Preti, vescovi e cardinali: quanto guadagnano?

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Autore: Redazione

23 aprile 2018

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Quanto guadagnano preti, vescovi, sacerdoti e cardinali? Chi paga i loro stipendi e chi eroga la loro pensione?

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Come funzionano le cose nel mondo ecclesiastico in punto di stipendio di sacerdoti, vescovi, suore, cardinali? Certamente sarebbe ingenuo pensare che gli stessi vivano di sola fede e vocazione, perché anche loro sono chiamati a sostenere delle spese e pertanto sorge spontaneo chiedersi quanto guadagnano preti vescovi e cardinali.

Preti: quanto guadagnano?

Iniziamo col dire che se quella religiosa è in primo luogo una scelta di vita e di fede è altrettanto vero che i

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preti svolgono un servizio per l’ente ecclesiastico al pari di quello fornito da ciascun lavoratore per il proprio datore di lavoro.

Ciò vuol dire che anche il lavoro svolto dal prete deve essere retribuito. Ma in che modo?

Non tutte le figure ecclesiastiche hanno il medesimo ruolo e la stessa funzione. Anzi, ve ne sono diverse e ciascuna con la propria anzianità di servizio. Queste variabili incidono direttamente sull’ammontare dello stipendio percepito.

Ad esempio, la prima distinzione è quella tra preti e parroci. I primi amministrano i sacramenti e svolgono liturgicamente le stesse funzioni del parroco ma solo quest’ultimo è il responsabile della parrocchia. Per questo motivo mentre in una parrocchia ci possono essere più preti, ma solo un parroco. Ecco perché la differenza di trattamento economico: lo

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stipendio di un prete si aggira attorno ai mille euro per 12 mensilità, mentre quello dei parroci è di circa 1.200 euro al mese.

Tuttavia se questi oltre alla loro attività principale, svolgono anche altri lavori (come ad esempio l’insegnamento della religione nelle scuola pubblica), percepiscono un normale stipendio da insegnanti. Attenzione però: non si tratta di un doppio stipendio, perché il prete insegnante riceverà solo il denaro che gli manca per raggiungere il tetto stabilito.

Vescovi e cardinali: quanto guadagnano?

Salendo nella gerarchia ecclesiastica incontriamo vescovi, arcivescovi, cardinali e monsignori. Avendo questi una posizione e un prestigio più alti, così come una maggiore anzianità di servizio, hanno anche degli stipendi superiori. Infatti lo

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stipendio dei vescovi può raggiungere i 3mila euro al mese, mentre quello dei cardinali anche i 5mila euro al mese più bonus.

Suore e religiosi: quanto guadagnano?

Le suore e i religiosi (frati) non percepiscono stipendio, a meno che non svolgano un’attività esterna alla loro vita ecclesiale (es. insegnante). In quel caso riceveranno lo stipendio in relazione al lavoro che svolgono.

Stipendio preti e suore: chi paga?

Lo stipendio di preti, vescovi e cardinali non è erogato dallo Stato italiano. Questa somma è coperta in parte dalle parrocchie, in parte da altri redditi del sacerdote (soprattutto nel caso di insegnamento), mentre la restante parte è garantita dall’Istituto per il Sostentamento del Clero

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, il quale a sua volta reperisce il denaro dalle offerte libere, dagli Istituti diocesani per il Sostentamento del Clero e dai fondi dell’8 per mille.

Il sistema funziona nel seguente modo. La Cei (Conferenza Episcopale Italiana) stabilisce le soglie di reddito che ogni ecclesiastico deve percepire. Al raggiungimento di questa soglia contribuisce ogni entrata (altri lavori, incarichi speciali, ecc). L’erogazione degli stipendi, invece, viene gestita concretamente dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc). Ciascuna diocesi ha come riferimento un istituto locale speciale per il sostentamento del clero, che fa capo a quello centrale.

I sacerdoti comunicano ogni anno al proprio Istituto per il sostentamento locale competente tutti questi redditi. Il reddito viene stabilito sulla base di una dichiarazione che il sacerdote fa compilando un modello da consegnare all’Istituto per il sostentamento, in cui dichiara le sue attività e la sua anzianità di servizio. L’istituto locale trasmette questi redditi comunicati all’

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Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc), che verifica tutta la situazione reddituale del sacerdote e, se il suo reddito è sotto la soglia stabilita dalla Cei, provvede ad integrarlo.

L’Istituto centrale per il sostentamento del clero, inoltre, è finanziato anche da:

Quindi una parte dell’8×mille della dichiarazione dei redditi dei contribuenti serve a coprire gli stipendi di preti, vescovi e cardinali.

Pensione dei preti: chi la eroga?

Anche i preti e gli ecclesiastici ad una certa età vanno in pensione. Ma chi eroga le pensioni ecclesiastiche?

Se l’erogazione degli stipendi degli ecclesiastici è questione tutta interna alla chiesa, per quanto riguarda il pagamento delle pensioni, invece, interviene un istituto nostrano: l’Inps. L’Istituto gestisce un apposito

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fondo pensionistico, il Fondo del clero, all’interno del quale confluiscono i contributi previdenziali versati in favore dei preti e degli altri ecclesiastici. È compito di questo fondo erogare le pensioni ai preti.

Quanto guadagnano i preti delle confessioni non cattoliche?

Una volta precisato quanto detto in relazione agli stipendi di preti, suore, frati e di tutti gli ecclesiastici, è il caso di fare un piccolo riferimento agli stipendi dei religiosi delle confessioni non cattoliche.
In Italia, il fenomeno non è rilevante atteso che le confessioni cristiane non cattoliche coinvolgono un numero minimo di persone, mentre ha maggior rilievo all’estero in Paesi come ad esempio la Germania, dove i pastori sono dei dipendenti della comunità, che può anche licenziarli se non ripone fiducia nel loro ministero.
I pastori protestanti, che generalmente sono sposati o hanno comunque una famiglia, arrivano a percepire uno stipendio di circa 3500 euro, ma il lavoro è a tempo pieno e non riguarda solo gli aspetti spirituali. In molte comunità, infatti, sono presenti una serie di servizi (come ad esempio gli asili nido) che sono di aiuto alla comunità.

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