Può andare in pensione prima chi si ammala?

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Autore: Noemi Secci

08 agosto 2017

Laureata in Giurisprudenza, Consulente del Lavoro, Docente in materie economico-giuridiche e formatrice qualificata. Oltre all'ambito giuslavoristico,è specializzata in campo previdenziale. Collabora con diverse testate online in materia di previdenza e di diritto del lavoro.

Pensione anticipata per malattia e invalidità, in quali casi è possibile uscire dal lavoro.

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Chi ha una grave malattia e non è più in grado di lavorare può andare in pensione prima, ma è necessario che dalla malattia derivi una determinata percentuale d’invalidità. La normativa previdenziale, infatti, non prevede la possibilità di anticipare la pensione per il solo verificarsi di una malattia, ma bisogna che la patologia causi una riduzione della capacità lavorativa, cioè che determini l’invalidità del lavoratore, perché questi possa uscire prima dal lavoro.

In particolare, il lavoratore può ottenere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, se possiede una riduzione della capacità lavorativa dall’

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80% in su (se non è dipendente pubblico). Se l’invalidità posseduta è dal 74% in su, può ottenere una maggiorazione dei contributi pari a 2 mesi all’anno, con un anticipo del trattamento massimo sino a 5 anni. Se, infine, possiede un’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa e almeno 5 anni di contributi (di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio), può ottenere la pensione d’inabilità (se dipendente pubblico, al verificarsi di precise condizioni può ottenere la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro).

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono le infermità che permettono di anticipare la pensione.

Pensione anticipata per i beneficiari della Legge 104

Se l’interessato è beneficiario della

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Legge 104, in quanto gli è stato riconosciuto un handicap grave, non ha diritto all’anticipo della pensione per il solo stato di handicap.

L’esistenza o meno di un handicap, difatti, non comporta un anticipo della pensione perché, come anticipato, il collocamento a riposo può avvenire prima solo sulla base dell’invalidità. In parole semplici, un lavoratore può essere sia invalido che portatore di handicap, ma le due condizioni non vanno confuse, poiché l’invalidità indica la diminuzione della capacità lavorativa, mentre l’handicap indica la condizione di svantaggio che limita, o impedisce, lo svolgimento del proprio ruolo sociale.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità

Per gli invalidi con capacità lavorativa ridotta a meno di un quinto, ossia per chi possiede un’invalidità pari all’

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80% o superiore, è ancora possibile applicare la Legge Amato [1], che prevede l’anticipo della pensione di vecchiaia a 60 anni di età per gli uomini, ed a 55 anni di età per le donne, se vene cessata l’attività lavorativa e si possiedono almeno 20 anni di contributi.

Attualmente i requisiti sono pari a 60 anni e 7 mesi per gli uomini ed a 55 anni e 7 mesi per le donne, a causa degli incrementi legati alla speranza di vita. La pensione, però, è liquidata dopo 12 mesi dalla maturazione dei requisiti, in quanto si applicano ancora le vecchie finestre.

La pensione di vecchiaia anticipata non può essere ottenuta dai dipendenti pubblici invalidi: per questi ultimi, però, è possibile ottenere, in presenza di precisi requisiti, la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro.

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Se il pensionato percepisce un assegno d’invalidità ordinario, questo viene convertito d’ufficio in pensione di vecchiaia.

Pensione di vecchiaia anticipata ciechi

Per i non vedenti, la pensione di vecchiaia anticipata può essere ottenuta a 55 anni e 7 mesi per gli uomini, ed a 50 anni e 7 mesi per le donne.

Anticipo della pensione per invalidità con maggiorazione contributiva

I lavoratori che possiedono un’invalidità pari o superiore al 74%, hanno diritto al riconoscimento di 2 mesi di contributi figurativi aggiuntivi ogni 12 mesi di lavoro, sino ad un massimo di 5 anni nella vita lavorativa. In pratica il lavoratore, qualora oltrepassi la soglia cumulabile, può anticipare la pensione sino a un massimo di 5 anni.

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L’agevolazione spetta a partire dalla data in cui è riconosciuta l’invalidità in misura pari o superiore al 74%; non possono essere riconosciuti gli anni precedenti al 2002, in quanto la normativa riconosce l’agevolazione dal 2002 in poi. Inoltre, è necessario che l’invalidità sia riconosciuta in misura percentuale dall’apposita commissione medica.

Pensione d’inabilità

Se al lavoratore viene riconosciuta un’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa, questi ha diritto alla pensione d’inabilità: per ottenerla deve possedere, però, almeno 5 anni di contributi, e 3 anni contribuzione versata nell’ultimo quinquennio.

La pensione è calcolata aggiungendo, alle settimane di contributi versati, una

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maggiorazione convenzionale, che copre il periodo mancante, dalla decorrenza del trattamento fino al raggiungimento di 60 anni d’età, sino ad un massimo di 40 anni di anzianità contributiva.

Il trattamento è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa.

Pensione d’inabilità per chi non ha versato contributi

Chi non possiede i requisiti contributivi richiesti per la pensione d’inabilità, ma è riconosciuto inabile, ha invece diritto alla pensione per invalidi civili al 100%: si tratta di una prestazione dovuta a soggetti di età tra i 18 e i 65 anni, impossibilitati a svolgere qualsiasi attività lavorativa, con reddito inferiore a 16.532,10 euro.

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Pensione d’inabilità dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici possono ottenere una pensione d’inabilità anche se non possiedono un’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa. È sufficiente che sia certificata, difatti:

Bisogna comunque sottolineare che, in caso di inabilità assoluta e permanente alle mansioni svolte riconosciuta dalla commissione medica, il dipendente pubblico non ha automaticamente diritto alla pensione. Prima di dispensare dal servizio il lavoratore per inabilità, infatti, l’amministrazione è tenuta ad attribuire una

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mansione equivalente, che sia compatibile con l’inabilità riconosciuta.

Se questa nuova attribuzione non è possibile, l’amministrazione può proporre una mansione di posizione funzionale inferiore e, nel caso in cui il dipendente rifiuti questa collocazione, potrà essere dispensato dal servizio ed ottenere quindi la pensione, se possiede:

Per quanto riguarda, invece, la pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro, la prestazione è dovuta per il verificarsi di un’inabilità tale da impedire una collocazione lavorativa

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continuativa e remunerativa.

Hanno dunque diritto alla pensione tutti i dipendenti pubblici che presentano un’inabilità permanente e assoluta, fisica o mentale, a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, non derivante da causa di servizio; anche in questo caso, i requisiti sanitari devono essere accertati da un’apposita commissione medica.

I requisiti per ottenere questa pensione, oltre a quelli sanitari appena esposti, sono:

Pensione per infortunio o malattia professionale

Se un lavoratore subisce un infortunio, o gli viene diagnosticata una malattia professionale (causata, cioè, dal tipo di lavoro o dall’ambiente di lavoro), a seconda del grado d’inabilità riscontrato può ricevere un trattamento in forma di rendita, in pratica una sorta di pensione, erogata dall’Inail.

Per approfondire l’argomento, vi invitiamo a leggere: Inail, rendita diretta per inabilità permanente.

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