Raccomandata: come contestare che il postino me l'ha consegnata?
L’attestazione del postino fa piena fede: per contestare la notifica è necessaria la querela di falso.
Ti è stato notificato un atto giudiziario, una multa, una cartella di pagamento o, comunque, una raccomandata particolarmente importante. In verità di questa consegna ne hai avuto notizia solo per vie traverse, perché ti è stata mostrata la prova dell’invio (e dell’arrivo del postino) tramite una fotocopia dell’avviso di ricevimento. In essa il portalettere ha sbarrato una casella in cui sostiene di aver consegnato la busta a un familiare convivente o magari al portiere. In realtà a casa tua non c’è né l’uno, né l’altro. Molto probabilmente si sarà trattato di un vicino che si è poi dimenticato di consegnarti la raccomandata e non ha avuto più il coraggio di dirtelo. Fatto sta che il suo nome non è indicato sul cartoncino che ti è stato mostrato e non puoi risalire alla sua identità per chiederglielo. Per farla breve, il postino deve aver detto una bugia. Magari per sbrigarsi o forse in buona fede, deve aver attestato la consegna di una lettera o di un atto che, invece, non ti è mai arrivato. E qui viene il problema. Ti è stato detto, infatti, che le attestazioni del postino fanno «pubblica fede»: in quanto provenienti da un pubblico ufficiale – quale appunto è il portalettere di Poste Italiane – hanno valore più della semplice dichiarazione di un cittadino. Così ti chiedi:
Partiamo da un fatto fondamentale. Ogni volta che il postino consegna una raccomandata, un atto giudiziario, una multa, una cartella di pagamento attesta la suddetta consegna su un registro, appunto detto «registro delle raccomandate» e compila la cartolina con l’avviso di ricevimento che viene restituito al mittente. Per gli atti giudiziari, la notifica può anche essere curata da un messo del tribunale che si chiama ufficiale giudiziario; in quest’ultimo caso, questi compila la cosiddetta «relazione di notifica». In entrambe le ipotesi, le attestazioni che tali soggetti eseguono prima della consegna dell’atto fanno
Ebbene: la «pubblica fede» può essere contestata. Ma non basta una dichiarazione. Non basta cioè affermare che il postino ha compilato la casella sbagliata o ha detto una cosa per un’altra. Nello scontro tra le dichiarazioni del cittadino e quelle del pubblico ufficiale prevalgono queste ultime perché si presumono vere. Bisogna allora azionare – afferma la Cassazione – un particolare procedimento chiamato querela di falso. La querela di falso – nonostante il nome richiami la denuncia che si fa ai carabinieri o alla polizia ogni volta che si subisce un reato – è in realtà un procedimento civile, una normale causa. In questo caso, la procedura serve a togliere la «presunzione di veridicità» alla dichiarazione del pubblico ufficiale. Insomma la querela di falso serve a far accertare e dichiarare, con un regolare processo, la falsità di un atto, di un documento che, in caso contrario, sarebbe pregiudizievole.
Quindi, nel caso di specie, chi sostiene di non aver mai ricevuto alcuna raccomandata e vuol contestare l’attestazione contraria del postino potrà farlo, ma dovrà sobbarcarsi i costi e gli oneri (connessi soprattutto alla prova) della querela di falso. Ed è proprio riguardo alla prova da fornire al giudice – per dimostrare che, in realtà, la famigerata busta non è mai stata consegna – che la legge corre in soccorso del cittadino, autorizzandolo a fornire qualsiasi tipo di indizio o dimostrazione che possa essere d’aiuto. Ma non è un compito facile.