Controlli incrociati del fisco, ecco come funzionano
Accertamenti fiscali: come l’Agenzia delle Entrate scopre l’evasione fiscale tramite l’indagine incrociata sulle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti.
L’Agenzia delle Entrate, per scovare evasori e irregolarità, non si basa solo sulle dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti. Utilizza anche uno strumento potente: i controlli incrociati. Ma, esattamente, cosa sono e come funzionano i controlli incrociati del fisco? E come difendersi da essi? Sono domande che gni contribuente dovrebbe porsi, per essere preparato e tutelare i propri diritti.
I controlli incrociati, infatti, sono un’attività di verifica che confronta i dati dichiarati dal contribuente con informazioni provenienti da altre fonti: banche, datori di lavoro, enti previdenziali, fornitori, clienti, e persino amministrazioni fiscali di altri Paesi. Questo “incrocio” di dati permette di individuare incongruenze, omissioni o errori.
Questa guida spiegherà in dettaglio cosa sono i controlli incrociati, come funzionano, quali sono le basi legali, quando sono validi e, soprattutto, come il contribuente può difendersi in caso di contestazioni.
Indice
Cosa sono i controlli incrociati del fisco?
Evadere il fisco non è più facile come una volta. Grazie ai computer e alle banche dati aggiornate in tempo reale, alle connessioni a internet e agli archivi informatizzati dei dati in possesso della pubblica amministrazione, è possibile stanare le evasioni con un semplice click.
A fare il grosso del lavoro non è più il dipendente dell’Agenzia delle Entrate ma un software in grado di confrontare le varie comunicazioni fornite dai contribuenti, mettendole al tappeto e rilevando eventuali anomalie.
Spesso i controlli non derivano solo dall’esame delle dichiarazioni presentate dai cittadini ma anche dal confronto con quelle di altri soggetti (aziende, professionisti, ecc.). Si parla, a riguardo, di controlli incrociati. Come dice la parola stessa, i controlli incrociati vengono eseguiti tramite verifica della posizione di un contribuente con quella di un soggetto diverso.
I controlli incrociati consistono, in pratica, nell’analisi e nel confronto dei dati dichiarati dal contribuente con quelli in possesso dell’Amministrazione finanziaria
Per comprendere come funzionano i controlli incrociati del fisco bisogna porre attenzione sul seguente fatto: ogni operazione imponibile – una vendita di beni, la prestazione di un servizio, ecc. – determina uno spostamento di denaro da una persona a un’altra. Siamo dunque in presenza di due soggetti diversi che, spesso, sono entrambi tenuti a comunicare detta operazione all’Agenzia delle Entrate.
Ad esempio, per un professionista che esegue un’attività c’è un cliente che richiede la parcella con la ricevuta di pagamento; per una persona che vende un bene ed emette una fattura ce n’è un’altra che lo acquista. Immaginiamo allora che Antonio, il quale svolge una prestazione occasionale per un anno in favore di un’azienda, emetta la ricevuta nei confronti di quest’ultima. Il committente presenta tali documenti fiscali al proprio commercialista per scaricarli dalle tasse; invece il lavoratore non esegue alcuna dichiarazione dei redditi, ritenendo di essere un soggetto sconosciuto all’Agenzia delle Entrate e di non rischiare alcunché. Invece non è così. L’Agenzia verrà a conoscenza del fatto che il prestatore d’opera ha ricevuto il compenso proprio dal committente che ha registrato la ricevuta di prestazione occasionale e l’ha comunicata al fisco. In questo modo, tramite il
Si pensi anche al caso di un soggetto che riceve un lauto risarcimento da una assicurazione per non aver potuto lavorare per due mesi a seguito di un infortunio. Egli però non riporta tale reddito nella dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate ne è comunque al corrente grazie alla comunicazione eseguita dall’Assicurazione.
Entro quanto tempo possono essere fatti i controlli dell’Agenzia delle Entrate?
I controlli incrociati vengono eseguiti in automatico dai software dell’Agenzia delle Entrate; per cui non esiste contribuente che si salvi. Essi quindi vengono effettuati sia per la piccola che per la grande evasione. L’unico limite è ovviamente il termine di decadenza che ha l’Agenzia per eseguire i controlli. L’Agenzia ha esattamente:
- sette anni in caso di mancata dichiarazione dei redditi. L’accertamento deve essere notificato, esattamente, entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione andava presentata. Questo significa che il primo dei sette anni previsti per l’accertamento inizia a decorrere dal secondo anno successivo a quello oggetto di accertamento;
- cinque anni in caso di compensi non indicati nella dichiarazione dei redditi regolarmente presentata. L’accertamento deve essere notificato, esattamente, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata. Anche in questo caso il primo dei cinque anni previsti per l’accertamento inizia a decorrere dal secondo anno successivo a quello oggetto di accertamento;.
Come funzionano i controlli incrociati del fisco?
Il funzionamento dei controlli incrociati si basa su specifiche disposizioni normative che attribuiscono all’Amministrazione finanziaria il potere di acquisire e confrontare dati e informazioni.
Art. 51 del DPR 633/1972: gli uffici IVA possono effettuare controlli incrociati per verificare la corrispondenza tra le dichiarazioni presentate e i dati acquisiti da terzi, come clienti e fornitori. Possono richiedere documenti e informazioni a qualsiasi soggetto, anche tramite questionari, e utilizzare i dati acquisiti per rettificare le dichiarazioni del contribuente, se questi non dimostra la loro correttezza.
Art. 37 del DPR 600/1973: gli uffici delle imposte procedono al controllo delle dichiarazioni e all’individuazione dei soggetti che hanno omesso la presentazione, utilizzando dati e notizie acquisiti da varie fonti, inclusi quelli raccolti dall’Anagrafe tributaria.
Art. 7 del DL 260/1974: la Guardia di Finanza può effettuare controlli globali per tutti i tributi, anche tramite controlli incrociati, nei confronti di soggetti scelti mediante sorteggio o in base a specifici criteri.
D.Lgs. 13/2024: introduce strumenti di cooperazione amministrativa avanzata, come i controlli simultanei e le verifiche congiunte con le amministrazioni fiscali di altri Stati membri o giurisdizioni terze, per scambiare informazioni e migliorare l’efficacia dei controlli [DECRETO LEGISLATIVO 12 febbraio 2024, n. 13 / Titolo I,Art. 3.].
Quando sono validi i controlli incrociati del fisco?
I controlli incrociati sono validi quando rispettano le disposizioni normative che ne disciplinano l’esecuzione e garantiscono i diritti del contribuente.
La Corte Costituzionale ha affermato che i controlli incrociati, pur sacrificando il contraddittorio preventivo con il contribuente, sono giustificati dall’esigenza di ottimizzare l’esazione fiscale e non sono in contrasto con la Costituzione.
La giurisprudenza ha chiarito che, in caso di controlli incrociati, non è necessario instaurare un contraddittorio preventivo con il contribuente, poiché si tratta di controlli documentali che non comportano un’invasione della sfera privata del contribuente (Cgt di 2° grado della Sardegna, sentenza n. 212/2023).
Gli uffici possono utilizzare i dati acquisiti da terzi per rettificare le dichiarazioni del contribuente, a condizione che questi non dimostri la loro correttezza o la loro irrilevanza ai fini fiscali. I dati acquisiti tramite controlli incrociati possono costituire
I controlli incrociati possono essere effettuati anche in collaborazione con le amministrazioni fiscali di altri Stati, nel rispetto degli accordi internazionali e delle normative comunitarie.
Controlli incrociati sulle fatture false
Le applicazioni dei controlli incrociati sono numerose. La principale di queste viene usata per stanare il fenomeno delle fatture false, fatture cioè emesse solo per ottenere sgravi, deduzioni e detrazioni fiscali, ma non corrispondenti a operazioni reali. In passato, scoprire una falsa fattura era molto difficile e complesso, anche durante una verifica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. Chiaramente sulla fattura non c’è scritto che è falsa. I verificatori dovevano allora scrivere ai soggetti emittenti la fattura per verificare che il documento fiscale fosse genuino e corrispondesse a un’operazione effettivamente posta in essere. Si trattava di un controllo farraginoso e complesso. Così le fatture false venivano scoperte tramite indagini penali e intercettazioni telefoniche. Oggi, con i nuovi sistemi informatizzati, l’Agenzia Entrate ha una base di dati incredibili che le consentono di eseguire un controllo incrociato quasi immediato. Ecco ciò che succede. Ogni contribuente comunica tutte le fatture che ha emesso nei confronti di un soggetto e quest’ultimo, a sua volta, comunica all’Agenzia i dati delle fatture da lui ricevute. A questo punto il
Il sistema presenta però delle anomalie. Talvolta succedere che i dati comunicati dal contribuente siano errati, il che genera controlli inutili. Gli errori possono anche derivare dal fatto che il contribuente ritenga inutile o poco conveniente registrare una fattura e portarla dal commercialista – si pensi a quelle di bassi importi – e ciò determina che da un lato la fattura viene comunicata (emittente) e dall’altro no (ricevente).
