Le quote nella successione necessaria

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Autore: Adele Margherita Falcetta

04 aprile 2019

Dopo aver compiuto gli studi classici ad Agrigento, si è laureata a Palermo in Giurisprudenza, discutendo una tesi sperimentale in Storia del Diritto Romano. Vive ad Agrigento, dove esercita la professione di avvocato da 25 anni. Ama leggere, scrivere ed è appassionata di informatica. Ha pubblicato, per Bruno Editore, gli ebook Il figlio adottivo e Avvocato su Internet. Oltre alla professione e alla famiglia, si dedica da sempre all’associazionismo, nel campo della tutela dei consumatori e della difesa ambientale, e al volontariato.

In questo articolo vedremo chi sono le persone che hanno necessariamente diritto a una porzione di eredità, anche in presenza di un testamento, e quali sono esattamente le quote loro spettanti.

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Tuo padre è morto di recente, lasciando un testamento nel quale ha disposto che un terreno di sua proprietà vada a un suo fraterno amico. Tu sai di avere comunque diritto, per successione necessaria, a una quota di eredità e che nella stessa situazione si trovano tua madre e tuo fratello. Il terreno che tuo padre ha lasciato al suo amico, in verità, è di scarso valore e non dovrebbe incidere sui vostri diritti. Vorresti però farti un’idea dell’entità della quota che per legge ti spetta: ti serve quindi sapere quali sono le

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quote nella successione necessaria. Leggendo questo articolo lo scoprirai.

La successione necessaria è una forma di tutela dei parenti più prossimi del defunto, che consente loro di ricevere in eredità una quota del patrimonio di quest’ultimo, persino contro la sua volontà. Vediamo brevemente di cosa si tratta, per poi specificare, caso per caso, l’entità delle quote spettanti agli eredi necessari.

Cosa è la successione necessaria?

Quando una persona muore si apre la sua successione. Se il defunto (detto anche

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de cuius, vale a dire persona della cui eredità si tratta) non ha lasciato testamento, non ci sono problemi: è la legge a indicare le persone che erediteranno il suo patrimonio. Costoro sono detti eredi legittimi: si tratta dei parenti, a partire da quelli più stretti (coniuge, figli) per giungere ai più lontani, fino al sesto grado. In mancanza di parenti il patrimonio del defunto va allo Stato.

Se invece il de cuius ha lasciato un testamento, occorre che le disposizioni contenute in quest’ultimo non intacchino una quota del suo patrimonio che, per legge, spetta necessariamente ai suoi familiari e parenti più stretti.

Questi sono [1]:

Queste persone vengono dette

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eredi necessari o legittimari (da non confondere con gli eredi legittimi, di cui abbiamo parlato prima). La quota loro spettante è chiamata indisponibile, di legittima o di riserva; la quota di cui invece il defunto poteva liberamente disporre è denominata disponibile.

Facciamo un semplice esempio. Tizio muore lasciando la moglie e un figlio. Il valore del suo patrimonio è pari a 90. Tizio ha fatto testamento lasciando a un ente benefico un immobile del valore di 20. Come vedremo più avanti, al coniuge e al figlio unico spetta una quota di un terzo ciascuno. Pertanto la quota di riserva in questo caso è, in tutto, di due terzi. I due terzi di 90 sono pari a 60, di conseguenza la quota disponibile è uguale a 30 (infatti 90 – 60 = 30). Poiché il bene immobile di cui Tizio ha disposto vale 20, la quota di riserva non è stata intaccata.

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Quando le disposizioni contenute nel testamento oltrepassano il valore della quota disponibile si dice che vi è lesione di legittima. In questo caso gli eredi legittimari possono rivolgersi al tribunale esercitando un’azione chiamata riduzione, con la quale essi chiedono al giudice di ridurre l’entità delle disposizioni testamentarie, fino a ripristinare la quota di riserva loro spettante.

Vediamo ora quali sono le quote nella successione necessaria, secondo il numero di eredi e la relazione di parentela con il defunto.

Quota di legittima se c’è solo il coniuge

Se il defunto lascia soltanto il coniuge, senza che vi siano discendenti o ascendenti, allo stesso spetta la metà del patrimonio, mentre il resto costituisce la quota disponibile

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[2]. Se dunque il patrimonio ha un valore pari a 100, la quota di riserva del coniuge vale 50, e così pure quella disponibile.

Va precisato che il coniuge separato gode degli stessi diritti di successione di quello non separato, a condizione che la separazione non gli sia stata addebitata: è necessario, cioè, che il tribunale non lo abbia dichiarato responsabile del fallimento dell’unione coniugale. In caso contrario, gli spetta solamente un assegno vitalizio, se al momento dell’apertura della successione riceveva gli alimenti da parte del de cuius.

