Violenza domestica: quando c’è allontanamento?

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Autore: Mariano Acquaviva

16 dicembre 2018

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Cosa sono i maltrattamenti in famiglia? È possibile disporre l’allontanamento dalla casa familiare? Anche una lesione lievissima giustifica l’allontanamento?

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Se sei stato vittima di un reato, probabilmente saprai che la giustizia italiana non è molto veloce: una volta denunciato il crimine, ci vorrà un po’ di tempo perché le indagini comincino, e molto altro ce ne vorrà prima che cominci il processo e, soprattutto, prima che si arrivi ad una sentenza definitiva. Durante tutto questo tempo, la vittima si trova praticamente priva di protezione, esposta alla possibilità che l’autore del reato reiteri la propria condotta impunemente. Per evitare ciò, cioè per impedire a chi delinque di poter tormentare ulteriormente la persona offesa oppure semplicemente di continuare a trasgredire la legge, l’ordinamento giuridico ha previsto le misure cautelari. Cosa sono? Semplice: si tratta di provvedimenti che limitano la libertà della persona accusata o solamente sospettata di aver commesso un reato, impedendole così di ripetere il suo crimine. Ad esempio, se sei vittima di

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stalking, provvederai a denunciare il tuo persecutore; il problema è che, mentre si giungerà ad una sentenza di condanna, trascorreranno anni, tempo durante il quale il criminale potrà continuare ad agire indisturbato. Proprio per evitare ciò il giudice può disporre, ai danni dello stalker, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: così facendo, verrà fatto divieto al persecutore di accostarsi alla vittima e ai posti che abitualmente frequenta (palestra, locali, luogo di lavoro, ecc.). Le misure cautelari, in pratica, servono ad impedire che la sentenza finale risulti inutile, priva di senso. Come il divieto di avvicinamento, anche l’
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allontanamento dalla casa familiare è una misura cautelare, destinata però ai casi di violenza domestica: in pratica, se sei maltrattato dal convivente o da altro parente, puoi non solo denunciare l’accaduto, ma anche chiedere che, nelle more del procedimento, il tuo aggressore venga allontanato dall’abitazione, così da non poterti più fare del male. Il ventaglio delle ipotesi delittuose ricomprese in questa misura cautelare è stato sempre più esteso, tanto da ricomprendere oggi, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, anche il caso di lesioni lievissime, cioè di lesioni di poco conto, che lasciano tracce appena percettibili. Se quanto detto sinora ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò
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quando c’è allontanamento per violenza domestica.

Violenza domestica: cosa sono i maltrattamenti in famiglia?

Prima di vedere quando c’è allontanamento per violenza domestica, ti spiegherò brevemente cosa intende il codice penale per violenza domestica. In realtà, un reato che porta questo nome non esiste: quello che si avvicina più di tutti è sicuramente il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. Secondo la legge, commette reato chiunque maltratta

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una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni [1].

Il reato di maltrattamenti è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali

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[2]. Se la sofferenza si tramuta in una soggezione psicologica totale, potrebbero allora integrarsi gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia.

Quando è violenza domestica?

Abbiamo appena visto che la violenza domestica coincide quasi del tutto con il reato di maltrattamenti in famiglia, potendo essere ricompresa in questa fattispecie delittuosa non soltanto le ipotesi di percosse o lesioni fisiche tra conviventi o familiari, ma anche quelle di abuso psicologico e di maltrattamenti morali. Ma non è tutto.

Nella violenza domestica, soprattutto se considerata ai fini dell’applicazione dell’allontanamento dalla casa familiare (di cui ti parlerò di qui ad un istante), possono essere fatti rientrare anche i casi di violazione degli obblighi di assistenza familiare (tipica di chi, ad esempio, dilapida tutti gli averi della famiglia)

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[3], di abuso dei mezzi di correzione e di disciplina (che compie colui che ad esempio, per educare i figli, ricorre alle percosse) [4], nonché quelli di minaccia, stalking, violenza sessuale, prostituzione e pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico e lesioni personali. In pratica, tutto ciò che può attentare all’integrità fisica e morale dei propri familiari può rientrare nella nozione ampia di violenza domestica.

Allontanamento nel caso di violenza domestica: è possibile?

Quanto detto sinora è fondamentale per comprendere ciò che ti dirò ora: è possibile chiedere l’allontanamento nel caso di violenza domestica? Assolutamente sì: la legge dice che, in tutte le ipotesi di

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violenza domestica (non solo maltrattamenti, quindi, ma anche lesioni, minacce, ecc.), se il giudice ne ravvisa la necessità, è possibile emettere un’ordinanza con la quale si impone all’indagato/imputato di allontanarsi dall’abitazione familiare e di non farvi rientro fino a nuovo ordine [5]. Ma v’è altro.

Con lo stesso provvedimento con cui si dispone, su richiesta del magistrato del pubblico ministero, l’allontanamento per violenza domestica, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. Sempre con la medesima ordinanza, inoltre, il giudice può obbligare la persona allontanata a versare un assegno di mantenimento a favore dei suoi familiari. In pratica, la misura serve ad evitare che il membro della famiglia allontanato per il suo comportamento delittuoso possa liberarsi dell’obbligo di sostenere economicamente la sua famiglia. Pertanto, sempre che ne ricorrano le condizioni, il giudice può vietargli di fare rientro a casa ma, allo stesso tempo, obbligarlo a continuare a mantenere la famiglia. Una tutela a tutto tondo, insomma.

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Allontanamento: è possibile anche nel caso di lesioni minime?

La misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare è stata estesa anche alla violenza domestica consistente nell’infliggere lesioni lievissime. Di cosa si tratta? In pratica, la legge fa rientrare nel concetto di violenza domestica tutte le ipotesi di reato che abbiamo sopra elencato: dai maltrattamento all’abuso dei mezzi di correzione, dalle minacce allo stalking, passando per i reati di pornografia minorile e le lesioni. Nell’ambito di quest’ultima fattispecie ci sono anche le lesioni minime, quelle che vengono normalmente definite “lievissime”: si tratta delle lesioni che cagionano una malattia guaribile entro venti giorni.

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Questo significa che anche uno schiaffo particolarmente forte, una spinta che provochi un urto o, comunque, qualsiasi conseguenza che sia anatomicamente valutabile in ospedale come lesione e per la quale sia possibile dare una prognosi anche solo di pochi giorni, potrà legittimare il familiare leso a denunciare il fatto e a chiedere protezione dalla violenza domestica mediante l’allontanamento dalla casa familiare.

È stata proprio la Corte Costituzionale, con una recente sentenza [6] che ha corretto un errore del legislatore (che, inspiegabilmente, escludeva dalla tutela cautelare le lesioni lievissime inflitte ai figli naturali, ma non quelle fatte patire ai figli adottivi), a stabilire in via definitiva che anche le lesioni lievissime nei confronti dei figli, del coniuge, del partner, degli ascendenti e, più in generale, dei conviventi, devono rientrare nella nozione di violenza domestica e, pertanto, debbono essere protette dalla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare.

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