Il suicidio: atto lecito o illecito?

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Il suicidio è un illecito? Punibilità e tentativo: i problemi interpretativi.

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Si fa un gran parlare di suicidi in questo periodo, tempo di debiti e di lacrime: in Italia si registrano 4.000 morti l’anno, tra i fattori scatenanti il primo indiziato è proprio la disoccupazione. Ma il rischio per chi tenta il “gesto estremo” è di compiere un atto vietato dalla legge. Affermare però che il suicida debba poi scontare una pena sembra un ossimoro. Cerchiamo di capire, in modo molto semplice, quali sono le posizioni della dottrina a riguardo.

Illecito

Alcuni studiosi considerano il suicidio un

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illecito. Questa affermazione viene giustificata per via del divieto generale, presente nel nostro ordinamento, degli atti che dispongono del proprio corpo. In quanto considerati beni primari, la vita e il corpo non sono diritti di cui si possa fare ciò che si vuole attraverso il suicidio o autolesioni.

Così, tanto la soppressione della vita, quanto la menomazione in modo permanente ed irrimediabile di una parte del proprio corpo, sono vietati.

Se invece l’atto non raggiunge tali estremi (per es. l’autofustigazione, quando lieve, per credenze religiose) vi sarebbe la piena libertà di decidere del proprio corpo.

Problemi: impossibilità di punizione

Considerare il suicidio come un illecito creerebbe alcuni problemi.

1. Il primo deriverebbe dall’impossibilità oggettiva di punire il suicida dopo il proprio gesto estremo, perché ormai deceduto.

Non avrebbe senso, allora, creare un divieto se poi la violazione di tale divieto non può essere punita: la stessa portata dissuasiva del divieto penale (cosiddetta “

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funzione deterrente della pena”) verrebbe meno e, dunque, sarebbe come se il divieto non esistesse.

Problemi: il tentativo

2. Se il suicidio deve essere considerato illecito, si dovrebbe ritenere illecito anche il tentativo di suicidio. Infatti, nei confronti di chi tenti il suicidio ma non ci riesca, è possibile (a differenza del suicida) adottare una punizione.

Tuttavia, in questo caso, si arriverebbe al paradosso che, per infliggere una pena a chi ha tentato il suicidio, si spingerebbe quest’ultimo a riprovare una seconda volta il proprio gesto.

Problemi: l’aborto

3. Qualcuno ha sostenuto che rendere illecito il suicidio creerebbe contrasti con altri comportamenti invece leciti, come l’aborto. Il controsenso sarebbe di legittimare l’omicidio di soggetti terzi (sebbene non ancora nati) e invece considerare illecito l’omicidio di se stessi.

Lecito

C’è anche chi sostiene che, in mancanza di un divieto espresso, il suicidio vada considerato lecito: ciò in forza del principio di autodeterminazione, cioè del potere, che spetta ad ogni uomo, di decidere autonomamente cosa è meglio o peggio per sé. Cosicché ogni limitazione sarebbe

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incostituzionale.

Problemi: atti di disposizione del proprio corpo

1. Anche questa tesi però potrebbe portare a delle contraddizioni. La prima è quella del confronto con il divieto, posto dal nostro ordinamento, degli atti che comportano mutilazioni fisiche permanenti e irrimediabili. Il paradosso sarebbe quello di considerare illecita l’auto-amputazione di una mano e lecito invece il togliersi la vita.

Problemi: il dovere di solidarietà dei terzi

2. Il secondo problema che deriva dal considerare lecito il suicidio discende dall’obbligo di solidarietà che la legge pone a carico di ogni cittadino. In virtù di ciò, ciascun cittadino ha il dovere di intervenire, qualora qualcuno stia tentando il suicidio, per impedire che ciò accada.

Qui il controsenso sta nel considerare leciti due comportamenti tra loro opposti: chi si sta togliendo la vita e chi si adopera per impedire che ciò avvenga.

Se il suicidio va considerato lecito e, quindi, un diritto di ognuno di noi, impedire l’esercizio di questo diritto dovrebbe allora essere ritenuto un illecito e non un dovere. Si arriverebbe però, in questo caso, al paradosso per cui, chi tenti di suicidarsi e non ci riesca a causa dell’intervento altruistico del terzo, potrebbe fare causa a quest’ultimo per avergli impedito l’esercizio di un proprio diritto.

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