Distrazione delle spese legali: cosa significa?

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Autore: Redazione

18 giugno 2017

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Con la distrazione delle spese il giudice condanna la parta soccombente a pagare le spese legali non già alla controparte ma direttamente al suo avvocato.

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Nel momento in cui il giudice, con la sentenza che chiude la causa, decide sulla condanna alle «spese processuali» – condanna che quasi sempre avviene nei confronti della parte che perde il giudizio (cosiddetta «parte soccombente») – può optare tra due soluzioni: imporre a tale soggetto di versare detti importi all’avversario (ossia alla «parte vincitrice») oppure direttamente al suo avvocato. È quest’ultima la cosiddetta distrazione delle spese processuali (o spese legali).

Il giudice decide per la distrazione alle spese legali

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quando a chiederglielo è lo stesso avvocato il quale, evidentemente, non avendo ricevuto il pagamento della parcella dal proprio cliente all’inizio della causa, in questo modo intende recuperare l’onorario dall’avversario.

A prevedere la possibilità della distrazione alle spese processuali è lo stesso codice di procedura civile [1]: la norma concede a ciascun avvocato il diritto di chiedere al giudice che, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, i compensi e le spese di lite vengano liquidate, in caso di vittoria del suo assistito, direttamente a suo favore. Ciò al fine di ottenere più facilmente e con maggiore sicurezza il pagamento del proprio compenso e il rimborso delle spese anticipate, potendole richiedere direttamente al soccombente in forza del provvedimento del giudice.

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Per comprendere meglio come funziona la distrazione alle spese processuali ricorriamo a un esempio e confrontiamo la situazione per così dire ordinaria a quella in cui invece avviene la condanna alle spese con distrazione.

Esempio di condanna senza distrazione alle spese: nella causa tra Tizio e Caio, il giudice condanna Tizio a pagare a Caio le spese processuali da quest’ultimo sostenute. Tizio si libererà dal proprio obbligo versando l’importo direttamente a Caio (con assegno, bonifico sul conto corrente, consegna a mani, ecc.). A emettere la quietanza per l’importo ricevuto sarà quindi Caio.

Una situazione di questo tipo presuppone che Caio abbia già pagato il proprio avvocato e, con la condanna alle spese di Tizio, ottenga da quest’ultimo il rimborso di quanto già speso per difendersi da un giudizio ingiusto. Nulla però toglie che, negli accordi tra Caio e il suo avvocato, la parcella di quest’ultimo sia totalmente o parzialmente onorata tramite i soldi che arriveranno dalla controparte a seguito della condanna alle spese.

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Esempio di condanna con distrazione alle spese: nella causa tra Tizio e Caio, il giudice condanna Tizio a pagare le spese processuali sostenute da Caio, ma nelle mani del suo avvocato il quale emetterà la fattura.

Una situazione di questo tipo presuppone che Caio non abbia pagato il proprio avvocato e che questi, con la richiesta di distrazione delle spese processuali, si soddisfi proprio con il pagamento di Tizio. Il legale ottiene in tal modo un titolo esecutivo (la sentenza di condanna con la distrazione delle spese processuali) che gli consente di soddisfare le sue ragioni direttamente nei confronti della parte soccombente: diventa quindi creditore verso quest’ultimo, al posto del suo cliente.

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La distrazione può essere richiesta in qualsiasi tipo di causa. Se il giudice accoglie l’istanza provvede con la stessa sentenza di condanna.

Tra l’avvocato del vincitore e la parte soccombente si instaura, quindi, un rapporto di credito/debito che è autonomo rispetto a quello fra le parti in causa. In particolare il difensore diventa creditore del soccombente non solo per la somma liquidata dal giudice ma anche degli oneri fiscali ad essa correlati ossia l’Iva e la Cassa di previdenza; dovrà quindi emettere la fattura.

Anche se c’è stata distrazione delle spese legali, l’avvocato può decidere ugualmente di chiedere al proprio cliente il pagamento del compenso e delle spese, se lo ritiene più conveniente (salva la possibilità poi per il cliente di farsi rimborsare dal soccombente).

Infine, se la condanna alle spese con distrazione è per un importo inferiore rispetto al compenso inizialmente concordato tra l’avvocato e il proprio cliente, il difensore può sempre rivolgersi a quest’ultimo per ottenere per il pagamento della residua parte della parcella (quella cioè che ecceda la somma liquidata dal giudice con la condanna alle spese con distrazione).

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