Cibo made in Italy: quando possiamo fidarci

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Autore: Andrea Iurato

08 ottobre 2018

Avvocato del foro di Bologna, dottore di ricerca in diritto pubblico, giustizia penale e internazionale. Presta la propria opere di consulenza e assistenza legale in materia di diritto penale, diritto alimentare e diritto dell’immigrazione. È assegnista di ricerca presso l’Università di Pavia.

Made in Italy è sinonimo di qualità del cibo, ma spesso le etichette che parlano di Italia non corrispondono a prodotti davvero italiani: come riconoscere il vero made in Italy?

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Per molti prodotti alimentarinon vige alcun obbligo di indicazione dell’origine i recenti interventi del governo italiano si sono scontrati con una legislazione europea poco severa e attenta. È davvero difficile allora essere certi che un prodotto sia davvero made in Italy, ma una lettura attenta dell’etichetta può aiutare a individuare i prodotti e i marchi più affidabili. Ma procediamo con ordine e vediamo quando possiamo fidarci di un cibo made in Italy.

Per quali alimenti è obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta?

In Italia il problema dell’

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origine dei prodotti alimentari è ritenuto molto importante tanto dai consumatori, quanto dai produttori e dalle istituzioni.

Non per tutti gli alimenti però vige l’obbligo di indicare in etichetta l’origine.

La legge europea [1] prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei seguenti prodotti alimentari:

Recentemente l’Italia ha introdotto l’obbligo di indicare l’origine del prodotto anche per i seguenti alimenti:

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Per moltissimi prodotti alimentari, specie quelli non freschi, non c’è quindi alcun obbligo di indicare l’origine degli ingredienti e per il consumatore che vuole acquistare made in Italy è davvero difficile orientarsi: l’etichetta di uno di questi alimenti, infatti, può riportare ad esempio il nome e l’indirizzo di un produttore italiano, ma non è detto che l’alimento sia davvero prodotto in Italia o con ingredienti di origine italiana.

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A questo si aggiunge il fatto che l’obbligo di indicazione dell’origine di pasta, riso, latte e pomodoro si applica soltanto in Italia e ai prodotti fabbricati in Italia.

La legge europea non aiuta la chiarezza

Recentemente è stato approvato un regolamento europeo [6] che intendeva evitare i casi molto diffusi di etichette ingannevoli che presentano un prodotto come proveniente da un paese ma i cui ingredienti principali provengono da altri stati.

Il regolamento però ha deluso le attese e rischia di creare ancora più confusione, favorendo le etichette ingannevoli.

Secondo le nuove norme se un prodotto alimentare, ad esempio polpette di carne, viene presentato come italiano, ma l’ingrediente principale (la carne) viene da un altro paese, è obbligatorio indicare in etichetta che la carne non viene dall’Italia. Il problema è che in questo caso il produttore può inserire in etichetta semplicemente l’indicazione che la carne proviene dalla Unione europea. In questo caso solo un consumatore molto attento capirà che la carne non è italiana, anche se il prodotto viene presentato come

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made in Italy.

Le norme europee sull’indicazione dell’origine non si applicano neanche in due casi, molto frequenti:

  1. quando il marchio con il quale viene commercializzato un prodotto reca un’indicazione di origine: quindi, se un prodotto è fabbricato all’estero con un marchio registrato che lascia intendere la provenienza dall’Italia, non vi è obbligo di indicare la provenienza diversa, con evidente inganno per il consumatore;
  2. per i prodotti DOP, DOC, IGP e IGT: si tratta di indicazioni geografiche che dovrebbero tranquillizzare il consumatore sull’esatta origine dell’alimento, ma non sempre è così. Ad esempio, i prodotti DOP devono essere necessariamente prodotti nella zona geografica ai quali si riferisce il marchio e con ingredienti proveniente dalla stessa zona. Nel caso invece dei prodotti IGP ciò non sempre è garantito. Quindi se acquistiamo ad esempio un parmigiano reggiano DOP possiamo essere certi dell’origine del formaggio ma anche degli ingredienti, nel caso invece della bresaola della Valtellina IGP è possibile che la bresaola sia stata prodotta in Valtellina, ma che la carne provenga dall’estero e tale diversa origine non sia indicata in etichetta.

Ci può aiutare l’indicazione dello stabilimento di confezionamento

Per i soli prodotti alimentari fabbricati in Italia e commercializzati in Italia è in vigore l’obbligo di indicare in etichetta lo

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stabilimento nel quale il prodotto è stato fabbricato o confezionato [7]. In questo caso è molto facile smascherare gli inganni più grossolani, come prodotti con origine dichiarata in una regione e fabbricati in tutt’altra parte d’Italia, ma è molto più difficile smascherare i falsi prodotti made in Italy, proprio perché l’obbligo si applica soltanto ai prodotti fabbricati in Italia e non anche a quelli provenienti dall’estero.

Inoltre, se lo stabilimento di produzione è diverso da quello di confezionamento, in etichetta andrà indicato solo quest’ultimo. Quindi se delle polpette sono fatte con carne olandese e preparate in Germania, ma confezionate nella vaschetta in Italia, l’etichetta potrà indicare lo stabilimento italiano senza alcun obbligo di indicare la diversa origine degli ingredienti, così ingannando il consumatore che crede di acquistare

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made in Italy, ma porta a casa ben altro.

Allora come faccio a sapere se un prodotto è davvero italiano?

Chi è davvero convinto che i cibi di migliore qualità e più sicuri siano quelli prodotti interamente in Italia e solo con ingredienti di origine italiana, potrà essere sicuro di acquistare e mangiare un prodotto davvero made in Italy solo se:

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