Cosa comporta essere senza fissa dimora

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Autore: Carlos Arija Garcia

02 maggio 2017

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Chi finisce per strada perde i diritti civili e sociali. Ma può iscriversi all’anagrafe anche con un domicilio fittizio o virtuale. A patto che sia reperibile.

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Una persona senza fissa dimora è quella che si sposta da un Comune all’altro senza un punto di riferimento preciso. Ma che, comunque, ha diritto ad iscriversi all’ufficio anagrafe di un qualsiasi Comune sotto un indirizzo fittizio per poter difendere i propri diritti civili (ad esempio il diritto al voto) e sociali (come i servizi di assistenza).

Essere senza fissa dimora non equivale ad essere un senza tetto. Qual è la differenza? Quest’ultimo ha la residenza in un Comune pur non avendo un’abitazione in cui vivere. La loro residenza, dunque, può essere fissata sotto un certo cavalcavia, nella panchina di un parco oppure in un centro di accoglienza o dormitorio.

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Rimanere senza fissa dimora, invece, non è sempre una questione di difficoltà economica: a volte diventa una scelta per non essere reperibili, soprattutto, per il Fisco. Tuttavia, questa decisione implica notevoli ostacoli.

Quindi, che cosa comporta essere senza fissa dimora? E quali sono i diritti di chi non ha una residenza stabile?

Essere senza fissa dimora: quali problemi

Chi finisce per strada e, quindi, si ritrova ad essere senza fissa dimora deve affrontare, oltre a problemi di natura economica e pratica, una serie di privazioni dal punto di vista normativo. Che cosa comporta essere senza fissa dimora

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? Comporta, in primis, perdere la propria residenza. E questo significa perdere anche una serie di diritti legati dalla legge alla residenza di un cittadino: il diritto alla salute (chi è senza fissa dimora può ricevere prestazioni solo dal Pronto soccorso), il diritto a rinnovare la propria carta d’identità o ad aprire una partita Iva, il diritto a qualsiasi tipo di prestazione previdenziale, anche se chi è senza fissa dimora ha lavorato per più di 40 anni pagando regolarmente i contributi. Infine, essere senza fissa dimora comporta anche perdere il diritto al voto.

Presso il Ministero dell’Interno esiste un apposito registro in cui vengono inserite tutte le persone che risultano

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senza fissa dimora.

Il diritto alla residenza fittizia o virtuale

Per ovviare tutta questa serie di problemi che comporta essere senza fissa dimora, è possibile ottenere una residenza anagrafica vincolata al possesso di un domicilio, cioè di un posto dove si vive in maniera stabile ma che non deve per forza essere un’abitazione: può trattarsi, infatti, di una stazione ferroviaria, della famosa panchina del giardino (non una qualsiasi ma proprio quella panchina) quel tale cavalcavia, addirittura una grotta, anche se non arredata.

Questo perché la natura del posto in cui si vive non può essere un impedimento per l’iscrizione all’anagrafe di un Comune. Tale ufficio, infatti, deve limitarsi a registrare la presenza stabile di una persona sul territorio comunale, anche se si trova ad

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essere senza fissa dimora o vive nel vagone di un treno abbandonato. Il diretto interessato può iscriversi con una residenza fittizia o virtuale utilizzando un indirizzo inesistente, cioè dichiarando di abitare in una via che, in realtà, in quel paese o città non esiste. Ogni Comune deve dotarsi di una di queste vie «virtuali» dove collocare le persone senza fissa dimora che chiedono l’iscrizione anagrafica.

Tutto così semplice? Non proprio. La legge [1] impone che, al momento dell’iscrizione anagrafica, la persona senza fissa dimora è tenuta a fornire all’ufficio comunale «gli elementi necessari allo svolgimento degli accertamenti atti a stabilire l’effettiva sussistenza del domicilio». In altre parole, uno si può registrare anche in una via che non esiste, purché dica esattamente dove si trova il vagone, la panchina o il container in modo da essere reperibile. Infatti, il Ministero dell’Interno ha precisato in una circolare [2] che, nella parte del modulo relativo alla dichiarazione di residenza» in cui è riportata la dicitura «Tutte le comunicazioni inerenti la presente dichiarazione dovranno essere inviate ai seguenti recapiti», la persona senza fissa dimora abituale dovrà indicare uno o più recapiti dove può essere rintracciata [3]. A questo domicilio verranno inviate la posta e le comunicazioni ufficiali (comprese quelle del Fisco).

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