Licenziamento del dirigente, come funziona

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Autore: Angelo Greco

02 febbraio 2018

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Quali sono le ragioni che possono giustificare la cessazione del rapporto di lavoro dei dirigenti, procedura di licenziamento, preavviso, ricorso.

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Come funziona il licenziamento dei dirigenti? Per “sentito dire”, sappiamo che il dirigente può essere licenziato “ad nutum”, cioè liberamente, a differenza della generalità dei lavoratori dipendenti, che invece possono essere licenziati solo per giusta causa o giustificato motivo oggettivo o soggettivo. In realtà è vero che il datore di lavoro è libero di recedere liberamente dal contratto con obbligo di dare il preavviso, salvo il licenziamento per giusta causa, in base alle norme di legge; tuttavia, la normativa è integrata dai contratti collettivi applicati dall’azienda, che prevedono che anche il licenziamento del dirigente debba essere comunque giustificato. Le ragioni che motivano il licenziamento dei dirigenti, però, risultano più elastiche di quelle alla base del giustificato motivo oggettivo o soggettivo di cessazione del rapporto per operai, impiegati e quadri: si parla infatti di “giustificatezza” del licenziamento per i dirigenti, non di giustificato motivo. L’obbligo di motivare il licenziamento dei dirigenti non sussiste, comunque, per gli aventi diritto alla pensione di vecchiaia o, comunque, al compimento dei 67 anni di età. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare il punto sul

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licenziamento del dirigente: come funziona il criterio di giustificatezza, qual è la procedura per licenziare e quali le ragioni giustificative, quando è dovuto il preavviso, come si può impugnare la cessazione del rapporto.

Chi sono i dirigenti?

La legge non regolamenta la figura del

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dirigente: sono i contratti collettivi e la giurisprudenza a contenere l’indicazione dei requisiti della categoria dirigenziale e ad individuare alcune figure tipiche di dirigente.

Secondo i contratti collettivi, sono dirigenti i lavoratori subordinati che in azienda ricoprono un ruolo caratterizzato da un elevato grado di professionalità, autonomia e potere decisionale; il dirigente può fornire delle disposizioni a tutta l’impresa o a una sua parte autonoma, e si occupa di promuovere, coordinare e gestire la realizzazione degli obiettivi dell’impresa.

Sono dirigenti, ad esempio, i seguenti lavoratori:

Quando non è possibile far riferimento alla definizione collettiva (perché, ad esempio, al rapporto non si applica alcun accordo collettivo), per individuare la figura del dirigente si ricorrere alla definizione fornita dalla giurisprudenza. Nel dettaglio, la giurisprudenza prevalente riconosce come dirigente il lavoratore subordinato fornito di un elevato grado di responsabilità verso l’imprenditore, cui presta una collaborazione di carattere prevalentemente intellettuale, per coordinare l’attività aziendale nella sua totalità o in alcuni suoi grandi rami autonomi.

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Quando può essere licenziato il dirigente?

Il dirigente può essere licenziato:

Come funziona il licenziamento del dirigente per giusta causa?

Il dirigente può essere licenziato per giusta causa quando lede il vincolo fiduciario col datore di lavoro, in modo tale da non consentire la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto. È il caso, ad esempio, del dirigente che assume la qualifica di socio o amministratore di un’impresa concorrente

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[1], del dirigente che denigra i colleghi o l’amministratore, o che si trova, in generale, in conflitto d’interessi.

Come funziona il criterio di giustificatezza del licenziamento?

Il dirigente, secondo la legge, per essere licenziato non necessita del giustificato motivo, oggettivo o soggettivo. Tuttavia, i contratti collettivi e la giurisprudenza hanno chiarito che, anche se fatti o condotte non idonei ad integrare giusta causa o giustificato motivo di cessazione possono giustificare il licenziamento del dirigente, quest’ultimo non può comunque essere licenziato per ragioni discriminatorie o arbitrarie. È questo il cosiddetto criterio di giustificatezza del licenziamento: in pratica, è possibile licenziare il dirigente anche se le motivazioni alla base della cessazione non costituiscono giustificato motivo, purché siano oggettive e concretamente accertabili, non discriminatorie o arbitrarie.

