Le quote di eredità riservate al coniuge e ai figli

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Autore: Carlos Arija Garcia

17 aprile 2017

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Quale eredità spetta al marito, alla moglie o ai figli? Chi sono i legittimari? Di che cosa si può disporre liberamente? E quali beni non vanno in successione?

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Viene in mente la tipica scena da film: il notaio apre il testamento e qualche figlio scopre di essere stato escluso dall’eredità in favore di quel fratello che, a suo dire, non lo meritava. E’ solo un film. Perché quando il genitore passa «a miglior vita» né il coniuge né i figli possono restare a mani vuote. Tutti loro sono i cosiddetti «legittimari», in quanto parenti più stretti del caro estinto. Come lo sono anche i genitori ed i nonni (se in vita) ed i nipoti (se esistenti). A tutti loro è riservata una quota di eredità

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e nessuno di loro ne può beneficiare a discapito di un altro.

In altre parole: come l’asso a scopa, moglie piglia tutto? No: ai figli è riservata una quota di eredità. Oppure: se non sopportavo mia moglie posso lasciare tutto ai figli? No: anche la mia consorte ha diritto alla sua quota. E quel figlio che mi ha fatto disperare per una vita può essere escluso dal testamento? Macché: lui, come i suoi fratelli, dovrà avere una fetta di torta.

Questo non vuol dire che tutta l’eredità del defunto debba essere divisa esclusivamente tra i parenti: il «fu» può decidere di lasciarne una parte ad altri parenti, amici, affini o collaterali. Purché rispetti la quota di eredità che spetta ai legittimari

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. Altrimenti uno di questi può impugnare il testamento in Tribunale per avere ciò che gli spetta: è quella che si chiama «azione di riduzione della legittima».

Chi sono i legittimari?

I legittimari sono i familiari più stretti a cui è riservata una quota di eredità prestabilita (che vedremo tra poco) in base al grado di parentela. Questo significa che chi decide di fare un

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testamento per dividere il proprio patrimonio un domani (ma anche un dopodomani, potendo scegliere) non può lasciare tutto alla parrocchia, all’Ente protezione animali o all’amante che gli è stato vicino negli ultimi anni: di quel patrimonio ci sono delle quote di eredità riservate a coniuge e figli, cioè ai legittimari, che gli piaccia o meno.

Nello specifico, chi sono i legittimari? Si tratta di:

A tutti loro è riservata una quota di eredità in virtù di quella che si chiama «successione necessaria», anche se il caro estinto ha lasciato altre disposizioni sul testamento.

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Quali sono le quote di eredità riservate ai legittimari?

Ed ecco che arriviamo al dunque: quali sono le quote di eredità riservate al coniuge e ai figli e agli altri parenti legittimari? Lo vediamo in questa tabella.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

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¼ dell’eredità
Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli)– al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto)Al figlio unico va ½ dell’ereditའdell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto)Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figliAi genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendentiSi può liberamente disporre dell’intera eredità

Le quote di legittima

Che cosa spetta al coniuge del defunto?

Nello stabilire le

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quote di eredità, il coniuge è sicuramente quello che porta a casa la fetta di torta più grossa, se non altro perché a lui spetta sempre il diritto di abitazione, vale a dire, il diritto di continuare a vivere nella stessa casa in cui ha vissuto con il caro estinto.

Oltre a questo, il coniuge ha diritto:

Che cosa spetta ai figli del defunto?

Per quanto riguarda i figli, c’è da distinguere tra:

Cosa spetta ai genitori del defunto?

Infine, i

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genitori. Anche loro hanno diritto ad una quota di eredità in questi casi:

Le quote di eredità di cui si può disporre liberamente

Ci sono, inoltre, delle quote di eredità di cui chi fa un testamento può decidere come meglio gli pare, liberamente. Sono queste:

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Che cosa non fa parte dell’eredità

Ci sono alcuni beni che non vanno in successione e che, quindi, non rientrano nelle quote di eredità. Si tratta dell’indennità di preavviso, del Tfr, cioè il trattamento fine lavoro, e le assicurazioni sulla vita del defunto.

Per quanto riguarda il preavviso e il Tfr del defunto che aveva un rapporto di lavoro subordinato, in base alla legge devono essere corrisposti al coniuge, ai figli e – se in carico al lavoratore defunto – ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado [1].

Perché preavviso e Tfr non rientrano nelle quote di successione? Perché entrambi maturano successivamente alla morte del lavoratore. Oltretutto, e proprio per questo motivo, non sono soggetti ad imposte di successione.

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Tuttavia, ma solo in assenza di coniugi, figli, parenti ed affini, il lavoratore può disporre con un testamento a chi lasciare preavviso e Tfr (associazioni, enti, ecc.) [2].

Per quanto riguarda, invece, l’assicurazione sulla vita, il beneficiario della polizza acquista un diritto proprio relativamente all’assicurazione, quindi i soldi corrisposti al momento del decesso del defunto non rientrano nelle quote di eredità e non sono soggetti ad imposta di successione. Tutt’al più, il beneficiario della polizza dovrà riconoscere ai legittimari che risultassero lesi l’importo dei premi pagati da chi ha fatto il testamento (se, ad esempio, quest’ultimo ha beneficiato un erede in modo discriminante rispetto agli altri con la polizza).

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