Diagnosi sbagliata: chi risarcisce il paziente

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Autore: Emanuele Carbonara

01 agosto 2017

L’errore del medico può causare nel malato ulteriori danni fisici o psicologici: a chi va chiesto il risarcimento?

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Quando il medico sbaglia la diagnosi, il paziente può andare incontro a danni considerevoli, sia fisici che psicologici. Tutti questi pregiudizi sono suscettibili di risarcimento se derivano da un errore del sanitario, colpevole di non aver inquadrato correttamente la patologia. Il risarcimento può essere chiesto sia direttamente al medico sia alla struttura sanitaria presso la quale il professionista opera. Questa scelta ricade sul danneggiato e comporta conseguenze diverse. Vediamo dunque nel dettaglio chi risarcisce il paziente in caso di diagnosi sbagliata

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Quando nasce il diritto al risarcimento?

Il diritto al risarcimento nasce ogni qual volta il paziente subisca un pregiudizio a causa dell’errore del medico. Se si considera, quindi, il momento della diagnosi, si possono chiedere i danni quando il professionista sbaglia nell’individuare la patologia effettivamente presente. Gli errori possono essere diversi:

É chiaro che, per poter chiedere il risarcimento, il paziente deve aver subito un pregiudizio effettivo. I

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danni suscettibili di ristoro possono essere sia fisici che psichici. Ad esempio, se il medico ritarda ad effettuare la diagnosi o sbaglia totalmente l’individuazione della malattia, il paziente potrebbe subire conseguenze molto serie connesse allo stato di avanzamento della stessa (e al fatto che non sia stata adeguatamente fronteggiata per colpa del sanitario).

Ancora, in caso di falso positivo, la notizia sbagliata circa la presenza di una patologia (in realtà inesistente) può causare nel soggetto stress, ansia, cambiamento rilevante dei ritmi di vita, depressione e così via: in pratica, danni psicologici anch’essi suscettibili di risarcimento.

A chi va chiesto il risarcimento?

Il paziente può chiamare in giudizio, in alternativa:

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Si tratta di una scelta che comporta importanti conseguenze dal punto di vista della normativa applicabile [1].

Risarcimento chiesto alla clinica

Se il paziente chiede il risarcimento alla struttura sanitaria potrà godere di notevoli vantaggi, perché:

La disciplina appena descritta vale anche se il medico a cui ci siamo rivolti non è dipendente della struttura ma è convenzionato con la stessa.

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Risarcimento chiesto al medico

Se invece il paziente chiede i danni direttamente al medico autore dell’errore, si applicherà una disciplina diversa [3]. In particolare:

Si può chiedere il risarcimento all’assicurazione?

Dal 2017 la legge obbliga «le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private», nonché i singoli professionisti, a sottoscrivere una

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polizza assicurativa per i danni cagionati a terzi. L’obbligo in questione è finalizzato a garantire l’effettivo ristoro economico per i pazienti vittime di errori medici [4].

In caso di diagnosi sbagliata, quindi, il paziente potrà chiamare direttamente in giudizio l’impresa assicurativa che garantisce la clinica o il medico (nei limiti delle somme previste nel contratto di assicurazione stipulato). Le strutture sanitarie sono obbligate a pubblicare, sui propri siti internet, la denominazione della società assicurativa con cui hanno sottoscritto il contratto stesso.

Cosa fare prima di chiedere i danni?

Prima di instaurare la causa civile per il risarcimento del danno, la legge obbliga il paziente:

Si tratta di adempimenti preliminari rispetto al processo vero e proprio, previsti dalla legge per tentare un confronto tra le parti, nonché valutare e quantificare i danni subiti al fine di comporre bonariamente la contesa [6].

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