Se mia madre accetta la raccomandata al posto mio è valida?

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Autore: Redazione

08 giugno 2018

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Multa inviata al vecchio indirizzo e accettata dal genitore del trasgressore: la notifica ha valore?

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Se ti arriva una multa al vecchio indirizzo, là dove abitavi prima di trasferirti e dove ancora vivono i tuoi genitori, sarai certamente portato a dire che la notifica è nulla e la multa non va pagata. Istintivamente hai affermato una regola corretta, stabilita anche dal codice di procedura civile. La legge infatti dice che le notifiche sono valide solo se consegnate al destinatario diretto o a un suo familiare purché conviva con lui in modo stabile. Se tu non abiti più con i tuoi genitori, è quindi naturale che la raccomandata è stata affidata nelle mani sbagliate e non ha effetti. Ma le cose si complicano se tua madre dovesse frettolosamente dire al postino che tu vivi ancora con lei (forte del fatto che, alla prima occasione, ti consegnerà la busta). Il postino, in tal caso, non è tenuto a fare indagini sulle dichiarazioni di chi riceve l’atto e, una volta che le ha trasfuse nel proprio registro, si presume che esse siano vere e che quindi la raccomandata sia stata correttamente consegnata. Una bella grana per te che, a questo punto, dovrai sconfessare le dichiarazioni di un pubblico ufficiale. Come fare? Anche se si tratta di una multa, e quindi di un importo di poco conto, le conseguenze di una notifica di cui non hai mai avuto contezza possono essere salate se, nel frattempo, è arrivata una cartella esattoriale. Ecco perché è giusto che tu ti chieda:

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se mia madre accetta la raccomandata al posto mio è valida? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Il punto è questo: quando un pubblico ufficiale come un postino afferma un fatto, questa attestazione acquista una forza superiore a quella che può avere la dichiarazione di un privato. Si dice che fa “piena prova” ed è quindi munita di ciò che la legge chiama “fede pubblica”. Questo però non vuol dire che sia Vangelo e che non possa essere contestata. Ma per sconfessare la veridicità delle dichiarazioni del pubblico ufficiale non ti basta fare una semplice opposizione all’atto notificato – in questo caso il ricorso contro la multa al giudice di pace – ma occorre un autonomo e più complesso procedimento, chiamato «

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querela di falso». Nonostante il nome, la querela di falso non ha nulla a che vedere col penale. Si tratta di un procedimento civile in cui dovrai fornire tutte le prove possibili e immaginabili per sconfessare le affermazioni del postino. Solo in questo modo potrai far dichiarare nulla la notifica fatta in un indirizzo sbagliato.

Certo, se tua madre non avesse dichiarato di essere tua familiare convivente, tutto sarebbe stato più facile: sarebbe bastato infatti produrre le risultanze anagrafiche per dimostrare che la multa non ti è mai arrivata, né ci sarebbe stato bisogno della querela di falso. Non ci può essere infatti alcuna presunzione di convivenza solo perché la raccomandata viene consegnata al genitore se questi vive in una residenza diversa dalla tua. E allora, come la contravvenzione, anche la successiva cartella esattoriale è nulla e può essere impugnata nonostante tu non abbia contestato a suo tempo la multa (e come del resto avresti potuto farlo se mai ti è arrivata?).

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Come infatti chiarisce la Cassazione, «in tema di notifica effettuata a mani di un familiare del destinatario, la presunzione di convivenza non occasionale non opera nel caso in cui questa sia stata eseguita nella residenza propria del familiare, diversa da quella del destinatario dell’atto, con conseguente nullità della notifica stessa». La nullità non è sanata neanche se il destinatario viene a sapere della notifica in altro modo e informalmente, mancando il presupposto della frequentazione giornaliera su cui si fonda la presunzione di consegna prevista nel caso del familiare convivente.

Ma la presunzione di convivenza scatta quando è il genitore – nel caso di specie, tua madre – a qualificarsi come familiare convivente. Allora in tal caso, come detto, devi procedere con la querela di falso fornendo le prove che non abiti più con tua madre. E sul punto, non puoi affidarti al solo

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certificato di residenza che ha solo un valore di indizio, ma non è una prova, visto che molti cittadini stabiliscono spesso una residenza di comodo in un luogo ove non hanno poi di fatto l’abituale dimora (anche se ciò è illegale). Sono necessarie altre dimostrazioni come ad esempio una prova testimoniale, il fatto che le bollette di un altro immobile sono intestate a tuo nome, che anche tua moglie e i tuoi figli risiedono nell’altro immobile o che paghi la spazzatura di un diverso Comune o che hai intestato un contratto di affitto per un altro appartamento.

Suggerimento finale: se ti trasferisci e vai via da casa dei tuoi genitori, chiedi ai tuoi genitori di non accettare mai raccomandate per conto tuo o, quantomeno, di non dire che vivi più là. Diversamente, fare opposizione alla cartella esattoriale – per sostenere di non aver mai ricevuto la notifica della multa – potrebbe diventare costoso quanto la multa stessa.

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