Si allo scambio e vendita di seconda mano per cd e dvd: il copyright su musica e film si esaurisce dopo la prima vendita

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Autore: Angelo Greco

02 aprile 2013

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il principio dell’esaurimento del diritto si applica anche agli oggetti realizzati all’estero: una importante vittoria per i consumatori.

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Dopo aver comprato un supporto fisico, contenente materiale protetto da copyright (per esempio un CD, un DVD, un libro, ecc.), l’acquirente ne diventa proprietario a tutti gli effetti. Il che vuol dire che, fermo il divieto di non duplicare l’oggetto (per esempio, di non creare copie del CD musicale e darle a terzi), lo può comunque rivendere o regalare a proprio piacimento, senza dove corrispondere alcunché al titolare del diritto d’autore. Insomma, i diritti di copyright non impediscono di poter vendere oggetti “di seconda mano” o di scambiarli con altri oggetti protetti dal copyright! Questo principio giuridico si chiama “principio dell’esaurimento del diritto di distribuzione” e, negli Stati Uniti, è detto invece “dottrina della prima vendita (first sale doctrine).

Recentemente, su questo tema, è intervenuta la Corte Suprema USA a stabilire un aspetto particolarmente importante e delicato. La dottrina della prima vendita si applica anche alle opere protette da copyright realizzate all’estero. Ciò significa che anche il supporto importato da un altro Paese segue le stesse regole di quelli prodotti all’interno della nazione.

Si tratta di una importante vittoria per i consumatori e le organizzazioni no profit, nonché per le aziende coinvolte nel mercato della rivendita.

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