Come non pagare una multa

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Autore: Maura Corrado

21 ottobre 2016

Laureata con lode in giurisprudenza presso l’Università del Salento, svolge attualmente la pratica forense in uno studio legale di Lecce, occupandosi prevalentemente di diritto fallimentare, commerciale e societario e di diritto del lavoro. È tirocinante in formazione presso il Tribunale Civile di Lecce, secondo la normativa contenuta nel Decreto del Fare. Giornalista pubblicista iscritta all’albo della Puglia, è redattore per quotidiani a livello locale e riviste giuridiche specializzate.

Un dubbio affligge tutti gli automobilisti: le multe vanno sempre pagate? C’è un modo per evitare di tirare fuori il portafogli? Vediamo quando e come si può fare qualcosa.

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Multe: sempre da pagare?

Multe: incubo di ogni automobilista e sempre dietro l’angolo; basti pensare che nell’ultimo anno hanno subito un aumento del 6%, soprattutto quelle per eccesso di velocità, dovute ad autovelox e tutor.

Ma vanno davvero sempre pagate? E se fossero frutto di errori? Vediamo, allora, come e quando non pagare una multa.

Multe: quando non vanno pagate?

Sono molti i casi in cui una

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multa può essere contestata.

Tutte le postazioni autovelox devono essere visibili agli automobilisti: vanno, infatti, segnalate tramite cartelli classici oppure luminosi, fissi o temporanei. Stessa regola per tutor e vergilius. Quindi: le pattuglie e i posti di blocco non possono nascondersi in luoghi che sfuggono all’occhio dell’automobilista.

Per quanto riguarda le distanze da rispettare, la cartellonistica deve essere posta ad almeno 250 metri prima della postazione per superstrade e autostrade, a 150 metri su strade urbane ed extraurbane e almeno a 80 metri su tutte le altre strade [1]. La segnalazione invalida la multa anche se è troppo distante: il limite massimo è 4 km.

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Multe invalide anche se gli autovelox non sono omologati, sono gestiti da terzi o vengono posizionati su strade dove non è consentito. Si ricorda, infatti, che tutti gli autovelox fissi devono essere omologati dal Ministero dei trasporti e le apparecchiature devono essere gestite da organi che svolgono funzioni di polizia stradale. Quindi, se si riesce a dimostrare il contrario, la multa non va pagata.

Anche le modalità delle rilevazione contano ai fini della contestazione della multa: i posti di blocco su strade extraurbane devono essere situati in luoghi non pericolosi, tali da non creare situazioni che possano mettere a repentaglio la sicurezza degli automobilisti che seguono o degli stessi poliziotti. Anche perché, le rilevazioni fatte a distanza tramite autovelox servono a controllare la velocità, riducendo il rischio di incidenti, non a fare incetta di denaro con controlli ad imboscata. Quindi, se così non è, non si deve temere di far valere i propri diritti.

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Non vale lo stesso discorso per il photored: si tratta di quel sistema che fotografa gli automobilisti che passano col rosso al semaforo. In questo caso, le multe, anche in assenza di cartello informativo, possono comunque essere valide. Ciò in quanto il photored non ha lo stesso ruolo e la stessa influenza dell’autovelox sulla circolazione stradale, per cui può anche non essere segnalato: quindi, se prendete la multa con il rosso non avete scampo.

Capita più spesso di quanto si creda di parcheggiare in una zona non soggetta a divieto di sosta e senza intralcio per traffico o pedoni e, tuttavia, di ritrovarsi con la macchina rimossa

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con tanto di multa. Ma rimozione non è sinonimo di multa: per cui controllate di essere effettivamente in fallo. Se le regole sono state rispettate, telefonino a portata di mano, qualche scatto e, nel momento in cui si contesterà la multa, saremo in possesso di prove sufficientemente valide.

Quando il parcometro non funziona, il guasto deve essere adeguatamente segnalato. Se nei dintorni non sono presenti altri parcometri funzionanti e ci viene fatta la multa per il mancato pagamento del parcheggio, può ben scattare la contestazione: è buon norma segnalare alla società delle colonnine il guasto, riportando il numero seriale del dispositivo, il nome della via dove è ubicato e la targa del vostro veicolo. La segnalazione, non solo servirà ai fini della riparazione dell’apparecchio, ma tornerà utile per ottenere il rimborso della multa.

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Le aree di sosta a pagamento, delimitate da strisce blu, devono essere situate fuori dalla carreggiata e in modo da non ostacolare il regolare scorrimento del traffico. Inoltre, in prossimità, devono essere presenti anche dei parcheggi liberi. Se così non è, è possibile invalidare il verbale.

