Collaborazioni continuative: si applica il rito del lavoro

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Autore: Redazione

28 giugno 2017

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Con il Job Act degli autonomi, dal 2017 il processo del lavoro si applica anche ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a carattere non subordinato.

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Anche alle co.co.co. a carattere non subordinato si applica il rito del lavoro. È questa una delle principali conseguenze, sul piano processuale, che derivano dall’approvazione del cosiddetto «Job Act dei lavoratori autonomi». La nuova normativa [1], in Gazzetta Ufficiale dal 13 giugno 2017, ha modificato il codice di procedura civile [2]; in particolare è stato esteso l’articolo che elenca i casi in cui si applica il processo del lavoro (introduzione del giudizio con ricorso e immediata allegazione della documentazione con richiesta dei mezzi istruttori; costituzione del resistente entro 10 giorni dalla prima udienza a pena di decadenza delle richieste istruttorie). La nuova norma specifica che il rito del lavoro vale anche rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato.

La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa.

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