Assegno smarrito o falsificato: rischi
Nel caso in cui la banca paghi l’assegno a persona sbagliata, diversa dal legittimo titolare, è responsabile e deve pagare il risarcimento del danno?
Quando si smarrisce un blocchetto di assegni o anche un solo assegno bisognerebbe avere l’accortezza di andare a fare sporgere denuncia cautelativa ai carabinieri e poi depositarla alla propria banca o comunque comunicare immediatamente al proprio istituto di credito detto smarrimento. Il rischio è quello che il titolo finisca nelle mani di qualche malintenzionato il quale potrebbe firmarlo al posto tuo e prelevare dal tuo conto corrente delle somme senza essere mai stato autorizzato. C’è sempre la banca, però, a verificare la corrispondenza della firma sull’assegno con quella già “depositata” – potresti pensare – e invece non è sempre così. I chiarimenti sono stati forniti da una sentenza della Cassazione pubblicata ieri
Indice
La verifica della firma al momento del pagamento dell’assegno
Quando ti viene consegnato un carnet di assegni, la tua banca ti chiede di rilasciare una firma. Dovrai firmare per come normalmente sei solito fare, con la sigla o per esteso, a seconda delle tue abitudini e con la grafia che ti viene normale. Tale firma viene archiviata dall’istituto di credito in modo tale che, ogni volta in cui qualcuno richiederà il pagamento di un assegno staccato dal predetto blocchetto, si possa procedere alla verifica di corrispondenza. Se, ad occhio umano – senza cioè bisogno di particolari o sofisticate attrezzature tecniche – le due firme appariranno eseguite dalla stessa persona, l’assegno verrà pagato regolarmente al portatore; in caso contrario la banca non autorizzerà il prelievo dal tuo conto corrente.
Come detto la verifica della corrispondenza della firma, sebbene richieda un’attenzione e uno scrupolo superiore a quella dell’uomo medio, secondo la diligenza che si chiede all’accorto banchiere, non può tuttavia imporre l’ausilio di strumentazioni particolari. Il tutto avviene mediante un controllo visivo. Il che significa però che l’esperto “falsificatore” avrà gioco più facile di chi, invece, non ha mai visto la tua firma in vita sua.
La Cassazione ha più volte detto [2] che, nel caso in cui venga portato all’incasso un assegno con firma falsa, la banca non è responsabile se la riproduzione della sottoscrizione è fatta talmente bene da non essere distinguibile ad occhio nudo dall’originale. In buona sostanza, nessun risarcimento è dovuto al titolare del conto corrente, depauperato delle proprie sostanze dal truffatore, se l’impiegato allo sportello non si accorge dell’inganno usando l’ordinaria “diligenza del buon padre di famiglia”.
La responsabilità della banca per l’assegno con firma falsa
In verità, quella che abbiamo appena rappresentato è l’interpretazione (prevalente): secondo tale tesi la banca non è responsabile quando, con scrupolo e diligenza, ma anche ad occhio nudo e senza dover procurarsi particolari strumenti tecnici, identifica il portatore dell’assegno e accerta che la firma riportata sul titolo è proprio quella del traente.
Esiste però anche un orientamento più rigoroso secondo cui la banca è sempre responsabile se paga a un soggetto non legittimato, a prescindere da eventuali colpe sull’identificazione di quest’ultimo. Per cui dovrà pagare nuovamente il creditore effettivo.
La sentenza di ieri della Cassazione aderisce al primo filone. Ed è molto importante perché la pronuncia proviene dalle Sezioni Unite ed è quindi rivolta a sanare definitivamente il contrasto interpretativo. Si rafforza quindi la tesi secondo cui la banca non ha una responsabilità oggettiva quando paga un assegno con firma falsa. Non si può quindi chiedere all’istituto di credito di risarcire il danno al proprio cliente in caso di pagamento dell’assegno non trasferibile effettuato a favore di chi non è legittimato, a prescindere da una valutazione sull’esistenza di una colpa sull’identificazione.
Pagamento dell’assegno bancario a persona sbagliata
In verità la sentenza di ieri si riferisce al caso della banca che paga l’assegno a persona non legittimata. La conclusione è comunque la medesima. Ma come può succedere che la banca
Il caso tipico è quello di una assicurazione che invia un assegno bancario al danneggiato da un incidente stradale a titolo di risarcimento danni. L’assegno però viene spedito – come di solito succede in questi casi – con posta semplice. Per un disguido postale la busta finisce nelle mani di una persona sbagliata, non il vero danneggiato. Questa, fraudolentemente, porta il titolo in banca per chiederne l’incasso. L’impiegato allo sportello paga l’assegno senza fare molte verifiche sull’identità del prenditore. Ebbene, secondo le Sezioni Unite, la banca che paga un assegno bancario alla persona sbagliata può provare di non aver colpa se ha agito seguendo le regole di diligenza previste per gli operatori professionali.
L’istituto di credito non è quindi responsabile se dimostra di aver pagato in buona fede chi era apparentemente legittimato [4].
Ma quando viene rispettata questa «buona fede»? Il caso concreto deciso dalla Cassazione offre un valido esempio: «la banca, nel consentire l’apertura di un libretto bancario ad un soggetto che le era in precedenza sconosciuto ed in una situazione di per se stessa sospetta, in cui risultava evidente che l’unico scopo perseguito era quello di incassare l’assegno, non poteva accontentarsi di identificare il cliente attraverso un unico documento, rivelatosi poi contraffatto, ma avrebbe dovuto adottare maggiori cautele, acquisendo ulteriori informazioni, sia attraverso il sistema bancario, sia mediante l’interpello dello stesso presentatore del titolo».