Controllo incrociato sulle spese in detrazione
Un altro caso di controllo incrociato è quello legato alle spese mediche e a tutte le altre spese collegate a detrazioni fiscali. Il contribuente che esegue la spesa conserva lo scontrino o la ricevuta presentandola nella dichiarazione dei redditi. Se però il fisco non dovesse trovare il corrispondente nella dichiarazione dell’emittente, per quest’ultimo scatterebbe un accertamento. Il sistema informatizzato dei controlli incrociati, in questo modo, controlla chi deve registrare la fattura tramite chi la scarica.
Controllo incrociato sulle ritenute alla fonte
Un altro sistema molto efficace – e anche qui si parla di controllo incrociato – è nel sistema di controllo delle ritenute subite sulle fatture. Spesso chi paga un professionista deve trattenere una somma che versa all’erario; nel momento stesso in cui lo fa, deve comunicarlo allo Stato. Se il professionista non dichiara quel reddito il fisco, attraverso un controllo incrociato delle ritenute subite, lo viene a sapere immediatamente.
I controlli sulle dichiarazioni Iva
I controlli del Fisco sono aumentati anche a seguito delle comunicazioni delle liquidazioni trimestrali Iva, adempimento introdotto dal 2017, che ha consentito all’agenzia delle Entrate di controllare se quanto dichiarato a titolo di versamento Iva dovuto, per ciascun mese se contribuente mensile, o del trimestre se contribuente trimestrale, è stato regolarmente pagato. Ai contribuenti che non hanno eseguito il pagamento o lo hanno eseguito in misura inferiore, l’agenzia delle Entrate, nel mese di luglio ha inviato una comunicazione, cosiddetto avviso bonario o “lettera – complicace” per inviare il contribuente a ravvedersi.
Accertamenti e lettere di compliance
Negli ultimi anni sono diventate più frequenti le lettere di compliance con l’invito al ravvedimento. Per evitare il contenzioso, Fisco e contribuenti dispongono degli strumenti deflativi, quali autotutela, accertamento con adesione (anche detto concordato), mediazione e conciliazione.
Per «controllo automatico», si intende la liquidazione automatizzata delle dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Iva, dei sostituti d’imposta, modello 770 e dell’Irap. L’agenzia delle Entrate provvede alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo.
Per «controllo formale», si intende la liquidazione formale delle dichiarazioni annuali. L’agenzia delle Entrate provvede al controllo formale delle dichiarazioni presentate, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione.
Gli strumenti più importanti per evitare la lite o la prosecuzione di un inutile contenzioso sono l’accertamento con adesione, cosiddetto concordato, il reclamo mediazione e la conciliazione. Ai questi strumenti, occorre aggiungere la disciplina dell’autotutela. Si tratta di strumenti che servono sia al Fisco sia al contribuente. In particolare:
- l’autotutela può prevenire o estinguere la lite;
- l’adesione all’accertamento può scongiurare la controversia;
- il reclamo mediazione può evitare di presentare il ricorso;
- la conciliazione può estinguere la pendenza in corso.
Da più di due anni, il Fisco ha messo in campo anche le lettere compliance, con l’invito esplicito al contribuente di avvalersi del ravvedimento spontaneo. Come specificato nelle lettere, l’obiettivo è di instaurare un proficuo dialogo e favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari nell’ambito di un percorso di cambiamento dei rapporti tra Fisco e contribuenti. Il ravvedimento può essere impiegato dal contribuente per regolarizzare le violazioni commesse in materia di tributi amministrati dall’agenzia delle Entrate, fino alla scadenza dei termini di accertamento. Ciò, a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata o che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di accertamento.