Copertura internet banda larga: è un diritto di tutti

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Autore: Maria Monteleone

09 agosto 2017

Avvocato. Esperta in diritto civile, diritto tributario, diritto bancario, diritto di famiglia, tutela del consumatore. Mediatore civile e commerciale. Specializzata in Professioni Legali. Laureata con lode in Giurisprudenza. Curatore della rubrica "Law and Financial" in materia di Fisco e Riscossione.

L’accesso “efficace” a internet è un diritto di tutti i cittadini: le valutazioni dell’Agcom.

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L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), a seguito del confronto con gli operatori e le associazioni di consumatori, ha espresso in un’apposita delibera [1] le proprie valutazioni in merito alla necessità di garantire a tutti i cittadini una copertura con servizi internet banda larga.

In particolare si è rilevata l’esigenza, anche sulla base delle direttive dell’Unione Europea, dell’inclusione della banda larga negli obblighi di servizio universale, cioè al pari della linea telefonica, dell’acqua, dei servizi postali ecc. Tutti i cittadini hanno diritto ad una connessione internet con copertura della banda larga per

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almeno 2Mb.

In Italia, invece, nonostante nonostante la teorica copertura a banda larga al 99%, vi sono diverse realtà (specie piccoli comuni) a cui è negata la possibilità di disporre di un fornitore di accesso a banda larga ad Internet. L’Agcom riceve infatti numerose segnalazioni di mancata copertura dovuta all’inefficienza delle infrastrutture presenti sul territorio (si pensi per esempio alle aree rurali).

Che fare allora per garantire concretamente a tutti la copertura a banda larga ed eliminare il cosiddetto digital divide tra le famiglie italiane?

Gli orientamenti comunitari prevedono lo strumento del finanziamento pubblico al fine di promuovere la realizzazione di reti di nuova generazione nelle cosiddette

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aree a fallimento di mercato, ossia in quelle aree sprovviste di reti di nuova generazione e nelle quali non si riscontra un interesse degli operatori privati ad investire in un arco temporale triennale.

Secondo l’Agcom, tuttavia, le tempistiche e le modalità di realizzazione dei piani del governo (con riguardo ai finanziamenti pubblici e agli aiuti di Stato) potrebbero non essere sufficienti e non consentire nell’immediato l’universalità di un accesso efficace a internet.

Banda larga come servizio universale

La soluzione suggerita dall’Autorità è allora quella dell’inclusione della banda larga, ad una velocità almeno pari a 2 Mbps, nel perimetro dell’obbligo di servizio universale

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. Questa costituirebbe una misura complementare alle strategie governative ai fini di conseguire i benefici derivanti da una copertura capillare della connettività a banda larga.

Sempre secondo il diritto comunitario, l’inclusione delle connessioni a banda larga, ad una data velocità, negli obblighi di servizio universale può essere prevista nei casi in cui la suddetta velocità di connessione sia usata a livello nazionale:

Dal momento che entrambi i presupposti si realizzano nel nostro Paese, l’obbligo di servizio universale rappresenta uno strumento integrativo dei piani governativi, tenuto conto delle tempistiche di realizzazione, della presenza di eventuali aree che non saranno comunque raggiunte dalle infrastrutture finanziate o di nuove abitazioni o agglomerati di case non incluse nei progetti degli operatori aggiudicatari.

In sede di revisione degli obblighi di servizio universale potranno essere fissati i requisiti qualitativi delle connessioni wireless fisse, tramite rete satellitare, o, laddove ritenuto, tramite rete mobile, a integrazione degli accessi su rete fissa che dovranno garantire una velocità almeno pari a 2 Mbps.

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