Partite Iva: come funziona il rimborso spese

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Autore: Carlos Arija Garcia

27 novembre 2017

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

La deduzione sulle spese di vitto, alloggio e trasporto per i professionisti, a seconda se paga il committente o se anticipa i soldi il titolare di partita Iva.

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Come devono trattare i titolari di partita Iva il rimborso chilometrico o di vitto e alloggio? Come devono comportarsi i professionisti con le spese inerenti o con quelle anticipate? Che cosa si deve fare per il riaddebito in fattura? Vediamo in questa guida come funziona il rimborso spese per chi ha una partita Iva.

Partita Iva: chi paga le spese

Per sapere

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come funziona il rimborso spese di vitto, alloggio e trasporto per i titolari di partita Iva, bisogna tenere conto delle modifiche apportate dalla legge sulla semplificazione fiscale del 2015 [1].

Occorre, innanzitutto, distinguere tra le spese pagate dal committente e quelle anticipate dal professionista. In altre parole, se l’albergo o il ristorante oppure il Telepass o il pieno di benzina sono stati pagati a monte da chi ha commissionato una prestazione al titolare di partita Iva oppure se è stato quest’ultimo a pagare l’alloggio, il pranzo o la cena.

Se paga il committente

Le spese corrisposte dal committente non vanno considerate come compensi in natura per chi esercita arti e professioni e, pertanto,

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non concorrono alla formazione del reddito del professionista. Sarà il committente a portarle interamente in deduzione.

Come funziona il rimborso spese? Il titolare di partita Iva non presenterà la richiesta di rimborso ma sarà direttamente la struttura alberghiera o il ristorante ad inviare la fattura al committente, con l’indicazione del professionista che ha dormito, mangiato o bevuto nel loro esercizio. Lo stesso vale nel caso in cui, a priori, vengano riconosciute a monte le spese per benzina, parcheggi, pedaggio autostradale, ecc.

Se le spese le anticipa il professionista

Per quanto riguarda, invece, le spese anticipate dal professionista per conto di chi gli ha commissionato il lavoro, il titolare di

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partita Iva può portarle in deduzione entro questi tetti:

Per le spese inerenti, cioè quelle anticipate per l’incarico affidato, il professionista deve applicare l’Iva, al momento dell’emissione della fattura, anche al riaddebito della spesa per l’eventuale compenso pagato a terzi.

Per le spese anticipate per conto del cliente, il rimborso non è assoggettabile a Iva. C’è bisogno, quindi, di una fattura su cui risultino quelle spese, il nome del cliente e quello del titolare della partita Iva. Sarà assoggettabile a Iva, invece, la prestazione.

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I rimborsi per spese sostenute nell’esercizio della propria attività (cioè i cosiddetti rimborsi a piè di lista e, quindi, relativi a vitto, alloggio e trasporto fuori dal Comune di domicilio fiscale) fanno reddito per il professionista e, pertanto, sono assoggettati a ritenuta d’acconto nella misura del 20%. Inoltre sono da considerare base imponibile ai fini Iva e ai fini previdenziali.

Naturalmente è indispensabile documentare queste spese e dimostrare che, effettivamente, sono state sostenute nell’ambito della prestazione del professionista o del lavoratore autonomo occasionale.

Rimborso spese partita Iva su vitto e alloggio: un esempio

Vediamo qualche numero, a titolo esemplificativo, per capire come funziona il rimborso spese dei titolari di partita Iva per quanto riguarda vitto e alloggio:

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