Segnali stradali senza ordinanza: sono validi?

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Autore: Chiara Arroi

07 marzo 2018

Giornalista, redattrice e comunicatrice. Si forma prima in fundraising per il nonprofit e inizia a collaborare con molte realtà del terzo settore in Italia e in Inghilterra - tra cui Terre des Hommes, Royal Navy Submarine Museum, Oncologia per l’Africa, World Vision - curandone l’ufficio stampa, la comunicazione e la raccolta fondi. Si specializza poi in giornalismo con un master a Roma, collaborando in seguito con Class Cnbc-Class Tv e altre testate di informazione cartacee e online per le quali si è occupata di cultura, politica, economia, reportage e giornalismo sociale con un focus su diritti, lavoro, ambiente e società.

Ti hanno multato per non aver rispettato il segnale che vietava la sosta. Sul cartello mancava però il numero dell’ordinanza comunale: la multa è valida?

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Ci fanno tremare le gambe prima del temuto esame di teoria per la patente. Dobbiamo imparare a riconoscerli, a capirne il significato, a non confonderli e, ovviamente, a rispettarli. Sono i segnali che tappezzano le strade su cui circoliamo, i cancelli di edifici e case, i vicoli dei centri storici. Ce ne sono di mille tipi, ma non vengono posizionati a caso. Sono regolati da una specifica normativa che troviamo nel codice della strada. Significato, forma, dimensione, colore, posizionamento: tutto viene stabilito in maniera dettagliata affinché possano considerarsi a norma. Ora, eri di fretta e te ne sei infischiato di un cartello che segnalava il divieto di sosta. Hai parcheggiato comunque e ti hanno fatto una multa. Ti sei però accorto che dietro al segnale non era riportato il numero di ordinanza comunale che legittimava quel cartello. Puoi fare ricorso contro quella multa? Ti chiedi in pratica: i

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segnali stradali senza ordinanza sono validi? Vediamolo in questo articolo.

Cosa sono i segnali stradali?

Nessun mezzo potrebbe circolare su strada senza una segnaletica che ne regoli traffico, soste e fermate. Automobilisti, camionisti, ciclisti, motociclisti: tutti devono guidare e circolare seguendo in modo tassativo e certosino divieti e indicazioni fornite da questa segnaletica. E devono farlo per il bene proprio e per quello altrui, per non rendere le nostre strade un far west. Ecco l’anima dei segnali stradali: una sorta di linguaggio in codice utilizzato da chi amministra una strada e indirizzato a chi quella strada la percorre ogni giorno. Un linguaggio fatto di cartelli e disegni, comprensibile a tutti e stabilito in base a

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ordinanze e autorizzazioni.

Ci sono varie tipologie di segnali stradali:

E poi c’è un’ulteriore distinzione da fare sulla segnaletica stradale verticale. Quella che entra nel merito del ‘cosa dobbiamo fare quando la vediamo’? In base alla forma del segnale e a cosa è disegnato al suo interno, possiamo capire se quel cartello ci sta dando semplici indicazioni o ci sta obbligando a fare qualcosa. I segnali stradali infatti comunicano con noi attraverso la forma. Vediamo in dettaglio.

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Segnali di pericolo

Se pensiamo a tutte le volte che incontriamo un segnale stradale triangolare mentre guidiamo, ci ricordiamo che quel cartello ci sta segnalando un pericolo imminente e ci impone quindi di guidare con molta prudenza. Il triangolo è la forma del pericolo.

Alcuni esempi: attenzione passaggio a livello; attenzione attraversamento pedonale, attenzione dosso, attenzione curva pericolosa. Ce ne sono davvero tanti e vedendoli, dobbiamo intuire che l’ente che gestisce quella strada ci sta avvisando di fare molta attenzione.

Segnali di indicazione

C’è un’altra forma molto usata nella segnaletica stradale verticale: quella quadrata. Il quadrato nel codice della strada è la forma del dare indicazione. Quando vediamo un cartello con questa forma significa che ci sta fornendo un’informazione sul come guidare in quel tratto di strada, sul come raggiungere una località, sugli incroci e le varie direzioni da prendere.

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Alcuni esempi: cartello di ingresso ospedale, cartello di inizio e fine centro abitato, cartello con indicazione stradale e incroci, cartello inizio autostrada o superstrada, cartello di inizio area pedonale, segnale di sos.

Segnali di prescrizione

E poi c’è il segnale dell’imperativo categorico. La sua forma è quella rotonda. Sono i segnali di obbligo e divieto, quelli che ci impongono un certo comportamento da rispettare o da non tenere. Vengono posizionati proprio dove inizia il punto in cui ci viene chiesto di rispettare quell’obbligo: lo stop, un rallentamento, un limite di velocità, una direzione obbligatoria, un divieto di sosta o di fermata, una rotatoria, una zona pedonale, un divieto di transito, un senso vietato.