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Quando è possibile licenziare giustificatamente il dirigente?

È possibile licenziare il dirigente, in conformità al criterio di giustificatezza, in diverse ipotesi; ad esempio:

Per il dirigente esiste l’obbligo del repêchage?

Neo caso di licenziamento di un lavoratore dipendente per giustificato motivo oggettivo (ossia per ragioni di tipo economico), il datore deve dimostrare di non averlo potuto reimpiegare in altre mansioni compatibili con la sua formazione. È il cosiddetto

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obbligo di repêchage: in assenza di tale prova il licenziamento è illegittimo. Ebbene, secondo la Cassazione (ord. n. 2895/23) tale regola non vale per i dirigenti. Per i dirigenti non esiste quindi l’obbligo del repêchage ai fini della validità del licenziamento.

«In caso di licenziamento del dirigente d’azienda per esigenze di ristrutturazione aziendale – scrive la Suprema Corte – è esclusa la possibilità del repêchage in quanto incompatibile con la posizione dirigenziale del lavoratore, assistita da un regime di libera recedibilità del datore di lavoro».

I Supremi giudici, così, hanno ribadito l’evidente disparità di trattamento tra il dipendente e il dirigente. Mentre per il primo, infatti, il datore prima di procedere al licenziamento deve valutare

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la possibilità di ripescaggio e quindi di ricollocazione all’interno dell’azienda, il dirigente invece – in presenza di una situazione di crisi – può essere allontanato senza “troppe spiegazioni”.

Per concludere i Supremi giudici, richiamando anche le sentenze di merito sulla questione del repêchage, hanno sancito la legittimità del licenziamento impugnato in linea con la nozione di “giustificatezza” propria del recesso nell’ambito del rapporto di lavoro dirigenziale.

Qual è la procedura per il licenziamento disciplinare?

Il licenziamento ha natura disciplinare ogni volta che è motivato dalla colpa del dirigente (comportamento negligente o suscettibile di far venir meno la fiducia del datore).

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Secondo la giurisprudenza [2] al licenziamento disciplinare del dirigente devono essere applicate tutte le garanzie procedimentali previste per gli altri dipendenti, cioè:

Il licenziamento di un dirigente motivato dal mancato raggiungimento degli obiettivi commerciali, costituenti la ragione della sua assunzione, deve essere considerato di natura disciplinare.

Se il licenziamento disciplinare viola le garanzie procedimentali, è da ritenersi nullo perché contrario a norme di legge

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[3]. Il datore di lavoro può, però, emanare un nuovo provvedimento, nel rispetto delle forme e delle procedure volute dalla legge, anche se è irrogato per sanzionare la stessa condotta.

Come deve essere intimato il licenziamento del dirigente?

Nei casi di licenziamento diversi dal licenziamento disciplinare, il datore di lavoro deve solamente comunicare per iscritto il provvedimento di recesso, comunicando anche la sua motivazione.

È obbligatorio il preavviso di licenziamento del dirigente?

Salvo che nell’ipotesi di giusta causa, il datore di lavoro deve fornire il preavviso per licenziare il dirigente: se recede senza dare il preavviso, o decide di esonerare il dirigente dal prestare servizio durante il periodo di preavviso, deve corrispondere al dirigente un’indennità sostitutiva del periodo non lavorato.

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Il periodo di preavviso cambia a seconda dell’anzianità del dirigente e del contratto collettivo applicato:

Il dirigente può impugnare il licenziamento?

Il dirigente può

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impugnare il licenziamento intimatogli, se risulta privo di giusta causa o di giustificatezza. In particolare:

Il dirigente ha diritto alla reintegra?

A differenza della generalità dei lavoratori, il dirigente, in caso di licenziamento illegittimo, non ha diritto:

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