Lavoro part-time: l’azienda può modificare l’orario?
Part-time: le ore di lavoro e la loro collocazione temporale sono stabilite all’interno del contratto e il datore non può modificare questi elementi a suo piacimento, senza il consenso del dipendente.
Solitamente, quando si firma un contratto di lavoro part-time, al suo interno vengono indicate sia la durata della prestazione lavorativa sia la collocazione temporale dell’orario con riferimento, al giorno, alla settimana, al mese e all’anno. Per capirci: a Tizia viene fatto un contratto di due anni presso l’azienda X e si stabilisce che dovrà lavorare 20 ore a settimana per 4 ore al giorno dalle 8.00 alle 12.00.
Ma cosa accade se il datore di lavoro di sua iniziativa, cambia questi accordi, stabilendo
Indice
La vicenda
Una commessa faceva causa al supermercato in cui lavorava sostenendo che il suo contratto di lavoro prevedeva un orario di 24 ore settimanali, poi ridotte a 19, da svolgersi la mattina. Dopo un po’ di tempo, il supermercato decideva, senza chiedere il suo consenso, di farla lavorare il pomeriggio.
Lavoro part-time: cos’è?
Il contratto part-time è un contratto di lavoro subordinato che prevede un orario di lavoro non di 40 ore (come avviene nel contratto ordinario, il cosiddetto full-time) ma ridotto, pur garantendo al lavoratore gli stessi diritti dei dipendenti a tempo pieno, in proporzione alla quantità di lavoro prestata: in parole semplici, è chiaro che lo stipendio del lavoratore part-time sarà più basso rispetto a quello del lavoratore full-time, proprio perché il primo lavora meno ore del secondo.
Lavoro part-time: come stabilire l’orario?
All’interno del contratto part-time devono essere indicate le ore di lavoro in maniera precisa e puntuale, indicando giorno, settimana, mese o anno.
Nel caso in cui manchi l’accordo sulla collocazione temporale dell’orario di lavoro all’interno del contratto (in pratica se non si è deciso se far lavorare il dipendente di mattina o di pomeriggio), è il giudice che decide, tenendo conto delle regole stabilite nei contratti collettivi e:
- delle responsabilità familiari del lavoratore interessato: ad esempio, se si tratta di una donna, il giudice potrebbe stabilire di farla lavorare di mattina quando i bambini sono a scuola;
- della sua necessità di integrazione del reddito mediante lo svolgimento di atra attività lavorativa: ad esempio, se il lavoratore svolge più lavori;
- delle esigenze del datore di lavoro.
Ad esempio, se – come nel caso della sentenza – il datore di lavoro ha bisogno del dipendente nel pomeriggio mentre quest’ultimo nel pomeriggio svolge altra attività, il giudice può stabilire un orario di lavoro nel seguente modo: dal lunedì al venerdì il dipendente lavorerà 4 ore di mattina in modo da potersi dedicare nel pomeriggio all’altra attività, il sabato lavorerà 4 ore al pomeriggio in modo da venire incontro alle esigenze dell’azienda.