La proprietà: diritti e limiti

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Autore: Mariano Acquaviva

08 febbraio 2019

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Diritto di proprietà: cos’è e come funziona? Cosa può fare il proprietario e cosa, invece, gli è vietato? Quali sono i limiti pubblici e quelli privati?

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La proprietà è, apparentemente, il più semplice dei diritti: se una cosa ti appartiene, è tua e puoi disporne come meglio credi. Se possiedi un’auto, sei libero di custodirla in un garage, di lasciarla all’aperto, di ripararla se ha un guasto, di cambiarle colore e interni; lo stesso si potrebbe dire per qualsiasi altro bene. In realtà, la proprietà non è un diritto così scontato come si potrebbe pensare: poiché viviamo in una società civile e dobbiamo quindi convivere con altri individui, non possiamo credere di poter fare ciò che vogliamo con le nostre cose. È vero: c’è un atto che dice che la casa è tua, così come lo è l’automobile che guidi ogni giorno per andare a lavoro; ciò non significa, però, che puoi agire come se gli altri non esistessero e, soprattutto, come se la legge non ci fosse. Ti faccio un esempio molto concreto. Abbiamo detto che, se sei proprietario di un’auto, sei libero di disporne: puoi utilizzarla per andare in vacanza oppure a lavoro; puoi aggiungere degli

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optional oppure rimuoverli; e così via. Tuttavia, avrai già intuito che non potrai davvero farci tutto ciò che vuoi: ci sono delle norme ambientali che ti vietano di far inquinare più del dovuto il tuo veicolo, così come ne esistono altre che ti impediscono di circolare in determinate zone o in certe particolari circostanze, oppure di modificare l’auto a tuo piacimento (a proposito del tuning, leggi questo articolo). Ancora, la legge ti impedisce di tenere con te un’auto non più funzionante, oppure di circolare o di occupare il suolo pubblico con un veicolo non assicurato. Ecco, allora, che la tua proprietà deve rispettare dei limiti ben precisi, superati i quali puoi incorrere in sanzioni, a volte anche gravi o di carattere penale. Un altro esempio lampante è quello di chi voglia disfarsi di un suo bene: se vuoi sbarazzarti di un oggetto, dovrai rispettare le norme sullo smaltimento dei rifiuti, soprattutto se questi sono qualificabili come pericolosi o inquinanti. Oppure, se sei proprietario di un appartamento fatiscente, sicuramente non potrai sbarazzartene dandogli fuoco! Ecco, allora, come con semplici esempi hai già capito che
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la proprietà deve rispettare diritti e limiti stabiliti dalla legge. Queste limitazioni sono poste essenzialmente nell’interesse della società e di tutti i consociati i quali, se disponessero delle loro proprietà in maniera assolutamente incontrollata, finirebbero col mettere a repentaglio l’ordine pubblico. Se quanto detto sinora ti interessa, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme diritti e limiti della proprietà.

Cos’è il diritto di proprietà?

Cominciamo il nostro viaggio all’interno dei

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diritti e dei limiti della proprietà cominciano a fornire una definizione giuridica: secondo l’ordinamento, la proprietà è un diritto reale, nel senso che riguarda un bene o una cosa (res in latino significa, appunto, cosa) e attribuisce al suo titolare un potere assoluto ed immediato sulla medesima. Il diritto di proprietà, quindi, conferisce un potere diretto ed esclusivo sul bene che si possiede. In ciò la proprietà si differenzia dagli altri diritti reali, definiti limitati per via delle minori facoltà che concedono: ad esempio, l’usufrutto è un diritto reale limitato perché permette all’usufruttuario solamente di godere del bene, ma non anche di disporne (ad esempio, di venderlo) o di mutarne la destinazione economica.
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In sintesi, quindi, possiamo distinguere i diritti reali, cioè i diritti che si esercitano sulle cose, in due grandi categorie:

Diritto di proprietà: caratteristiche

Vediamo ora quali sono le caratteristiche principali del diritto di proprietà, cioè di quel diritto reale che consente al suo titolare di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo [1]. Ebbene, il diritto di proprietà è:

Proprietà: quali sono i diritti?

Ti ho spiegato cos’è la

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proprietà e perché è annoverata all’interno dei cosiddetti diritti reali. Vediamo ora quali sono i principali diritti che la proprietà conferisce al titolare del bene: si tratta sostanzialmente di poteri e facoltà che la legge consente al titolare della situazione giuridica, poteri e facoltà che, se ostacolati o impediti, possono essere attuati mediante ricorso al giudice competente.

