Invalidità ernia: come ottenerla
Chi soffre di ernia ha diritto all’invalidità? In che misura? Cosa fare se la commissione medica non riconosce l’invalidità?
Quante volte, in coda allo sportello delle poste o al banco della farmacia, in attesa di essere serviti, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con le persone che erano lì con noi? Si inizia a parlare del più e del meno ma, alla fine, si finisce sempre con l’elencare le malattie che ci affliggono. Parte allora una vera e propria competizione: vince chi ha più acciacchi degli altri. Nella conta dei malanni, praticamente tutti inseriscono l’ernia: chi ne ha una, chi due, chi ha perso il conto. Considerata una patologia praticamente inevitabile, in realtà l’ernia è una cosa da non sottovalutare e che, alla lunga, potrebbe causare grossi disagi. Tecnicamente, si parla di ernia quando un organo interno (o un’altra parte del corpo) fuoriesce dalla parete del muscolo o del tessuto che lo contiene. A seconda della parte del corpo ove l’ernia si presenta, si potrà avere: l’ernia inguinale; l’ernia iatale; l’ernia femorale; ecc. Le cause dell’ernia sono dovute normalmente all’indebolimento dei muscoli, i quali non riescono più a trattenere l’organo. Probabilmente ti interesserà sapere che l’ernia può conferire il diritto ad ottenere l’
Indice
Invalidità civile: a cosa serve?
Prima di vedere come ottenere l’invalidità per ernia, spieghiamo brevemente di cosa si tratta. L’invalidità civile (così denominata per distinguerla da quella derivante da cause di servizio, di guerra o di lavoro) è la difficoltà a svolgere alcune funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o dell’udito [1]. Perché l’
- compromettergli la normale capacità lavorativa, se la persona sia in età da lavoro, cioè tra i diciotto e i sessantacinque anni e sette mesi;
- renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età, qualora non rientrasse nella fascia di cui sopra (quindi se minore di diciotto o maggiore di sessantacinque anni e sette mesi).
I cittadini con età superiore ai sessantacinque anni e sette mesi, quindi, possono chiedere il riconoscimento dello stato invalidante quando abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età. Allo stesso modo, il minore di diciotto anni dovrà dimostrare di versare in condizioni di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età, allo scopo di avere diritto all’indennità di frequenza.
Diritti dell’invalido civile: quali sono?
Perché è importante ottenere l’invalidità per l’ernia? Perché al riconoscimento dello status di invalido segue l’attribuzione di diversi benefici, i quali variano a seconda del grado di invalidità riconosciuto: ad esempio, un’invalidità del 100% dà diritto a ricevere una pensione di inabilità. I vantaggi diversi da quelli economici non sono meno importanti: anche senza aver ottenuto un’invalidità totale, il malato ha diritto alla fornitura gratuita di protesi, presidi ed ausili; all’esenzione (parziale o totale, a seconda del grado di invalidità) dal pagamento del ticket sanitario per tutte le prestazioni mediche riguardanti la patologia invalidante (nel caso di invalidità pari o superiore al 67%); ad agevolazioni per le graduatorie delle case popolari e per il canone telefonico (in base ai redditi dichiarati).
L’assegno di invalidità spetta solo a chi sia dichiarato invalido con una percentuale compresa tra il 74 e il 99%; inoltre, a differenza dell’indennità di accompagnamento, è necessario anche che il soggetto versi in uno stato di bisogno economico. La pensione di inabilità, invece, spetta solamente a chi viene riconosciuta un’invalidità pari al 100%.
Ernia: c’è il diritto all’invalidità?
L’ernia non rientra espressamente tra le patologie previste dalla legge nelle apposite tabelle ministeriali [2] al fine del riconoscimento dell’invalidità civile: l’unico riferimento rintracciabile è quello che va sotto la voce di “esiti di trattamento chirurgico per ernia diaframmatica congenita
Le linee guida dell’Inps sul riconoscimento dell’invalidità, invece, pur non prevedendo percentuali di riduzione della capacità lavorativa per chi soffre di ernia del disco, dà rilevanza all’ernia iatale, inguinale, crurale, ipogastrica, epigastrica e ombelicale. Se, invece, l’ernia discale riguarda le vertebre lombari e il paziente viene sottoposto ad un intervento chirurgico di stabilizzazione del rachide lombare, la patologia può essere ricondotta all’anchilosi di rachide lombare e dar luogo al riconoscimento di un’invalidità dal 31 al 40%.
Al di là di ciò, spetta al richiedente dimostrare che la propria patologia (in questo caso, l’ernia) sia davvero invalidante, e cioè gli riduca la capacità lavorativa di almeno un terzo oppure gli impedisca di compiere gli atti quotidiani della vita. Colui che è affetto da questa patologia potrà supportare la propria richiesta con la documentazione medica in suo possesso dalla quale si evince la gravità dell’
Invalidità per ernia: come ottenerla?
Abbiamo chiarito che la persona affetta da ernia può legittimamente chiedere l’invalidità civile, purché dimostri l’effettiva incidenza della malattia sulla propria vita o sull’attività lavorativa. Ma come ottenere l’invalidità per ernia? Colui che è affetto da ernia, se ritiene che questa malattia gli comporti una riduzione di almeno un terzo della propria capacità lavorativa o l’impossibilità di svolgere alcuni atti della vita quotidiana, per chiedere l’
Invalidità ernia: come fare ricorso?
Cosa fare se, a seguito della visita, l’invalidità non viene riconosciuta, oppure viene riconosciuta in un grado minore a quello che si ritiene debba spettare? La persona alla quale è stata negata l’invalidità per ernia oppure a cui è stata concessa in misura non soddisfacente può fare ricorso in tribunale entro il termine di sei mesi dalla notifica dell’esito delle visita.
Il ricorso va presentato al tribunale territorialmente competente e consiste nella richiesta della nomina di un consulente tecnico d’ufficio (un medico legale) che rivaluti le condizioni di salute del ricorrente [3]. È necessaria l’assistenza di un avvocato. Nel caso di ulteriore esito negativo, è ancora possibile impugnare la perizia sfavorevole entro trenta giorni e procedere con un ricorso di merito [4] nel quale bisogna contestare specificamente le risultanze della visita ed, eventualmente, chiedere al giudice il rinnovo delle operazioni peritali (cioè, una nuova consulenza tecnica).