Pensione Opzione Donna, i contributi volontari servono?

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Autore: Noemi Secci

24 aprile 2017

Laureata in Giurisprudenza, Consulente del Lavoro, Docente in materie economico-giuridiche e formatrice qualificata. Oltre all'ambito giuslavoristico,è specializzata in campo previdenziale. Collabora con diverse testate online in materia di previdenza e di diritto del lavoro.

Proroga opzione donna: sono utili i contributi versati volontariamente per raggiungere i 35 anni utili alla pensione?

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Ho raggiunto 58 anni e 7 mesi di età e mi mancano 3 mesi per raggiungere 35 anni di contributi: posso pensionarmi con opzione donna?

La proroga dell’opzione donna, sfortunatamente, non è utile a chi perfeziona il requisito contributivo necessario alla pensione, pari a 35 anni di contributi, dopo il 31 dicembre 2015: è quanto emerge da un’attenta lettura della Legge di bilancio 2017 [1].

La proroga, difatti, riguarda soltanto i requisiti anagrafici, spostati in avanti per non escludere le lavoratrici dipendenti nate negli ultimi 3 mesi del 1958 e le lavoratrici autonome nate nell’ultimo trimestre del

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1957, per effetto degli adeguamenti della speranza di vita. Peraltro, il requisito di età, pari a 57 anni e 7 mesi per le dipendenti e 58 anni e 7 mesi per le lavoratrici autonome, deve essere raggiunto entro il 31 luglio 2016.

Nessuna possibilità, dunque, né per chi raggiunge il requisito d’età posteriormente a questa data, né per chi raggiunge i 35 anni di contributi dopo il 31 dicembre 2015: chi vuole versare i contributi volontari adesso, per arrivare a 35 anni, compie, ai fini dell’opzione donna, un’operazione inutile (salvo future proroghe ulteriori, allo stato attuale altamente improbabile).

È diverso il caso, invece, di chi deve riscattare o ricongiungere dei periodi anteriori al 31 dicembre 2015: in questi casi non conta la data di riscatto o ricongiunzione, difatti, ma la data in cui sono collocati i contributi. Ad ogni modo, i contributi volontari, se precedenti al 31 dicembre 2015, valgono pienamente per la pensione: la questione non risiede nella tipologia di contributi (volontari o obbligatori) ma nel

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periodo in cui sono collocati.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto della situazione, per capire come funziona l’opzione donna e che cosa cambia con la Legge di bilancio 2017.

Pensione opzione donna: vecchi requisiti

I requisiti originariamente previsti per raggiungere la pensione con Opzione Donna erano:

In base ai requisiti esposti, risultavano dunque tagliate fuori le nate nell’

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ultimo trimestre del 1958, se dipendenti, o del 1957, se autonome.

Pensione Opzione Donna: nuovi requisiti

La Legge di bilancio 2017, per rimediare a questa ingiusta esclusione, ha previsto dei nuovi requisiti:

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che compiono 57 anni entro il 31 dicembre 2015 e le autonome che compiono 58 anni entro la stessa data.

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Il requisito dei 35 anni di contributi, però, non è stato spostato in avanti dalla Legge di bilancio 2017: pertanto, come già esposto, la data valida per il raggiungimento dei contributi resta il 31 dicembre 2015.

I requisiti di riferimento dai quali calcolare i periodi di finestra tengono conto degli adeguamenti della speranza di vita: in buona sostanza, la finestra, di 12 o 18 mesi, parte quando l’interessata possiede sia il requisito di 35 anni di contributi che quello di età, pari non a 57 o 58 anni, ma a 57 anni e 7 mesi o a 58 anni e 7 mesi, sempreché il primo requisito sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015 e il secondo entro il 31 luglio 2016.

In questo modo le finestre, iniziando a decorrere 7 mesi più tardi, spostano in avanti di 7 mesi la liquidazione della pensione, con conseguente risparmio (nell’immediato) per le casse pubbliche.

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