Come non pagare la SIAE

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Autore: Carlos Arija Garcia

13 giugno 2016

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

In negozi, bar, ristoranti ma anche in alcune esibizioni dal vivo è possibile evitare, in modo legale, il costo dei diritti d’autore per mettere musica di sottofondo.

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Musica di pubblico dominio e piattaforme alternative al monopolio. Ecco le due soluzioni per non pagare la SIAE quando si vuole organizzare un evento dal vivo o, semplicemente, per mettere musica di sottofondo in un esercizio pubblico. Che sia un bar, un ristorante, un negozio, un centro benessere. La Società che tutela i diritti di autore in Italia, chiede, infatti, ai titolari dei locali di pagare una tariffa per tenere accesi la radio, il televisore o il lettore cd. Si paga, perfino, per la musica di attesa del centralino

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(a meno che l’autore del brano sia morto da più di 70 anni). Costi che poi, ovviamente, ricadono sui clienti. Ci sono, però, dei modi per evitare la SIAE. O, se non altro, per pagare di meno.

Non pagare la SIAE in negozio

Il modo più semplice (e più diffuso) per non pagare la SIAE in un esercizio pubblico è quello di ricorrere alle piattaforme con licenza Creative Commons (note come licenze CC). Si tratta di un’organizzazione americana senza scopo di lucro che ha ampliato l’elenco delle opere condivisibili e utilizzabili in pubblico, in maniera legale, e non soggette al pagamento della SIAE.

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Queste licenze si riservano soltanto alcuni diritti di utilizzo, modificando la rigida regola del copyright in cui “tutti i diritti sono riservati”. Dopo avere ben chiaro quali sono quei diritti, è possibile diffondere musica in un locale o suonare in pubblico solo i brani distribuiti da questo tipo di licenze.

Un esempio pratico di piattaforma sotto licenza CC è Jamendo che, attraverso JamendoPRO ha lanciato più di 180.000 brani fuori catalogo SIAE disponibili per la loro diffusione in qualsiasi tipo di esercizio o di spazio pubblico. Tutti accessibili direttamente online. Si può, dunque, scaricare musica gratis, senza limiti e in modo legale. Gli artisti ricevono, comunque, un compenso e, soprattutto, trovano un nuovo canale per far conoscere la loro musica. Un

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certificato di conformità giuridica giustificherà l’esenzione SIAE in caso di controlli, come nel caso di una gelateria romana di Trastevere: è riuscita a dimostrare alla SIAE che la musica diffusa nel locale non era soggetta alla tutela del monopolio. Risultato: coni e coppette non hanno subìto dei rincari per colpa delle tariffe SIAE perché il titolare della gelateria non ha speso nulla per allietare la clientela. La piattaforma fornisce, inoltre, il permesso di utilizzare i brani per altri scopi: pubblicità, videogiochi, documentari, filmati professionali.

Non pagare la SIAE per un concerto

C’è un altro caso in cui è possibile non pagare la SIAE ed è quello che riguarda le esibizioni in cui vengono proposti brani di autori deceduti da più di 70 anni. Questi brani vengono considerati di pubblico dominio e, pertanto, liberi da diritti.

SIAE: come pagare di meno

Se proprio non si vuole rinunciare al parco brani tutelato dalla SIAE, i titolari di esercizi commerciali, strutture ricettive o locali pubblici possono usufruire di uno sconto sulla diffusione della musica nelle proprie attività, grazie alle convenzioni Confesercenti-SIAE-SCF (il consorzio dei fonografici, cioè delle case discografiche) per alleggerire le tariffe. Per i diritti di autore lo sconto varia dal 25% al 30%, mentre per i diritti discografici (i bar sono esclusi dall’accordo con la SCF) si può risparmiare il 20%.

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