Come riconoscere il marchio CE della Comunità Europea

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Autore: Maura Corrado

24 settembre 2016

Laureata con lode in giurisprudenza presso l’Università del Salento, svolge attualmente la pratica forense in uno studio legale di Lecce, occupandosi prevalentemente di diritto fallimentare, commerciale e societario e di diritto del lavoro. È tirocinante in formazione presso il Tribunale Civile di Lecce, secondo la normativa contenuta nel Decreto del Fare. Giornalista pubblicista iscritta all’albo della Puglia, è redattore per quotidiani a livello locale e riviste giuridiche specializzate.

Vittima della contraffazione cinese anche il marchio C E, che indica la conformità del prodotto a norme di sicurezza europee. Quali differenze col marchio CE, che sta per China Export?

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CE o C E? Questo è il problema!

Ancora oggi, nonostante i media ne parlino spesso, sappiamo ancora molto poco del grande equivoco relativo al marchio di conformità europea che garantisce all’acquirente la conformità del prodotto stesso ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea.

I Cinesi, infatti, hanno messo in atto una truffa davvero ben congegnata, immettendo sul mercato moltissimi prodotti marchiati CE che, però, non indicano la suddetta conformità, traendo in inganno anche i consumatori più attenti, dal momento che – come vedremo – i due simboli sono quasi identici

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[1].

CE o C E? Che significa C E?

La marcatura C E, esistente dal 2006, è d’obbligo su molti prodotti: il suo compito è quello di indicare che essi sono stati oggetto di una valutazione specifica prima dell’immissione sul mercato e che rispondono, quindi, ai requisiti UE in materia di sicurezza, salute e protezione ambientale. Essendo pertanto, conformi alla legislazione dell’U.E., possono circolare liberamente all’interno del mercato unico europeo: può essere venduto in tutto lo Spazio Economico Europeo (SEE), che comprende, oltre ai 28 paesi dell’U.E., tre paesi dell’EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio): Islanda, Norvegia e Liechtenstein. Questo vale anche per i prodotti fabbricati in altri paesi che vengono venduti nel SEE.

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Attenzione, quindi: il marchio C E non indica che un prodotto è stato fabbricato nel SEE, ma solo che è stato sottoposto a una valutazione prima di essere immesso sul mercato e che soddisfa tutti i requisiti stabiliti dalle leggi (ad esempio, un livello di sicurezza armonizzato) perché ne sia permessa la vendita.

Da precisare che esso non deve essere apposto su tutti i prodotti, ma solo su quelli appartenenti alle categorie disciplinate da specifiche direttive U.E. che prevedono la marcatura C E [2].

CE o C E? Che significa CE?

Il problema è dovuto al fatto che, come tutti i marchi, anche quello in oggetto può essere contraffatto o apposto illegittimamente.

L’esempio più eclatante è rappresentato dal

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marchio CE, che sta invece per China Export e che viene quasi sempre confuso con il primo. Il perché è facile comprenderlo: sono praticamente identici, se non fosse per una maggiore spaziatura fra le lettere presente nel marchio europeo. Entrambi sono stampati in nero su fondo bianco.

CE o C E? Come riconoscerli?

Ma allora, come fare per riconoscerli? Davvero nulla li distingue? Cerchiamo di individuare le differenze esistenti tra i due marchi.

Il marchio C E, che sta per Comunità Europea, presenta una maggiore spaziatura tra la “C” e la “E”: lo spazio è quasi pari ad un’altra C rovesciata. Ciò in quanto è composto dalle lettere C E ricavate da due cerchi e, quindi, nell’originale, fra la C e la E deve esserci almeno la metà della larghezza della C. Inoltre, le lettere C ed E del marchio non devono essere più piccole di 5 millimetri e, nel caso siano più grandi, occorre, comunque, rispettare le proporzioni.

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Per quanto riguarda la collocazione, il marchio deve essere apposto o sul prodotto stesso o sulla sua targhetta segnaletica. Se ciò non è possibile, occorrerà apporlo sull’imballaggio e/o sui documenti di accompagnamento. A tal proposito, si ricorda che, tra i documenti del prodotto, deve esserci sempre la dichiarazione di conformità

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: si tratta del documento sottoscritto dal produttore o da un suo mandatario (se il produttore non è residente nella CEE) o dall’importatore, nel quale si attesta che il prodotto rispetta alcune specifiche direttive e norme [3]. Può essere contenuta in un foglio singolo oppure allegata nel manuale di istruzioni e deve essere sempre firmata, indicando il numero identificativo dell’articolo o del lotto a cui appartiene.

Oltre al normale marchio CE, devono essere indicati altri dati: il marchio, il nome del soggetto – produttore o importatore – residente nella CEE, i dati identificativi del prodotto, alcune sue caratteristiche come, ad esempio, la tensione Volt di esercizio.

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Nel “China Export”, la C e la E sono meno distanti, anzi quasi unite.

Un metodo pratico ed efficace, che viene solitamente utilizzato per comprendere se il marchio è originale o meno consiste nell’unire virtualmente le lettere che lo compongono per vedere se si forma un otto: in tale caso, il marchio è originale. In caso contrario, è una contraffazione.

CE o C E? Cosa si rischia per la contraffazione?

Pene pecuniarie sono previste in caso di contraffazione: chiunque appone marchi che possono confondersi con la marcatura C E o ne limitano la visibilità e la leggibilità è assoggettato alla sanzione amministrativa, per una somma che va da euro 1.000 ad euro 6.000.

Non solo: nel caso di articoli non a norma, oltre alle sanzioni civili ed eventualmente penali per i produttori, sul piano contrattuale e commerciale il rapporto di compravendita è nullo [4]: ciò implica che si può non procedere al pagamento, rendere la merce e richiedere i danni eventualmente subiti, anche a distanza di 5 anni.

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