpa della quota di una casa fuori mercato, dalla quale non sarà possibile ricavare un euro.

L’unica soluzione per “togliere di mezzo” gli immobili, oltreché venderli, è la costituzione dell’usufrutto: la nuda proprietà, difatti, non deve essere dichiarata nell’Isee [1]. Gli immobili, però, dovranno essere dichiarati dall’usufruttuario (il che non cambierà nulla, nell’Isee, se l’usufruttuario fa parte dello stesso nucleo familiare).

Conti correnti, libretti, patrimonio mobiliare

Entrano nel patrimonio mobiliare

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ai fini Isee:

conti corrente e di deposito;

libretti;

carte di credito (anche prepagate e con Iban);

titoli di stato, azioni, partecipazioni ed altre forme di investimento;

– altri strumenti finanziari.

Per quanto riguarda libretti, conti e carte di credito, non rileva più (escluse poche eccezioni) il saldo al 31 dicembre, ma conta la giacenza media: questo accorgimento è stato adottato per evitare il comportamento “furbo” di molti contribuenti, che svuotavano i conti al 31 dicembre, per non dichiarare nulla nell’Isee.

Per abbassare la giacenza media, l’unico accorgimento “utile” può essere quello di svuotare il conto giorno per giorno: ma si tratta di un consiglio destinato a fare poca strada, poiché le banche trasmettono comunque all’Agenzia delle Entrate tutti i numeri creditori ed i numeri debitori. Pertanto, nel corso di un controllo più approfondito, verrebbe subito alla luce l’

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anomalia.

Forti dubbi sono presenti sui conti online facenti capo a intermediari finanziari esteri, come il conto Paypal: posto che, in linea di principio, debbano essere esposte nell’Isee tutte le componenti patrimoniali, comprese quelle detenute all’estero, ad oggi non sono pervenuti chiarimenti ufficiali sulle modalità di dichiarazione di tali strumenti, e non è stato specificato se debba essere dichiarato il saldo o la giacenza media.

La contitolarità di un conto o di un altro strumento finanziario abbassa la quota di spettanza del contribuente, ma può essere utile ad abbassare l’Isee soltanto se il contitolare non fa parte dello stesso nucleo familiare.

Gli unici risparmi che non devono essere dichiarati sono gli accantonamenti Tfr, e gli accantonamenti presso fondi di previdenza complementare.

In caso contrario, non resta che nascondere i soldi sotto il materasso ( e ponderare quale sia il rischio più probabile, il passaggio dei ladri in casa da una parte, e la perdita della pensione, o il fallimento della banca, dall’altra parte).

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