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Segnale stradale: quando è abusivo?

Avvicinandoci ora alla nostra domanda se i segnali stradali senza ordinanza siano validi, cerchiamo di capire quali condizioni questi segnali debbano rispettare per essere conformi alla legge e quando invece possiamo considerarli abusivi.

Come stabilito dal codice, Comuni, province e tutti i proprietari o amministratori di strade possono regolare la circolazione e il traffico stradale mediante tutti questi segnali che abbiamo analizzato, emanando specifiche ordinanze e rendendole pubbliche proprio mediante la segnaletica [1].

Prima regola quindi: emettere un’ordinanza che legittima quello specifico cartello (nel prossimo paragrafo vedremo se l’assenza di ordinanza possa mandare all’aria la validità del segnale).

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Seconda regola: ogni cartello deve rispettare specifici requisiti: nella parte davanti (quella che vediamo appena inciampiamo nel segnale) deve avere specifiche dimensioni, forme e colore, come stabilito dal codice della strada [2].

Terza regola: la parte posteriore (dietro i segnali) deve essere di colore neutro e deve indicare in modo chiaro chi è l’ente proprietario della strada, il marchio della ditta che ha fabbricato quel segnale, l’anno di fabbricazione, il numero di autorizzazione concessa dal Ministero dei lavori pubblici a quella stessa ditta. Inoltre – come dicevamo nella prima regola – i segnali di prescrizione (ricordiamoci la forma rotonda), devono riportare gli estremi dell’

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ordinanza di apposizione (ad eccezione dei cartelli nei cantieri stradali che possono anche farne a meno).

Quarta regola: è assolutamente vietato fabbricare e vendere segnali stradali realizzati senza autorizzazione oppure segnali non conformi alle regole del codice della strada. La fabbricazione dei segnali è consentita solo ad imprese autorizzate [3].

Qualunque cartello stradale non rispetti queste regole è da considerarsi abusivo e non conforme. Un’eccezione però la fanno i segnali stradali senza ordinanza. Vediamo perché.

Segnali stradali senza ordinanza: sono validi?

Ribadiamo che la legge chiede a comuni, province e proprietari di strade, che vogliano posizionare segnali stradali di prescrizione e obbligo, di emettere un’

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ordinanza per giustificarne l’apposizione. E di inserire gli estremi di quest’ordinanza sul cartello stradale in questione.

A tutto questo c’è un però. E questo però lo ha fornito una sentenza della Corte di cassazione (che si sa, non si può ignorare) che si pone a difesa della legge, contro ogni spericolato guidatore che decide di ignorare gli obblighi imposti dalla segnaletica stradale, appellandosi in caso di multa all’assenza di ordinanza su quel cartello [4].

La Corte in sostanza ha stabilito che, anche se sul retro del segnale stradale verticale di prescrizione non è stato inserito il numero della relativa ordinanza, quel segnale è valido comunque. Così come è valida qualsiasi multa fatta al guidatore che non lo ha rispettato.

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L’assenza del numero di ordinanza sul segnale non causa l’illegittimità di quel cartello e l’ente proprietario della strada non è più obbligato a riportare gli estremi dell’autorizzazione amministrativa sul cartello verticale. Quindi i segnali stradali senza ordinanza sono validi. Il guidatore è tenuto comunque a rispettarli. E se non li rispetta, qualunque multa venga fatta è altrettanto valida.

Attenzione però, perché la Corte di cassazione si riferisce solo all’omessa apposizione del numero di ordinanza sul retro del segnale stradale e non all’esistenza dell’ordinanza in sé. In pratica, comuni, province e qualunque proprietario di una strada che voglia apporre un segnale stradale verticale, devono emettere il relativo provvedimento amministrativo (ad esempio, ordinanza n. 72 Divieto di sosta in viale Roma). Possono eventualmente non riportare gli estremi del provvedimento di autorizzazione sul cartello.

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Facciamo un esempio: hai parcheggiato proprio davanti al cartello del divieto di sosta. Sono passati i vigili e ti hanno fatto una multa. Tu ti accorgi che sul retro del cartello non è stato riportato il numero dell’ordinanza comunale che legittimava la presenza del divieto di sosta in quel punto. Dispiace ribadirlo, ma quel cartello è comunque valido, così come è valida la prescrizione che ti imponeva di non parcheggiare lì e così come è valida anche la multa che ti è stata fatta.

Violazione segnale stradale: come fare ricorso contro la multa?

Validità dei segnali stradali senza ordinanza a parte, se ti viene fatta una multa per una qualsiasi violazione di un segnale di obbligo o prescrizione e vuoi fare ricorso, come puoi farlo? In sostanza, se parcheggi in un’area in cui la sosta è vietata e ti fanno una multa, come puoi ribellarti?

La legge permette a noi cittadini di fare ricorso al Giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica della multa oppure al Prefetto entro il termine limite di 60 giorni.

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