Il tempo impiegato per indossare la divisa va pagato
In busta paga la maggiorazione sullo stipendio corrispondente al tempo necessario per indossare la divisa aziendale.
Tutto il tempo che il dipendente impiega per indossare la divisa impostagli dall’azienda, per recarsi nei relativi spogliatoi e, da lì, recarsi sul posto di lavoro, va retribuito regolarmente in quanto fa parte della normale prestazione lavorativa. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
Secondo la Corte, nell’ambito del lavoro subordinato pubblico o privato, il tempo necessario per il dipendente ad indossare la divisa aziendale, anche se ad inizio giornata, quando ancora l’attività vera e propria non è iniziata, deve essere retribuito. Ciò a condizione che la divisa sia stata imposta dal datore di lavoro come una scelta aziendale e non corrisponda invece a una volontà del lavoratore.
È spesso il caso degli addetti alle vendite di alimenti che devono indossare i “camici” bianchi quando impiegati nelle operazioni di cucina o di vendita al bancone. Ma è anche il caso degli addetti di una catena di fast food che devono servire alla cassa o ai tavoli indossando abiti con i “colori e i loghi” dell’azienda.
Al contrario, se viene data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa (anche presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa attività diviene parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, e come tale non va retribuita. Viceversa, se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione (ad esempio negli spogliatoi predisposti appositamente dall’azienda), rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito.
Di conseguenza il tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro (tempo estraneo a quello destinato alla prestazione lavorativa finale) va adeguatamente retribuito con una voce apposita e autonoma in busta paga.
Attenzione però: i dipendenti hanno la possibilità di chiedere tali somme entro massimo cinque anni, oltre i quali scatta la prescrizione.