Quando una sentenza penale passa in giudicato

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Autore: Sabina Coppola

24 novembre 2017

Laureata, con vecchio corso quadriennale, presso l'Università di Napoli Federico II (con 110/110 e lode) ha conseguito diploma specialistico in professioni legali al Suor Orsola Benincasa e si è iscritta al COA di Napoli nel 2008. Specializzata in diritto penale, si impegna nella tutela dei diritti dei detenuti con il Carcere Possibile O.N.L.U.S.. E' iscritta nell'Albo speciale dei difensori di ufficio presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, avendo conseguito una particolare specializzazione in diritto civile minorile.

Le sentenze passano in giudicato, e quindi si dicono definitive o irrevocabili, quando non è più possibile impugnarle.

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La sentenza penale emessa in primo grado può essere impugnata prima nel merito (con l’atto di appello) e poi per motivi di legittimità (con il ricorso per cassazione). Per tale ragione, la pena contenuta nella sentenza non può essere eseguita se prima non siano stati esperiti tutti e tre i gradi di giudizio o se non sia comunque decorso il termine per impugnare. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire quando una sentenza penale passa in giudicato.

Cos’è una sentenza

La sentenza

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è il provvedimento che il giudice (intenso quale giudice di pace, giudice in composizione monocratica o collegiale) emette al termine del processo penale. Essa deve essere deliberata dagli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento in modo tale da garantire che chi decide sia la stessa persona che ha assistito all’esame di tutti i testimoni [1]. Questo principio comporta che, se alla penultima udienza dibattimentale, il giudice (o uno dei giudici se si tratta di un collegio giudicante) viene sostituito perché, ad esempio, va in pensione o lo trasferiscono, il dibattimento deve ricominciare da capo, affinché la decisione sia assunta solo da giudici che hanno seguito l’intero processo. Unica eccezione si verifica nei processi di criminalità organizzata nei quali, data la loro delicatezza e complessità, il dibattimento non ricomincia ma si dà lettura degli atti istruttori già formati nel processo celebrato davanti al giudice cambiato.
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I diversi tipi di sentenze

Le sentenze penali possono essere di proscioglimento o di condanna. In particolare, le prime possono essere:

Cerchiamo di capire ancora meglio cosa significano queste formule giuridiche.

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Il giudice pronuncia:

Il giudice pronuncia una

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sentenza di condanna [5], se ritiene che l’imputato sia colpevole del reato che gli si contesta, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Passaggio in giudicato della sentenza

Il giudice può, al termine del dibattimento, scegliere se comunicare alle parti esclusivamente la sua decisione (definita tecnicamente dispositivo, nel quale chiarisce solo se ha assolto l’imputato o lo ha condannato ed, eventualmente, a quale pena) o anche la motivazione che ne è posta a fondamento (in questo caso si parlerà di sentenza con motivazione contestuale) [6]. Ciò perché la legge consente al giudice di redigere i motivi contestualmente al dispositivo o nel termine di quindici, trenta o, al massimo, 90 giorni (per i casi più complessi). Il numero di giorni in cui il giudice deciderà di depositare le motivazioni dovrà essere riportato nella sentenza e sarà importante per calcolare la scadenza del termine per impugnare. Solo quando sarà scaduto il termine senza che le parti abbiano presentato impugnazioni, o quando le parti abbiano già presentato sia l’appello che il ricorso per cassazione, le sentenze di condanna potranno definirsi passate in giudicato, cioè definitive ed irrevocabili [7]. Soltanto con il passaggio in giudicato la pena applicata in sentenza potrà essere espiata.

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