Testamento che esclude la moglie: è valido?
E’ nullo il testamento che non favorisce la moglie o qualche altro parente stretto? Cosa potrebbe accadere in questo caso?
La morte di una persona cara, oltre a provocare un umano dispiacere, apre il cosiddetto fenomeno successorio, in quanto c’è la necessità di destinare i beni che compongono il patrimonio del defunto. La legge prevede una fitta rete di regole e disposizioni che disciplinano i vari casi e/o le ipotesi che possono verificarsi a seguito del decesso di una persona. Ad esempio, si regola la successione del defunto quando quest’ultimo non abbia lasciato alcun testamento. In mancanza delle ultime volontà, interviene la legge a prevedere i destinatari del patrimonio ereditario. Diversa è l’ipotesi in cui sia presente un testamento. In questo caso, l’interessato ha voluto disporre i propri beni a seguito della sua morte: ha nominato i suoi eredi; ha precisato quali beni sarebbero dovuti andare a l’uno piuttosto che all’altro; in poche parole, ha diviso il suo patrimonio. Per legge non tutto è lasciato alla volontà dell’autore del testamento; questi, infatti, potrebbe aver lasciato troppo poco a qualcuno a discapito di un parente molto stretto. Magari, hai già sentito parlare dei cosiddetti eredi legittimari, della necessità per determinati parenti del defunto di avere una quota minima del patrimonio ereditario e della possibilità per questi di fare causa agli eredi favoriti dal testamento. Pertanto, se ti ritrovi in una situazione simile, potresti porti alcune domande. Il testamento che non favorisce i legittimari è nullo? Un
Indice
Legittimari: chi sono?
I legittimari sono i parenti più stretti che una persona possa avere. Secondo le regole della vita quotidiana, e per la legge italiana, sono considerati eredi legittimari: i figli, il coniuge e gli ascendenti (cioè i genitori) di un defunto [1]. Secondo la legge, questi soggetti hanno diritto ad una quota minima di eredità. Si tratta di una quota che varia a secondo del tipo di rapporto e del numero di eredi
La domanda nasce spontanea: è valido il testamento che ha escluso un erede legittimario, come ad esempio la moglie?
Testamento che esclude la moglie: è nullo?
Se non sei un esperto della materia, a proposito della domanda in esame, potresti arrivare a delle facili conclusioni. Penserai: se mio fratello ha fatto testamento e mi ha voluto lasciare una parte consistente del suo patrimonio, sfavorendo un erede legittimario come la moglie, il testamento sarà nullo. Ma è davvero così?
Secondo la legge, un testamento che viola le regole a favore degli eredi
In sostanza, non è stata rispettata la legge. Tuttavia, devi sapere che per il caso appena descritto non è prevista alcuna invalidità del testamento; pertanto, le ultime volontà del defunto non saranno nulle ed il testamento sarà perfettamente valido.
Ma se queste sono le conclusioni, in un caso del genere cosa potrebbe accadere? Quali scenari potrebbero aprirsi? Prosegui nella lettura.
Testamento che esclude la moglie: la riduzione
Gli eredi legittimari, tra i quali la moglie, svantaggiati da un testamento poco generoso nei loro riguardi, possono agire nei confronti dei beneficiari favoriti con un’azione legale, tecnicamente definita con il termine di azione di riduzione. In pratica, con questa causa, riportandoci all’esempio precedente, la moglie di tuo fratello potrebbe impugnare il testamento e chiederti conto della quota in più che hai ricevuto dal medesimo.
Si tratta di un contenzioso sostanzialmente poco conveniente, soprattutto se la violazione in esame è stata alquanto palese. L’erede favorito, infatti, andrebbe incontro ad un’azione legale dall’esito scontato, che sarebbe utile evitare per entrambe le parti. Per questa ragione, gli
Diversa, invece, potrebbe essere la situazione in cui l’erede sfavorito decida di rispettare la volontà del defunto. In pratica, nonostante sussistano i presupposti per un’azione di riduzione, l’erede legittimario potrebbe lasciare le cose come stanno.
Ad esempio, è il caso in cui tra più figli, quello meno favorito decida di non impugnare il testamento del padre che, con disposizioni più generose, ha inteso favorire il figlio più bisognoso. In questo, come in altri casi analoghi, anche se potenzialmente impugnabile, il testamento potrebbe tranquillamente essere messo in esecuzione, poiché formalmente e sostanzialmente valido, senza alcuna contestazione successiva, vista la volontà delle parti interessate.