Unioni “d’amore” combinate dai genitori: è reato
Genitori consapevoli e consenzienti, per “accasare” le figlie, a rapporti sessuali da queste ultime intrattenuti già da minori: per la legge è reato (concorso in prostituzione minorile).
Il pensiero prevalente di ogni padre e di ogni madre, si sa, è quello di assicurare una vita agiata ai propri figli, cercando per loro una tranquillità economica e sociale quanto più confacente e dignitosa possibile. Nulla di strano in tutto ciò se non fosse che c’è chi, per tale motivo, dovrà scontare 3 anni, 4 mesi e 15 giorni di reclusione.
A tanto ammonta infatti la condanna, confermata dalla Corte di Cassazione [1], ai genitori di una tredicenne, colpevoli di aver consentito e incoraggiato la propria figlia a intrattenere una
Secondo i giudici, il reato si configura perché la madre e il padre sono venuti meno all’obbligo – imposto loro dalla legge – di impedire che la figlia sotto i quattordici anni avesse rapporti sessuali, pur avendone contezza.
A nulla è valsa la giustificazione di aver agito nell’interesse della bambina. Non c’è dubbio che l’esperienza vissuta abbia causato alla piccola dei traumi psichici che, probabilmente, manifesteranno i loro effetti negativi negli anni a venire.