Spese legali liquidate in sentenza: a chi spettano?

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Autore: Mariano Acquaviva

18 gennaio 2019

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

A chi vanno pagate le spese legali e quelle processuali? Cos’è il principio di soccombenza e quando si applica? Chi è l’avvocato antistatario?

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È molto probabile che tu già sappia che la giustizia italiana non è famosa per la sua particolare velocità nel giungere alla decisione finale: in media, un giudizio civile, in primo grado, non termina prima di tre o quattro anni. Oltre che essere lenta, la giustizia italiana è anche costosa: se vuoi ricorrere in tribunale, sappi che il costo medio del contributo unificato, per una causa di valore superiore ai cinquemila euro, è di oltre duecento euro, ai quali si aggiungono le spese di notifica e, ovviamente, quelle legali, cioè quelle dovute al proprio difensore. Ma v’è altro: se perdi la causa, in base al principio di soccombenza è molto probabile che tu debba anche pagare l’avvocato della controparte. Come ciliegina sulla torta, si aggiungono le spese di registrazione della sentenza (non meno di duecento euro). In pratica, prima di fare causa devi pensarci non due, ma almeno tre volte. Devi anche sapere, però, che la legge non è così “spietata” da caricare tutte le spese di giustizia sulle tue spalle: innanzitutto, per chi possiede un reddito inferiore ad una certa soglia (poco più di undicimila euro: sul punto ti rinvio alla lettura di

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questo articolo, è previsto il beneficio del patrocinio a spese dello Stato, cioè la possibilità di avere tutto spesato, a partire dall’avvocato fino a giungere a tutti gli altri costi che ti ho sopra elencato. In secondo luogo, la regola della soccombenza appena citata, cioè quella secondo la quale chi perde il processo paga, vale anche nel caso in cui tu vinca: in pratica, se il giudice ti dà ragione, potrà condannare la controparte non solo a pagare il tuo avvocato, ma anche tutte le spese di giustizia (contributo unificato, marche da bollo, notifiche, ecc.) che sei stato costretto ad anticipare. Dovrai però attendere la sentenza che chiude il giudizio: solamente con questo provvedimento il giudice potrà liquidare le spese legali e quelle processuali, condannando al pagamento la parte soccombente. Spesso si fa confusione e non si comprende bene a chi spetti concretamente questo rimborso: direttamente al cittadino oppure al suo avvocato? E poi: c’è differenza tra spese legali e spese di giustizia? L’avvocato può farsi pagare direttamente dalla controparte? Se anche tu hai avuto a che fare con il processo civile, oppure semplicemente ti interessa l’argomento, allora ti invito a proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò, in modo semplice e chiaro,
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a chi spettano le spese legali liquidate in sentenza.

Spese legali: cosa sono?

Prima di vedere a chi spettano le spese legali liquidate in sentenza, bisogna obbligatoriamente spiegare in cosa consistono queste spese legali e se c’è differenza con le spese giudiziali (o spese di giustizia). Ebbene, le spese legali sono quelle che si riferiscono alla parcella dell’avvocato. In pratica, per spese legali si intendono quelle che hai sostenuto (o dovrai sostenere) per pagarti un avvocato di fiducia. Come detto, in base al principio di soccombenza, di norma chi perde la causa paga anche le

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spese legali della controparte.

Spese di giustizia: cosa sono?

Le spese legali sono diverse dalle spese di giustizia, definite anche spese processuali, giudiziali o, più semplicemente, spese di lite. Queste fanno riferimento a tutti i costi che bisogna sopportare per adire il tribunale: in pratica, vi rientrano marche da bollo, contributi unificati, spese di notifica da parte degli ufficiali giudiziari, costi di cancelleria (rilascio di copie conformi, di formule esecutive, ecc.) e ogni altro esborso collegato al funzionamento della macchina giudiziaria.

Spese legali e soccombenza: come funziona?

Come abbiamo appena visto, spese legali e spese di giustizia non sono la stessa cosa. Entrambe, però, sono accomunate dalla medesima sorte, ovverosia dal principio secondo il quale chi perde, paga. Come più volte ricordato, la legge prevede che la parte soccombente debba pagare tutte le spese sostenute dalla parte vittoriosa. Si avrà, perciò, questa situazione:

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Soccombenza: le spese legali sono sempre rimborsate?

