Consulenza tecnica d’ufficio esplorativa: la Cassazione dice si

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Autore: Angelo Greco

06 febbraio 2013

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il consulente tecnico d’ufficio è un ausiliare del giudice e non può essere utilizzato per ricercare le prove: tuttavia, con una importante sentenza, la Cassazione si è aperta alla possibilità della cosiddetta “consulenza tecnica esplorativa”, ma solo a determinate condizioni.

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Il consulente tecnico deve limitarsi ad accertare quanto richiesto dalle parti; diversamente, la CTU è nulla. È stato sempre questo l’orientamento delle aule dei tribunali di merito. Ma oggi, la Cassazione ha aperto un varco in quello che sembrava un principio stabile del processo civile.

Con una sentenza di ieri [1], la Suprema Corte ha accolto l’istanza di una proprietaria che aveva fatto causa al condominio per delle infiltrazioni d’acqua. La signora tuttavia aveva iniziato il giudizio senza avere la certezza sulle cause del danno. Le stesse cause erano state poi individuate dal consulente d’ufficio (che si era spinto alla ricerca di una possibile origine delle infiltrazioni). La Corte di Appello aveva però dichiarato nulla la CTU per via del suo carattere

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esplorativo. Non di questo avviso è stata invece la Cassazione.

La consulenza tecnica, anche se in linea di massima non è un mezzo di prova, ma solo uno strumento del giudice per valutare la prova già acquisita ad opera delle parti; tuttavia – sostiene la Cassazione – può diventare una fonte oggettiva di prova quando si risolve nell’accertamento di fatti rilevabili solo con l’ausilio di specifiche cognizioni o strumentazioni tecniche [2]. In altre parole, la CTU può essere esplorativa quando essa sia l’unico strumento per accertare la verità processuale.

Peraltro la formulazione dei quesiti al consulente rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito; pertanto non costituisce violazione del diritto alla difesa formulare quesiti diversi da quelli ritenuti necessari da una delle parti, sempre che i difensori siano stati posti in condizione di presenziare alle operazioni e di porre istanze e osservazioni necessarie e pertinenti.

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