Inoltre il coniuge ha il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, e all’uso dei mobili e delle suppellettili che la arredano

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[3], anche in presenza di altri eredi. E però necessario che l’immobile fosse di proprietà del de cuius o di entrambi. Questi diritti vengono imputati alla quota disponibile del patrimonio, e, se questa non è sufficiente, gravano sulla quota di riserva spettante allo stesso coniuge superstite o, se necessario, su quella dei figli.

Un esempio chiarirà quanto appena detto. Supponiamo che il defunto abbia lasciato la moglie e un figlio, e che il valore del suo patrimonio sia pari a 120. In questo caso alla moglie spetta una quota di legittima di un terzo, del valore di 40; pure al figlio spetta un terzo, quindi 40. Anche la disponibile è, di conseguenza, 40. La casa adibita a residenza familiare era di proprietà del

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de cuius, quindi alla moglie spetta il diritto di abitazione su di essa. Tale diritto, insieme all’uso dei mobili contenuti nella casa, ha un valore di 50.

Questo valore viene sottratto dalla quota disponibile; ma essa è pari a 40, quindi è insufficiente. Pertanto la differenza, del valore di 10, verrà imputata alla quota di riserva spettante alla vedova. Quest’ultima, di conseguenza, avrà di diritto a una porzione del patrimonio ereditario pari a 30, e non più a 40. Se il valore del diritto di abitazione sulla casa familiare e all’uso dei mobili fosse maggiore, tale da superare anche quello della quota di legittima del coniuge, la differenza verrebbe sottratta dalla quota spettante ai figli.

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Si ritiene, infatti, giusto che il coniuge continui a vivere in un ambiente al quale è abituato, e che (almeno nella generalità dei casi) ha per lui un grande valore affettivo. Se necessario, quindi, dovranno essere i figli a “sacrificarsi”, privandosi di una parte dell’eredità loro spettante.

Le quote di legittima se ci sono il coniuge e un figlio

Se il de cuius lascia il coniuge e un figlio unico, le quote di legittima spettanti a ciascuno sono pari a un terzo [4]. Il restante terzo costituisce la quota disponibile. Quindi, se ad esempio il patrimonio ha un valore di 60, sia la quota spettante al coniuge che quella spettante al figlio saranno pari a 20. Di conseguenza, anche la quota disponibile avrà lo stesso

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valore.

Le quote di legittima se ci sono il coniuge e più figli

In presenza del coniuge e più figli, a questi ultimi spetta la metà del patrimonio, da dividere in parti uguali tra loro; al coniuge spetta un quarto, mente il restante quarto forma la quota disponibile [5].

Se, ad esempio, il patrimonio vale 100 e i figli sono tre, la quota loro spettante complessivamente è pari a 50. Questo importo deve essere diviso per tre, e a ciascuno di essi va quindi una porzione del valore di 16,66. Al coniuge compete una parte del patrimonio del valore di 25; anche la quota disponibile ha lo stesso valore.

Le quote di legittima se vi sono soltanto i figli

Se il de cuius lascia soltanto i figli, occorre distinguere due ipotesi

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[6]:

Le quote di legittima se ci sono il coniuge e gli ascendenti

Se i superstiti sono il coniuge e gli ascendenti, al primo spetta la metà del patrimonio del defunto, ai secondi un quarto

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[7]. La quota disponibile, pertanto, sarà di un quarto. Considerando ad esempio un patrimonio pari a 100, al coniuge spetta 50, agli ascendenti 25, e la quota disponibile avrà un valore di 25.

La quota di legittima se vi sono solo gli ascendenti

Qualora il de cuius non abbia lasciato né coniuge né figli, ma solo gli ascendenti, a questi ultimi spetta un terzo del patrimonio, mentre la quota disponibile sarà pari a due terzi [8]. Considerando ad esempio un patrimonio di 120, agli ascendenti andrà una porzione del valore di 40, mentre la disponibile avrà un valore di 80.

La tutela legale dei legittimari

I diritti dei legittimari possono essere lesi dal de cuius in due modi:

L’azione può essere esercitata entro dieci anni, che decorrono:

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Il tribunale, se verifica che i diritti dei legittimari sono stati lesi, ridurrà l’entità prima delle disposizioni testamentarie, poi di eventuali donazioni, fino a ripristinare la quota di legittima.

A questo punto i legittimari, qualora i beni di loro spettanza siano posseduti da persone che non ne hanno diritto, potranno ottenerne la materiale disponibilità mediante un’altra azione, detta di restituzione.

Ora sai quali sono le quote nella successione necessaria. Questo ti sarà utile nel caso in cui, morendo un tuo congiunto, tu voglia verificare l’entità dei tuoi diritti. Inoltre, sapendo quali sono esattamente i diritti degli eredi necessari, potrai serenamente effettuare delle donazioni o fare testamento in favore di soggetti che per te rivestono una particolare importanza, senza temere che le tue disposizioni possano, un giorno, essere contestate.

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