Quanto detto nel paragrafo precedente è vero in linea di massima. Secondo la legge, il principio della soccombenza va applicato solamente quando la parte che ha perso il giudizio è stata causa dello stesso. Detto davvero con parole semplici, la parte soccombente deve pagare anche le spese legali e quelle processuali sostenute dalla controparte solamente se aveva torto marcio. In caso contrario, quando le ragioni addotte a propria difesa, seppur non accolte dal giudice, erano verosimili (ad esempio perché sostenute da una parte della giurisprudenza), il giudice potrebbe condannarlo anche solamente a pagare una parte delle spese sostenute dalla parte vittoriosa.

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Addirittura, la legge dice che, in caso di soccombenza reciproca, cioè quando a nessuna delle parti in giudizio viene riconosciuta una ragione piena, il giudice può decidere di compensare le spese: ognuno si paga il suo, insomma [1].

Quando non si applica la soccombenza?

La legge prevede altre circostanze in cui il le spese legali non debbano essere liquidate in sentenza. Una prima ipotesi si ha nel caso in cui tu abbia rifiutato l’offerta economica che la controparte ti ha fatto per chiudere il giudizio. Mettiamo che tu sia stato tamponato mentre eri incolonnato nel traffico; poiché non raggiungete un accordo, ti vedi costretto ad andare in tribunale. Nelle more del processo, la controparte capisce che, andando avanti, perderà il giudizio e ti propone, anche a mezzo del suo avvocato, un accordo economico. Tu lo rifiuti perché lo ritieni insoddisfacente. Ebbene, se la causa dovesse concludersi con un risarcimento a tuo favore non superiore a quello che ti era stato proposto, allora il giudice può condannarti al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, se ritiene che il tuo rifiuto sia stato ingiustificato.

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Detto in due parole: se rifiuti l’offerta di mille euro che Tizio ti ha fatto e poi il giudice ti liquida proprio quella somma (o addirittura una minore), allora il magistrato potrà tenere conto del fatto che tu non abbia voluto chiudere prima il contenzioso e, nonostante la vittoria, ti addebiterà una parte delle spese processuali, calcolate in proporzione alla durata del processo successivamente al tuo rifiuto. Si applica una sorta di soccombenza parziale, insomma.

Ancora, la legge dice che il giudice può escludere il rimborso delle spese di lite sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di lealtà nel processo, essa ha causato all’altra parte

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[2]. In pratica, il pagamento a favore della controparte delle spese legali e di quelle processuali è escluso, nonostante l’esito positivo del giudizio, ogni volta che:

Spese legali: a chi spettano?

Chiariti tutti questi aspetti, resta ora da affrontare il tema principale:

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a chi spettano le spese legali liquidate in sentenza? Ebbene, bisogna distinguere a seconda che l’avvocato, nei propri scritti difensivi, si sia dichiarato antistatario o meno. Cosa significa? Cos’è l’antistatarietà? Cerco di spiegartelo in modo semplice: si tratta della dichiarazione con cui l’avvocato dice di aver anticipato le spese di giustizia. Pertanto, in presenza di antistatarietà, le spese liquidate in sentenza dal giudice spettano all’avvocato stesso. In caso contrario, se il difensore nulla ha dichiarato, le spese liquidate in sentenza spettano alla parte assistita.

In altre parole, l’antistatarietà è quella dichiarazione resa dall’avvocato all’interno dei suoi scritti difensivi per mezzo della quale egli si dichiara anticipatario di tutte le spese di giudizio

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[3]; così facendo, egli chiede al giudice che le spese di lite e il suo onorario gli vengano liquidati direttamente, senza passare per il suo assistito. In pratica, il difensore antistatario dice al giudice che è lui il creditore delle spese processuali in un’eventuale condanna di controparte. Di conseguenza, tu non dovrai dare nulla al tuo avvocato, in quanto sarà lui a dover recuperare tutte le somme (onorario e spese di giustizia) presso la parte soccombente.

Nel caso in cui, al contrario, l’avvocato non dovesse dichiararsi antistatario, allora sarà il cliente a dovergli pagare l’onorario, anche nel caso in cui la controparte sia dichiarata soccombente e sia stata condannata alle spese di lite e al pagamento degli onorari. In pratica, avviene questo: la parte vincente nel processo pagherà il suo avvocato; forte della sentenza esecutiva, potrà poi rivalersi sulla controparte per il recupero di tutte le spese, sia quelle processuali che quelle legate alla parcella del suo difensore, secondo le somme stabilite nella pronuncia stessa.

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