Potere di godimento della proprietà

Innanzitutto, tra i diritti della proprietà c’è sicuramente il potere di godimento: il proprietario può liberamente decidere come e quando utilizzare la cosa. Ad esempio, se possiedi un computer puoi scegliere cosa farne, quando usarlo e in che modo; lo stesso se hai una macchina, un cellulare, ecc.

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Potere di disposizione della proprietà

La proprietà conferisce il potere di disposizione. Godere di un bene è cosa differente dal disporre dello stesso. Il proprietario non solo può trarre diretto giovamento dal suo bene (potere di godimento), ma può anche liberamente disporne, cioè compiere delle operazioni giuridiche: il proprietario, quindi, potrà vendete i suoi beni, darli in prestito oppure in locazione, concederli in usufrutto o anche regalarli. Tutte queste facoltà sono negate al titolare di un diritto reale limitato: ad esempio, l’usufruttuario ha il potere di godimento ma non quello di disposizione, non potendo fare del bene ciò che vuole, tipo alienarlo a terzi.

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Proprietà: diritto di esclusione

Il proprietario ha il diritto di escludere tutti gli altri, cioè di pretendere che nessun membro della collettività tenga un comportamento che ostacoli il suo godimento del bene. Il requisito della esclusività significa quindi che il proprietario può porre in essere ogni sorta di utilizzazione della cosa oggetto del suo diritto, al riparo da invasioni indebite di terzi.

Limiti al diritto di proprietà: quali sono?

Ti ho illustrato sinora quali sono le caratteristiche del diritto di proprietà e i principali poteri che conferisce al titolare di un bene. Da quanto detto potresti pensare che il proprietario, essendo libero di godere e disporre del proprio bene, possa fare ciò che voglia della sua cosa. In realtà, non è così: la legge, infatti, dopo aver stabilito che il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, precisa però che può farlo solamente entro i

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limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico. Nello specifico, i limiti possono essere posti dalla legge nell’interesse pubblico oppure nell’interesse privato, a seconda delle finalità e delle esigenze che sono diretti a soddisfare. Analizziamoli brevemente.

Limiti alla proprietà posti nell’interesse pubblico

I limiti alla proprietà che corrispondono ad un interesse pubblico, e che quindi vanno incontro alle esigenze e alla tutela dell’intera collettività, sono quelli che derivano dalla necessità di far convivere il bisogno egoistico del singolo a godere e disporre liberamente del proprio bene con quello collettivo di far prevalere il pubblico interesse. E così, costituiscono

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limiti pubblici alla proprietà l’espropriazione per pubblica utilità [2], l’occupazione e la requisizione [3]: in queste ipotesi, la pubblica amministrazione, attraverso un proprio provvedimento (definito ablatorio), priva il proprietario del diritto sul bene al fine di soddisfare necessità di interesse generale. È però dovuto al proprietario un indennizzo, cioè un piccolo ristoro per la privazione subita.

Limiti alla proprietà posti nell’interesse privato

I limiti alla proprietà previsti dalla legge a tutela di interessi privati trovano la loro fonte prevalentemente nei rapporti di vicinato: in altre parole, la tua proprietà deve essere limitata pe rispettare il diritto di chi ti è accanto. È un po’ come dire che la libertà di ciascuno termina dove inizia quella degli altri. I

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limiti alla proprietà di questa specie sono caratterizzati dal fatto che essi sorgono automaticamente in presenza della situazione prevista dalla legge. Prendi ad esempio le norme sulla distanza tra costruzioni limitrofe: secondo la legge, le costruzioni che sorgono su fondi confinanti, se sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non inferiore ai tre metri, con possibilità che la regolamentazione locale stabilisca una distanza maggiore [4]. Lo stesso dicasi per regole sulle luci e le vedute [5], oppure per quella sulle immissioni [6].

I limiti alla proprietà posti nell’interesse privato sono inoltre caratterizzati dal fatto che essi valgono e limitano reciprocamente il diritto dei proprietari vicini, e non è previsto un compenso in quanto, proprio perché reciproci, non determinano uno squilibrio di vantaggi tra i soggetti coinvolti.

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Limiti proprietà: il divieto di atti emulativi

Uno dei principali limiti alla proprietà è quello che fa divieto al proprietario di compiere atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri [7]. Si tratta del divieto di atti emulativi, dovendosi intendere per tali tutti quelli che realizzati solamente per danneggiare un’altra persona, senza che portino alcun vantaggio a chi li pone in essere. Pensa all’individuo che decide di piantare e far crescere un grosso albero nel proprio giardino solamente per ostruire la visuale al vicino o per fargli ombra, oppure al proprietario che installi sul muro di recinzione del fabbricato comune un contenitore avente l’aspetto di una telecamera nascosta tra il fogliame degli alberi, posto in direzione del balcone del vicino [8].

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