Violenza domestica: quando c’è allontanamento?
Cosa sono i maltrattamenti in famiglia? È possibile disporre l’allontanamento dalla casa familiare? Anche una lesione lievissima giustifica l’allontanamento?
Se sei stato vittima di un reato, probabilmente saprai che la giustizia italiana non è molto veloce: una volta denunciato il crimine, ci vorrà un po’ di tempo perché le indagini comincino, e molto altro ce ne vorrà prima che cominci il processo e, soprattutto, prima che si arrivi ad una sentenza definitiva. Durante tutto questo tempo, la vittima si trova praticamente priva di protezione, esposta alla possibilità che l’autore del reato reiteri la propria condotta impunemente. Per evitare ciò, cioè per impedire a chi delinque di poter tormentare ulteriormente la persona offesa oppure semplicemente di continuare a trasgredire la legge, l’ordinamento giuridico ha previsto le misure cautelari. Cosa sono? Semplice: si tratta di provvedimenti che limitano la libertà della persona accusata o solamente sospettata di aver commesso un reato, impedendole così di ripetere il suo crimine. Ad esempio, se sei vittima di
Indice
Violenza domestica: cosa sono i maltrattamenti in famiglia?
Prima di vedere quando c’è allontanamento per violenza domestica, ti spiegherò brevemente cosa intende il codice penale per violenza domestica. In realtà, un reato che porta questo nome non esiste: quello che si avvicina più di tutti è sicuramente il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. Secondo la legge, commette reato chiunque maltratta
Il reato di maltrattamenti è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali
Quando è violenza domestica?
Abbiamo appena visto che la violenza domestica coincide quasi del tutto con il reato di maltrattamenti in famiglia, potendo essere ricompresa in questa fattispecie delittuosa non soltanto le ipotesi di percosse o lesioni fisiche tra conviventi o familiari, ma anche quelle di abuso psicologico e di maltrattamenti morali. Ma non è tutto.
Nella violenza domestica, soprattutto se considerata ai fini dell’applicazione dell’allontanamento dalla casa familiare (di cui ti parlerò di qui ad un istante), possono essere fatti rientrare anche i casi di violazione degli obblighi di assistenza familiare (tipica di chi, ad esempio, dilapida tutti gli averi della famiglia)
Allontanamento nel caso di violenza domestica: è possibile?
Quanto detto sinora è fondamentale per comprendere ciò che ti dirò ora: è possibile chiedere l’allontanamento nel caso di violenza domestica? Assolutamente sì: la legge dice che, in tutte le ipotesi di
Con lo stesso provvedimento con cui si dispone, su richiesta del magistrato del pubblico ministero, l’allontanamento per violenza domestica, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. Sempre con la medesima ordinanza, inoltre, il giudice può obbligare la persona allontanata a versare un assegno di mantenimento a favore dei suoi familiari. In pratica, la misura serve ad evitare che il membro della famiglia allontanato per il suo comportamento delittuoso possa liberarsi dell’obbligo di sostenere economicamente la sua famiglia. Pertanto, sempre che ne ricorrano le condizioni, il giudice può vietargli di fare rientro a casa ma, allo stesso tempo, obbligarlo a continuare a mantenere la famiglia. Una tutela a tutto tondo, insomma.
Allontanamento: è possibile anche nel caso di lesioni minime?
La misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare è stata estesa anche alla violenza domestica consistente nell’infliggere lesioni lievissime. Di cosa si tratta? In pratica, la legge fa rientrare nel concetto di violenza domestica tutte le ipotesi di reato che abbiamo sopra elencato: dai maltrattamento all’abuso dei mezzi di correzione, dalle minacce allo stalking, passando per i reati di pornografia minorile e le lesioni. Nell’ambito di quest’ultima fattispecie ci sono anche le lesioni minime, quelle che vengono normalmente definite “lievissime”: si tratta delle lesioni che cagionano una malattia guaribile entro venti giorni.
Questo significa che anche uno schiaffo particolarmente forte, una spinta che provochi un urto o, comunque, qualsiasi conseguenza che sia anatomicamente valutabile in ospedale come lesione e per la quale sia possibile dare una prognosi anche solo di pochi giorni, potrà legittimare il familiare leso a denunciare il fatto e a chiedere protezione dalla violenza domestica mediante l’allontanamento dalla casa familiare.
È stata proprio la Corte Costituzionale, con una recente sentenza [6] che ha corretto un errore del legislatore (che, inspiegabilmente, escludeva dalla tutela cautelare le lesioni lievissime inflitte ai figli naturali, ma non quelle fatte patire ai figli adottivi), a stabilire in via definitiva che anche le lesioni lievissime nei confronti dei figli, del coniuge, del partner, degli ascendenti e, più in generale, dei conviventi, devono rientrare nella nozione di violenza domestica e, pertanto, debbono essere protette dalla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare.