Cosa fare se le rate del finanziamento sono troppo alte?

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Autore: Redazione

11 marzo 2017

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

8 anni fa ho chiesto un finanziamento a una banca. Ora mi sono accorto che sto pagando interessi e rate altissime rispetto alla mia pensione di euro 750 mensili. È normale?

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Sicuramente il finanziamento contratto dal lettore è, da un punto di vista commerciale, poco conveniente, o, se vogliamo, particolarmente oneroso. Il tasso di interesse è pari al 12,952% che, seppur elevato, deve considerarsi legittimo perché inferiore al tasso soglia che, risalendo all’epoca in cui fu convenuto il finanziamento, deve calcolarsi moltiplicando i tassi medi (all’epoca 9,03% per crediti personali effettuati dalle banche e 10,58% per crediti personali e finanziamenti effettuati dagli intermediari non bancari) per 1,5. Il tasso soglia, che nel caso in questione equivale al 13,545%, se il finanziatore è una

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banca o al 15,87% se il finanziatore è un intermediario diverso dalla banca, rappresenta la soglia al di sopra della quale il tasso di interesse è da considerarsi usurario [1].

A questo punto, essendo legittimo il contratto sottoscritto, al lettore non resta che optare per una delle seguenti soluzioni:

  1. continuare a pagare il debito sino all’estinzione, come da piano di ammortamento;
  2. cercare di ottenere un abbassamento della rata (o contattando l’erogatore del finanziamento rinegoziando un nuovo finanziamento per il capitale residuo con rate più basse; oppure valutando la convenienza di un’eventuale offerta di altra finanziaria o banca, alla quale potrebbe chiedere un nuovo prestito, che preveda una rata più bassa, e con la somma finanziata potrebbe estinguere il primo finanziamento);
  3. proporre ai propri creditori un accordo nell’ambito di una procedura di composizione della crisi [2]. Questa procedura si rivolge ai consumatori, ossia alle persone fisiche, che hanno contratto debiti solo per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Il debitore, in tal caso, deve presentare in tribunale, tramite un avvocato o altro professionista abilitato, un piano che assicuri ai creditori una soddisfazione maggiore di quella che si avrebbe attraverso la liquidazione di tutti i beni del consumatore. Per un approfondimento, si legga l’articolo Fallimento del consumatore e sovraindebitamento: procedura di liberazione dai debiti.

Viste le condizioni generali di contratto, valutando da un lato le penali in caso di mancato pagamento e dall’altra la situazione patrimoniale del lettore, si potrebbe ragionare anche in ordine alle conseguenze di un mancato pagamento da parte sua del debito residuo. Non è il caso di dilungarsi oltre essendo nel campo delle ipotesi, ma se egli non avesse altro da perdere oltre alla pensione, cioè non avesse beni intestati e/o crediti verso terzi aggredibili dal finanziatore/creditore, si potrebbe ragionare anche su un’ipotetica ed eventuale convenienza di un suo inadempimento. Ciò a cosa porterebbe se il creditore/finanziatore non avesse altro bene su cui soddisfare coattivamente il proprio credito residuo al di fuori della pensione? Si arriverebbe, nella peggiore delle ipotesi (attenzione, escludendo che il lettore abbia altri beni!), ad un

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pignoramento presso terzi della sua pensione che, come è noto, non può essere superiore ad 1/5. Quindi, a seguito di un pignoramento gli verrebbe trattenuta la somma di 150 euro dalla pensione e si troverebbe così a dover rimborsare coattivamente il suo debito con una rata più bassa di quella che volontariamente ha pattuito nel contratto di finanziamento, anche se il periodo in cui sarà effettuata la trattenuta andrà naturalmente ben oltre il termine previsto nel contratto. Attenzione, ai fini di una valutazione circa l’opportunità e la convenienza di una soluzione del genere, derivante dal suo eventuale inadempimento, dovranno considerarsi anche le spese legali che matureranno e la segnalazione alla Crif della sofferenza del finanziamento con conseguente impossibilità di accedere al credito in futuro. È chiaro che detta ultima soluzione, che come presupposto vorrebbe che il lettore non abbia altri beni, crediti o redditi, al di fuori della pensione, potrebbe farle realizzare l’utile di una rata più bassa nell’immediato, qualora detto interesse fosse preminente rispetto alle altre conseguenze negative sopra evidenziate.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cerino

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