Anche la corretta compilazione del verbale della contravvenzione è rilevante: deve contenere l’indicazione del giorno, del luogo, della località dell’infrazione, della targa e della norma violata dall’automobilista. Se uno solo di questi elementi è mancante, si può contestare, così come anche quando ci vengono notificate due multe per la stessa infrazione

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o in caso di mancata notifica del verbale entro 90 giorni (dalla data di accertamento, non dalla data di infrazione) o 150 giorni (se residente all’estero).

Altre ipotesi in cui è lecito contestare una multa si hanno nei casi in cui:

Multe: come non pagarle facendo ricorso?

Ma c’è un modo legale per non pagare le multe? È questa la toto domanda degli automobilisti che non solo mirano a non tirare fuori il portafogli ma anche di ad evitare la

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perdita di punti della patente.

La prima strada percorribile è il ricorso al Prefetto, facendo opposizione alla multa entro 60 giorni dalla contestazione o dall’avvenuta notifica della sanzione (da quando arrivi a casa). Il ricorso è gratuito e va fatto inviando una lettera in carta semplice tramite raccomandata con ricevuta di ritorno diretta al Prefetto o indirizzata al comando di polizia municipale o all’ufficio dell’organo accertatore. Si può anche consegnarla a mano ricordando di inserire i dati utili all’istruttoria (nome, cognome, indirizzo, data e numero del verbale, motivo della contestazione).

Altra possibilità è il ricorso al Giudice di pace, da effettuare, preferibilmente con l’assistenza di un

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avvocato, entro 30 giorni dalla contestazione o dall’avvenuta notifica della sanzione (di fatto metà dei giorni rispetto al Prefetto). Si tratta di un procedimento civile che, in quanto tale, implica dei costi (pari a 43 euro, più una marca da bollo di 27 euro per le sanzioni di importo inferiore ai 1.100 euro).

La domanda di ricorso deve essere depositata presso la cancelleria del Giudice di Pace o inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

Visionati gli atti, il Giudice di Pace potrà ordinare il ricorso inammissibile, convalidare la sanzione tramite un’ordinanza se il ricorrente non fosse presente, annullare la multa in parte o in toto, rigettare il ricorso e sanzionare il ricorrente al pagamento di una somma ulteriore.

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Particolarmente apprezzata l’ultima iniziativa del ministero della Giustizia: un modello di ricorso on line, facile da completare perché in parte già compilato e guidato nei passaggi più complessi. Utilizzarlo è davvero semplice: basta accedere alla pagina del Giudice di pace, scegliere la voce «Compila il ricorso» dal menu a sinistra, selezionare la regione e la città di competenza (cioè quella in cui ha sede l’ufficio del Giudice di pace che dovrà decidere della multa) ed iniziare a lavorare alla propria contestazione.

Nella prima pagina andranno inserite le generalità di chi contesta la multa, nella seconda pagina l’oggetto delle contestazioni e le ragioni per cui si ritiene che la multa debba essere annullata, nella terza bisognerà inserire tutti i dati del verbale oggetto di contestazione, nella quarta i dati dell’autorità che l’ha emesso (ad esempio, Comune di Roma), nella quinta il valore della causa (data dall’importo della multa contestata) e il contributo unificato necessario. A questo punto, siamo pronti all’invio!

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Non è purtroppo ancora attivo per tutti gli uffici del Giudice di pace, ma molte sono già le città per cui è in funzione.

Multe: cos’è DoNotPay?

La vera novità, pero, è DoNotPay, un avvocato virtuale disponibile ad offrire assistenza nella procedura volta a contestare multe ingiuste fino ad ottenerne l’annullamento.

Si tratta di una nuova app, creata dall’inglese Joshua Browder: in pratica, il cittadino che intende annullare un verbale, inizia a chattare con un consulente legale virtuale che lo consiglia su come presentare un ricorso vincente per evitare di pagare le multe.

Gli avvocati, per il momento, possono tirare un sospiro di sollievo in quanto tale strumento non è ancora stato distribuito sul mercato italiano e, almeno per ora, le uniche strade percorribili sono quelle tradizionali; è bene dire, però, che nei Paesi dove è già in uso è un vero successo: su circa 250mila utilizzi da parte di Londinesi e Newyorkesi ben 160mila multe contestate sono state annullate, con un risparmio di 4 milioni di dollari e una percentuale di successo pari al 64%.

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