Crediti privilegiati: quali sono e cosa comportano

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Autore: Maura Corrado

20 maggio 2016

Laureata con lode in giurisprudenza presso l’Università del Salento, svolge attualmente la pratica forense in uno studio legale di Lecce, occupandosi prevalentemente di diritto fallimentare, commerciale e societario e di diritto del lavoro. È tirocinante in formazione presso il Tribunale Civile di Lecce, secondo la normativa contenuta nel Decreto del Fare. Giornalista pubblicista iscritta all’albo della Puglia, è redattore per quotidiani a livello locale e riviste giuridiche specializzate.

Molto spesso si sente parlare di crediti privilegiati: che cos’è il privilegio? Che cosa comporta nella pratica? Cerchiamo di capirlo in questa breve guida.

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Quando si parla di credito privilegiato?

Il legislatore, pur stabilendo il principio generale della cd. par condicio creditorum – in base al quale i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore -, ritiene che alcuni crediti debbano godere di una maggiore tutela rispetto ad altri. Per questo motivo, si parla di crediti privilegiati

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: sono quelli che devono essere preferiti rispetto ad altri quando essi debbano essere soddisfatti e dunque pagati e i creditori sono più di uno (quando, cioè, sussiste concorso fra creditori) [1].

Che cosa significa che il privilegio è una causa di prelazione?

Tali crediti godono, quindi, di una causa di prelazione, ossia attribuiscono al proprio titolare il diritto di ottenere soddisfacimento con precedenza rispetto agli altri creditori (che sono detti chirografari).

Il privilegio costituisce proprio una causa legittima di prelazione (lo sono anche il pegno e l’ipoteca) che viene accordata dalla legge tenendo conto della natura del credito a cui essa si riferisce: un esempio di crediti privilegiati sono i crediti da lavoro, come la retribuzione del lavoratore o quelli dello Stato in caso di mancato pagamento delle imposte.

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Cosa succede quando il debitore non paga?

Vediamo di capire meglio: in generale, quando il debitore non adempie alla propria obbligazione (quando cioè non compie la prestazione che deve), il creditore può attivarsi per far espropriare i suoi beni mediante il cd. processo esecutivo. Nelle situazioni più gravi, inoltre, può accadere che il debitore non solo non riesca a pagare uno dei propri debiti, ma non riesca a far fronte a tutte le proprie obbligazioni con mezzi di pagamento normalmente utilizzati (nell’ipotesi più semplice saldando in contanti o tramite bonifico). In questo secondo caso, il creditore può attivarsi per chiedere l’apertura di una delle procedure concorsuali previste dal nostro ordinamento (quella più conosciuta – ma non l’unica – è il fallimento).

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Ad ogni modo, in entrambi i casi, i creditori sono titolari di una cd. garanzia generica sul patrimonio del debitore: significa che quest’ultimo risponde dell’adempimento con tutti i suoi beni presenti e futuri, che – pertanto – vengono espropriati.

Ma non è tutto: proprio in questo contesto si inserisce il principio indicato più sopra della cd. par condicio creditorum, che però non opera – e qui sta il punto cruciale della questione – quando il credito sia assistito da una causa legittima di prelazione, con ciò ponendo tali crediti in una posizione di preferenza rispetto agli altri. Il creditore privilegiato sarà pagato prima, come detto, rispetto a quelli che non vantano crediti di questi tipo.

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Che tipo di privilegi esistono?

È opportuno infine precisare che i privilegi possono essere accordati esclusivamente dal legislatore. In altri termini, la loro fonte può risiedere esclusivamente nella legge, non potendo essi nascere e risiedere nella volontà delle parti. Se ne prevedono due tipologie:

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