Se muore un genitore e non lo comunico all’Inps che rischio?

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Autore: Redazione
La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Ritardare la comunicazione all’Inps relativa al decesso di una persona per incassare la pensione è reato.

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Anche se, quando muore un genitore, il dolore è spesso talmente elevato da far dimenticare tutti gli adempimenti burocratici collegati al triste evento (tant’è che per la dichiarazione di successione si può attendere anche un anno), ci sono alcuni obblighi che vanno adempiuti immediatamente. Uno di questi è la comunicazione all’Inps che va fatta dagli eredi tutte le volte in cui il soggetto deceduto percepiva la pensione. La comunicazione di decesso serve per consentire all’Istituto di Previdenza di interrompere l’erogazione delle mensilità della pensione che, altrimenti, verrebbero

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accreditate sul conto corrente dell’ex lavoratore. Ma cosa rischia l’erede se non fa la comunicazione di decesso del genitore pensionato all’Inps? Cerchiamo di capirlo in questo articolo.

Se l’accredito della pensione raggiunge 4mila euro si rischia il penale

Attendere qualche settimana, o addirittura qualche mese, prima di comunicare all’Inps la morte di un genitore, in modo da ottenere il versamento di una o più mensilità della pensione sul conto corrente del defunto (ormai divenuto di titolarità degli eredi), è reato. In particolare si può essere denunciati per «indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato» [1].

Il punto che spesso si ignora è che il “penale” scatta sia in caso di malafede che di colpa dell’erede. In buona sostanza, lo Stato, prima di incriminare

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chi non comunica all’Inps la morte del genitore, non accerta se questi l’ha fatto per semplice dimenticanza o perché voleva continuare a percepire i ratei della pensione. Basta la semplice percezione delle somme per far scattare il reato. È dunque illegittimo, in qualsiasi caso e a prescindere dalle intenzioni, incassare la pensione di una persona morta, facendo finta di niente e lasciando che l’accredito della mensilità, da parte dell’Inps, finisca puntualmente sul conto del familiare defunto.

Attenzione: il “penale” scatta solo se le somme ottenute a titolo di pensione del genitore morto sono superiori a 3.999,96 centesimi. In tali casi siamo in presenza di un reato, si avrà un procedimento penale all’esito del quale verrà irrogata la pena della reclusione da sei mesi a tre anni.

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Invece al di sotto di questa soglia, il comportamento dell’erede che non comunica all’Inps la morte del genitore non è reato ma solo un illecito amministrativo. Dunque, per piccoli importi non c’è alcuna conseguenza sotto il profilo penale; scatta però l’obbligo di pagare una sanzione che va da 5.164 euro a 25.822 euro. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

Il codice penale, in particolare, punisce «chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee». In tale condotta la giurisprudenza ha fatto rientrare quindi la percezione dei ratei della pensione per conto di un soggetto defunto la cui morte non è stata prontamente comunicata dagli eredi all’Inps. Sul punto si citano due precedenti. La Cassazione

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[2] ha detto che «integra la fattispecie criminosa di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato il comportamento di chi incassa la pensione di pertinenza di soggetto deceduto, conseguita dal cointestatario del medesimo conto corrente su cui confluivano i ratei della pensione, che ometta di comunicare all’Ente previdenziale il decesso del pensionato». La stessa interpretazione è stata condivisa anche dall’Ufficio delle Indagini Preliminari di S. Maria Capua Vetere [3].

Per evitare le conseguenze amministrative o penali che abbiamo appena descritto, se muore un genitore bisogna subito comunicarlo all’Inps; se non si è avuto tempo a sufficienza (ad esempio l’accredito è scattato il giorno dopo il decesso), gli eredi sono tenuti a restituire l’importo all’Inps.

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Il reato scatta anche se la pensione viene accreditata sul conto corrente cointestato a un’altra persona, ad esempio a un familiare autorizzato al prelievo senza obbligo di doppia firma.

Ma come si comunica all’Inps la morte di un genitore? È molto facile: bisogna presentare il certificato di morte presso la sede Inps che eroga la pensione. Non c’è bisogno di recarsi fisicamente allo sportello, ma ci si può affidare anche al Caf.

Contestualmente alla denuncia di decesso del pensionato (che come già detto, avviene presentando il certificato di morte), va presentata la domanda di pensione di reversibilità dai superstiti aventi diritto.

Non comunicare all’Inps la morte di un genitore è quindi una condotta molto pericolosa. Se l’Istituto di previdenza si accorge infatti che il titolare della pensione è morto (anche se da poco) e che di tanto non è stato informato, deve:

Le indagini possono essere condotte non solo dall’Inps ma anche dalla Guardia di Finanza.

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