Legge 104: obblighi e doveri del datore di lavoro

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Autore: Chiara Arroi

19 gennaio 2018

Giornalista, redattrice e comunicatrice. Si forma prima in fundraising per il nonprofit e inizia a collaborare con molte realtà del terzo settore in Italia e in Inghilterra - tra cui Terre des Hommes, Royal Navy Submarine Museum, Oncologia per l’Africa, World Vision - curandone l’ufficio stampa, la comunicazione e la raccolta fondi. Si specializza poi in giornalismo con un master a Roma, collaborando in seguito con Class Cnbc-Class Tv e altre testate di informazione cartacee e online per le quali si è occupata di cultura, politica, economia, reportage e giornalismo sociale con un focus su diritti, lavoro, ambiente e società.

I datori di lavoro dei beneficiari della 104 non possono rifiutarsi di garantire ai propri dipendenti le agevolazioni concesse dalla Legge: vediamo quali

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È conosciuta da tutti come la 104, una legge che dà particolari diritti e agevolazioni fiscali, lavorative e sociali alle persone disabili e ai familiari che se ne prendono cura. Per ottenere i benefici della Legge si deve prima di tutto seguire un iter per richiederla e, una volta ottenuta, si diventa titolari di tutte le agevolazioni comprese nella normativa. Tra i tanti benefici, ce ne sono alcuni particolarmente importanti, perché rientrano in una sfera delicata e decisiva per la vita delle persone: il lavoro. Nel momento in cui si nasce o si diventa disabili oppure ancora ci si deve prendere cura di un familiare in condizione di disabilità diventa tutto più complicato. Ecco perché la 104 garantisce determinati diritti da poter far valere nei confronti dell’azienda in cui si lavora. Ed ecco perché se sei un imprenditore o comunque un datore di lavoro sappi che non puoi sottrarti dal garantire al tuo dipendente disabile e beneficiario della 104 questi diritti. Analizziamo allora la

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Legge 104: obblighi e doveri del datore di lavoro.

Cos’è la Legge 104?

Le persone affette da minorazioni fisiche o psichiche gravi, tali da compromettere la loro autonomia sociale e lavorativa hanno bisogno di aiuto e assistenza. Non si può pretendere da loro quello che si pretende dai cittadini autonomi e senza problemi di natura motoria o mentale.

Ecco perché negli anni Novanta è stata istituita la Legge 104 [1], una norma indirizzata proprio a chi è affetto da minorazione fisica, psichica o sensoriale di natura stabile o progressiva e ai familiari che se ne prendono cura. La norma contiene tutta una serie di benefici e agevolazioni, con l’obiettivo di rendere il più autonome possibili queste persone, di rimuovere gli ostacoli di natura fisica, sociale e lavorativa per chiunque viva una qualche forma di disabilità: dagli incentivi fiscali alle esenzioni, dai permessi lavorativi ai congedi.

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Vediamo allora chi può chiedere di diventarne titolare.

Chi può chiedere la Legge 104?

Chiedere i benefici connessi alla Legge 104 significa chiedere il riconoscimento dello stato di handicap. Ecco chi ne ha diritto:

In particolare possono diventare beneficiari:

Come si richiede la Legge 104?

Per ottenere la 104 deve essere seguito un preciso iter che richiede di passare prima sotto visita del proprio medico di base e poi sotto la visita di accertamento Inps. Vediamo in dettaglio come richiedere il riconoscimento dello stato di handicap:

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Legge 104: che diritti ha chi la ottiene?

Una volta che si è diventati beneficiari della

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legge 104 si potrà accedere a tutte le agevolazioni lavorative che comporta:

Legge 104: obblighi e doveri dei datori di lavoro

Abbiamo elencato i principali diritti sul lavoro dei beneficiari della Legge 104. Va da sé che gli obblighi e i doveri del datore di lavoro

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sono strettamente connessi a questi benefici. In particolare:

È onere del dipendente giustificare la sua assenza certificando la gravità del problema e avvisando anticipatamente il datore della richiesta di permesso. La retribuzione viene anticipata in busta paga dal datore di lavoro e poi conguagliata dall’Inps. Nessun datore può rifiutarsi di concedere questi permessi, può solo chiedere una programmazione preventiva, solo a condizione che il disabile o il dipendente che assiste il disabile sia in grado di programmare l’assenza. E comunque in caso di esigenze la data del permesso può essere spostata dal dipendente, senza che il datore possa eccepire nulla.

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Il datore di lavoro non può pretendere che il dipendente faccia coincidere una giornata di ferie con un permesso per assistere un familiare. Cioè se la giornata necessaria ad accompagnare il proprio familiare disabile o ad assisterlo coincide con le ferie, questa giornata sospende il decorso delle ferie stesse [2]. Si ha quindi diritto a non perdere i propri giorni di vacanza. E anche qui il datore ha l’obbligo di sospendere le ferie del proprio dipendente per queste motivazioni.

Oltre ai permessi di tre giorni, il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire al dipendente disabile oppure familiare di disabile titolare di 104, dei permessi giornalieri retribuiti di una o due ore.

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Questa agevolazione è indirizzata più che altro ai dipendenti pubblici. Il datore ha il dovere di accettare che il proprio dipendente scelga la sede di lavoro più comoda e vicina al proprio domicilio oppure, se familiare di persona disabile, la sede più vicina al domicilio della persona da assistere. Tutto questo a condizione che la richiesta sia compatibile con le esigenze dell’organizzazione aziendale.

Un altro obbligo del datore di lavoro è quello di non opporsi alla richiesta di congedo di maternità o paternità straordinario, qualora il bambino della coppia sia portatore di handicap. La straordinarietà sta nel fatto che il congedo parentale può essere prolungato fino a tre anni.

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Tra gli obblighi del datore di lavoro c’è anche quello di concedere congedi da lavoro fino a due anni per i propri dipendenti che assistono familiari disabili. I due anni possono anche essere spalmati e dilazionati, ma devono essere garantiti.

Un altro dovere a cui non possono sottrarsi le aziende è il rispetto del collocamento mirato e obbligatorio delle persone disabili. Sulla base del numero di dipendenti di ciascuna azienda, ci sono delle quote di assunzione obbligatorie [3]. Questo allo scopo di favorire il diritto al lavoro delle persone con disabilità.

In particolare per le aziende con meno di 14 dipendenti non c’è nessuna quota stabilita; per le aziende tra i 15 e i 35 dipendenti la quota è di un lavoratore disabile; per le aziende che impiegano tra i 36 e i 50 dipendenti la quota obbligatoria è di 2 disabili; e per le aziende da 51 dipendenti in su la quota è del 7 per cento dei propri dipendenti.

Anche questo è un dovere del datore di lavoro, che potranno sentirsi fare la richiesta di trasformare il contratto di lavoro a tempo pieno del proprio dipendente beneficiario della 104 in part time. Lo può fare però solo per un massimo di due anni. Dopodiché ritorna a tempo pieno.

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